Il ripascimento del Poetto: cronaca di una disavventura  - L'Unione Sarda.it

“Seminari sull’Arte della Manutenzione”.

11 ottobre 2026 alle 00:38

Un viaggio fra le storie e i traumi della spiaggia dei centomila 

Domani alle 18 terzo appuntamento a Cagliari nella Sala Video On Line della Sede storica de L’Unione Sarda in Viale Regina Elena n.14, dopo la pausa estiva, dei “Seminari sull’Arte della Manutenzione” curati da Maria Antonietta Mongiu e Diana Zuncheddu. Relatori Lello Caravano, giornalista; Mauro Ballero, professore emerito di Botanica farmaceutica all’Università di Cagliari; Maurizio Costa, geologo. Già il titolo del Seminario, “Cronache delle disavventure del Poetto e delle sue resilienze”, racconta come il litorale del Poetto non sia solo un luogo estivo e balneare.

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Quante storie può raccontare la spiaggia dei centomila? Infinite. Le stiamo apprendendo da studiosi, professionisti, giornalisti e persino dalle suore. Storie che oltrepassano la dimensione vacanziera ed estiva, l’unica che oggi percepiamo di quel luogo. La partecipazione ai “Seminari” del lunedì racconta, contestualmente, l’amore che i cagliaritani e, più in generale, i sardi hanno verso il Poetto che frequentano anche d’inverno. Eppure è successo che chi decide abbia cercato rimedio alle sue frustranti incompetenze, “valorizzando” ovvero massacrando pezzi di questa “stupenda e misera città”, eminentemente ambientale, che nei millenni ha strutturato un sorprendente equilibrio tra natura e cultura. Capitano anni talmente nefasti che neanche Sant’Efisio abbia potuto porre rimedio. Il luogo Poetto li ha vissuti tutti. Ogniqualvolta che la città è stata sottoposta ad assalti, bombardamenti, disconoscimenti, questi non lo hanno risparmiato. Per tutti due episodi emblematici.

Durante la guerra

Il primo durante la seconda guerra mondiale, quando i nazifascisti, nell’evenienza di un possibile sbarco degli alleati, distrussero stabilimenti, casotti, colonie marine. In sintesi le infrastrutture che avevano trasformato il Poetto e gli spazi contermini da luoghi di pena a città estiva.

La sabbia nera

Il secondo disastro ha genitori locali. Gli amministratori della Provincia di Cagliari, in accordo con tutte le altre istituzioni, decisero il cosiddetto ripascimento. Erano gli anni delle decisioni che hanno inferto danni irreversibili a Tuvixeddu e all’Anfiteatro. Il ripascimento; in un battibaleno, trasformò un indimenticabile paesaggio di finissima sabbia bianca in un’inquietante distesa di sabbia nera dragata al largo, a qualche chilometro dalla battigia, da un’idrovora chiamata, con uno ossimoro spaesante, Antigone. Un disastro che vide, come negli altri due casi, una reazione corale dell’opinione pubblica. A rivedere le pagine di questo giornale si rimane impressionati. Forse il Poetto sta ai cagliaritani come il Colosseo ai romani. Anche quando la striscia di sabbia e il Compendio appartenevano al Comune di Quartu Sant’Elena, che ora si sta riappropriando del litorale.

Dagli archivi

Il Compendio fu luogo delle Saline orientali che, con i piemontesi, divennero Bagni di pena. L’apertura del Carcere di Buoncammino affidò il Poetto ad un altro destino che ne ha mutato le geografie. Ricostruirle restituisce informazioni inaspettate. Raccontano di piante e dune oggi appena percepibili. Un paesaggio che respinse i francesi. Quello che, nel gennaio 1797, vede la loro flotta davanti a Cagliari per diffondervi la rivoluzione. Sapevano che la città era imprendibile, se non dal fronte prospicente Quartu Sant’Elena. Fu un errore “per le poderose dune di sabbia dietro le quali si sviluppa un intricato rete di canali e stagni”. Sappiamo come è andata a finire.

Gigli e limonium

La geografia botanica del Poetto di allora non parrebbe differente da quanto ancora si può documentare. Sicuramente formata da specie alopsammofile (resistenti al sale del substrato e agli aerosol marini) come la gramigna delle sabbie, la silene, il giglio marino, la soldanella e i limonium. Ma pure il ginepro coccolone, il ginepro licio e le tamerici. E via elencando nell’area retrodunale come le salsole, le carici, la salicornia e i giunchi e le ulteriori boscaglie littoranee di cisti, perastri e olivastro, lentisco, sparzi pungenti e camefite cespitose. Ma nelle aree contermini la documentazione storica racconta di vigne, frutteti, orti, oliveti “de bona calidade”. Sarà certamente possibile mettere mano ad interventi di restauro paesaggistico/vegetazionale. Perché Sant’Efisio non si stanca di fare miracoli.

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