Immensa Obino: record mondiale master a -108 metri  - L'Unione Sarda.it

Apnea.

23 luglio 2026 alle 00:43

L’ennesimo record del mondo, messo a referto nello scorso fine settimana nella gara internazionale Only One Cmas Competition disputata nelle profondità delle incantevoli acque di Sharm El Sheikh, è il successo che rende ancor più memorabile il 2026 della plurititolata regina dei mari sarda, la dentista cagliaritana Chiara Obino. Nell’anno che si era ripromessa di dedicare a se stessa, sono arrivate prima le 50 candeline, poi il “sì” al suo Edmondo - compagno di una vita, padre delle sue due figlie, capo della sicurezza e coordinatore dei suoi allenamenti - e ora, come una ciliegina sulla torta, anche il proprio primato personale, passato da -107 a -108 metri, e diventato anche l’inatteso e nuovo record del mondo master di apnea in assetto costante con monopinna.

Obiettivi

I titoli e i record firmati in carriera da Obino non si contano. E dopo aver archiviato il 2025 mettendo in bacheca anche il world record nel lago, quel -92 metri col monopinna che sul Garda le era valso anche il tricolore, aveva cominciato a lavorare col preparatore Luca Frau in vista della stagione 2026, a cui è arrivata in una condizione eccellente. E i risultati ottenuti in Egitto ne sono la prova. «Non sono mai stata tanto in forma in un momento così precoce della stagione. Sono arrivata con l’intento di migliorare il mio personale. L’ obiettivo era arrivare -110 nel quarto e ultimo giorno di gara, ma dopo l’errore nel tuffo di avvicinamento a -107, ho optato per i -108, in quanto ero convinta di gestirli», ha spiegato. «Un risultato che, avendo ormai raggiunto i 50 anni, è stato omologato anche come record master, una sorpresa che, benché io sia e resti sempre focalizzata sull’assoluto, è stata comunque piacevole», ha precisato Chiara Obino, che è nel gotha mondiale dell’apnea in assetto costante con l’italiana Zecchini e la slovena Artnik. Avversarie che quest’anno non sfiderà però al Mondiale: «Si gareggia in Honduras, una trasferta troppo lunga e complicata, e pertanto ho scelto di non partecipare. Ma, vista l’ottima condizione fisica, sto valutando di competere in altri appuntamenti internazionali nel Mar Rosso».

Difficoltà e segreti

A Cagliari cura la preparazione, ma gli allenamenti in profondità non sono una passeggiata, in tutti i sensi. «È molto complicato perché comunque devo uscire in barca, navigare per 12 miglia, ancorare e montare il campo gara con la speranza che non ci sia corrente. Qua ero riuscita a fare due allenamenti di quel tipo, sei tuffi. I dettagli della compensazione li setto nei primi giorni delle trasferte, poiché è un fatto molto tecnico: si mettono in fila una serie di fini azioni di controllo muscolare, movimenti precisi e particolari della lingua e delle guance che consentono di gestire l’aria per il tempo e i metri necessari. Se si sbaglia, bisogna tornare indietro, come è capitato nel tuffo del terzo giorno». Un errore quasi indolore, la soddisfazione è totale e completa. «Io sono molto autocritica, tendo a vedere ciò che ho fatto male ed è un’ottima leva per il miglioramento, ma stavolta sono proprio orgogliosa, soddisfatta e felice sotto tutti i profili. Ringrazio mio marito e le mie figlie, che mi seguono con attenzione e mi motivano a fare sempre meglio. Ogni volta mi chiedo se tornerò l’anno successivo e alla fine si continua».

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