Incidente aereo in Perù, la rotta mortale: 38 vittime in 18 anni. «C’era troppo vento, abbiamo rinunciato»

«La sera prima abbiamo cambiato idea, così ci siamo salvati. Ci dispiace per le vittime». È una decisione presa quasi d'istinto quella di Michela Michielan, davanti a quei piccoli aeroplani da una dozzina di posti e a un meteo che non convinceva. Ventiquattr'ore dopo, quella scelta assume tutto un altro peso. Perché il cielo sopra le Linee di Nazca, uno dei luoghi più affascinanti al mondo situato in Perù, da anni è anche una rotta segnata da una lunga scia di tragedie. Negli ultimi diciotto anni, prima dello schianto costato la vita ai sette italiani e agli altri passeggeri, si erano già verificati altri quattro incidenti mortali. In tutto cinque tragedie e 38 vittime.

Il maltempo e il forte vento

Michela Michielan quel volo avrebbe dovuto prenderlo proprio il giorno della tragedia. Poi, insieme al gruppo con cui viaggiava, ha cambiato programma. «Ieri avremmo dovuto fare in aereo le Linee di Nazca. Poi, considerando che sono aeroplani piccoli e probabilmente poco controllati, la sera prima abbiamo deciso di non farlo». Una scelta maturata quasi per prudenza. «In pullman con noi c'erano diversi turisti che avevano già prenotato e che sono rimasti delusi perché, visto il forte vento e la fitta nebbia dovuta alla sabbia sollevata, hanno annullato i voli. Mi dispiace per le vittime». Quelle raffiche, nel deserto, le ricorda bene anche Corrado Mascia, 55 anni, di Cagliari, che ha sorvolato le Linee di Nazca lo scorso ottobre insieme alla moglie. «Sono aerei molto piccoli, da tredici posti. Era una bella giornata, stava iniziando la primavera, ma ci avevano già avvisato che lì le correnti sono forti. Quando l'aereo è salito in quota continuava a fare su e giù. Per permettere a tutti di vedere i geoglifi il pilota effettuava continue virate strette e si sentivano tutte le turbolenze. Qualcuno si è sentito male». Un'esperienza che non rifarebbe. «Lo ricordo ancora benissimo. Lì è tutto molto spartano. Il pilota e il copilota erano due ragazze, anche molto brave. Una di loro è la giovane pilota morta nello schianto di ieri».

C'è chi quel volo lo definisce senza mezzi termini «una delle esperienze più paurose della mia vita, esperienza da non ripetere». Roberto Mambrini racconta di aver sorvolato le piste di Nazca su un Piper. «Dopo la prima virata ho passato tutto il resto del volo cercando di non vomitare. Temevo che il pilota perdesse il controllo. Quando siamo atterrati ho baciato il suolo». Per chi vive in Perù, invece, quei piccoli aerei sono da tempo motivo di diffidenza. Nancy Valenzuela Razzetti, italo-peruviana, racconta: «Da quando sono piccola non ho mai voluto prenderne uno. Troppi incidenti. Ci sono le torri che permettono di vedere parte dei disegni». E c'è chi conserva un ricordo che risale addirittura a quarant'anni fa. Roberta racconta il suo sorvolo nel 1985: «Ci fecero salire su un aeroplanino con ancora le rotelline. Durante il volo si aprì perfino lo sportello. Il commento del pilota fu: "No pasa nada", e si proseguì. Siamo vivi per miracolo».

I precedenti

Non sono soltanto sensazioni. I numeri raccontano che quella sopra i geoglifi è una delle rotte turistiche più insidiose del Paese. Gli enormi disegni possono essere ammirati nella loro interezza solo dall'alto e questo alimenta un mercato di compagnie che organizzano decolli continui con piccoli velivoli. Ma proprio queste caratteristiche rendono il sorvolo complesso: aerei leggeri, virate molto accentuate per mostrare le figure ai passeggeri di entrambi i lati. Prima della tragedia di questi giorni, negli ultimi diciotto anni si erano già verificati altri quattro incidenti mortali. Nel 2022 un Cessna 207 della compagnia Aerosantos precipitò durante un tentativo di atterraggio: morirono sette persone, tra cui tre turisti olandesi e due cileni. Nell'ottobre 2010 un aereo della AirNasca si schiantò dopo un guasto meccanico provocando sei vittime, quattro turisti britannici e due membri dell'equipaggio. Pochi mesi prima, nel febbraio 2010, un Cessna 206 della Nasca Airlines precipitò per un'avaria al motore uccidendo sette persone. Ancora prima, nell'aprile 2008, un piccolo aereo dell'Aero Ica urtò i cavi dell'alta tensione e si schiantò contro il muro di una casa vicino all'aeroporto María Reiche: morirono cinque turisti francesi, mentre il pilota fu l'unico sopravvissuto. Dopo le due tragedie del 2010 il governo peruviano irrigidì le norme di sicurezza per le compagnie che operano i voli turistici sopra Nazca. Eppure, sedici anni dopo, quella rotta è tornata ancora una volta a trasformarsi in un luogo di morte.