Valerio Gentile, l'uomo sfregiato con l'acido dalla compagna lo scorso 9 luglio a Pomezia, è morto. Non per le ferite provocate dall'aggressione. Da quelle stava guarendo. Ma forse non da quelle dell'anima, quelle che si erano create quando si è sentito tradito dalla donna che amava.
«E continuava ad amare nonostante la vicenda l'avesse trasformato dentro e fuori», dicono alcuni amici, sconvolti per la morte dell'uomo avvenuta sabato mattina all'Ospedale dei Castelli. Gentile era stato portato lì d'urgenza dopo essere stato trovato in strada in stato alterato. Quasi sicuramente sotto effetto di sostanze, vagava per le vie di Santa Maria delle Mole, frazione di Marino. I passanti, notandolo, hanno chiamato il 112. C'è chi addirittura sostiene che abbia tentato di suicidarsi gettandosi sotto le auto in corsa. Ipotesi non confermata dai militari intervenuti sul posto per la segnalazione di «un ragazzo in escandescenze a terra». I carabinieri, così come tanti altri presenti, lo hanno riconosciuto. La sua storia ha impressionato tutti. E ora, ancor di più, la sua morte. Avvenuta in un letto d'ospedale per cause da chiarire. A far luce sul decesso saranno le forze dell'ordine.
Gli amici
La pista è quella della droga, ma tutto è da accertare. E soprattutto è da capire se si tratti di un gesto volontario o se sia la tragica conseguenza di un abuso. Domande che in queste ore si stanno ponendo i tanti che lo piangono. «Eravamo amici da tanti anni, anche se da quando si era fidanzato con lei avevamo perso i contatti», spiega tra le lacrime Giorgia. Distrutta da quanto successo, non sa darsi una spiegazione. «Lui amava la vita e viveva per sua madre. Non penso possa essere arrivato a un gesto simile anche se la relazione e l'aggressione lo avevano profondamente cambiato. I suoi occhi si erano spenti», racconta l'amica di una vita. Giorgia, come tanti altri, ha provato ad aiutarlo. «Gli abbiamo detto che lo avremmo sostenuto affinché potesse curarsi per migliorare il volto distrutto dall'acido, ma non voleva».

I messaggi
Non accettava di cancellare quelle ferite al viso e al collo che mostrava anche sui social. Foto corredate da frasi dalle quali emerge il dolore per un amore finito tragicamente. «Hai distrutto la mia vita. Hai distrutto un amore puro, ma non riesco ad odiarti. Vorrei solo che si potesse riavvolgere il nastro», scriveva Gentile. Uno dei suoi tanti post in cui lasciava intendere che per lui la storia non era finita. «Nonostante tutto, era convinto di amarla», spiega ancora Giorgia. L'uomo non si dava pace per quella donna che «prima l'ha sfregiato poi l'ha spinto a farla finita», dice Gioia, un'altra amica, sostenendo l'ipotesi del suicidio. Ricostruzioni e teorie ancora da verificare.
Al momento l'unica cosa certa è che lo scorso 22 luglio la donna è stata arrestata dai carabinieri della Compagnia di Pomezia. L'accusa per la 29enne è di «deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso». Secondo quanto ricostruito dai militari, la compagna ha aggredito Gentile dopo una lite avvenuta nel suo appartamento. Una discussione sul pianerottolo degenerata quando lei gli ha gettato addosso l'acido.
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