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- Indagato un carabiniere: avrebbe aggredito l’arbitro che aveva espulso il figlio
Il fatto nel 2023 al termine di una partita di un torneo a Lido Adriano Minacce e spintoni poi la frase choc: “Ti taglio”. Il Tribunale respinge la richiesta di archiviazione della Procura e dispone nuove indagini sul padre del calciatore: l’episodio in un torneo giovanile

L’arbitro, durante una partita di calcio giovanile, fu raggiunto negli spogliatoi da un paio di persone. Una di queste lo avrebbe spintonato (Foto di repertorio)

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Ravenna, 14 luglio 2026 – Era bastata l’espulsione di un ragazzo in un torneo giovanile perché il dopopartita si trasformasse in una scena che con il calcio dovrebbe avere ben poco a che fare. Un arbitro minacciato, spintonato, costretto a barricarsi nello spogliatoio e a chiamare la polizia. Una vicenda finita in Procura con una richiesta di archiviazione, ma che ora riparte grazie all’opposizione della parte offesa: il giudice per le indagini preliminari ha infatti disposto nuove indagini e l’iscrizione nel registro degli indagati del padre del giovane calciatore espulso, all’epoca vicebrigadiere dei carabinieri in servizio al Reparto investigativo di Caserta. È quanto deciso dal gip Janos Barlotti, che ha accolto l’opposizione presentata dall’avvocato Luigi Filippo Gualtieri contro la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Francesca Bugané Pedretti, la quale aveva ritenuto non fosse stato possibile individuare gli autori dell’aggressione.
I fatti tre anni fa a Lido Adriano: l’arbitro viene aggredito
I fatti risalgono al 9 settembre 2023, al termine della partita del torneo giovanile Ravenna Top Cup 2023 tra Genoa e Peluso Academy di Napoli, disputata a Lido Adriano. Secondo la denuncia dell’arbitro, tutto nasce dall’espulsione di un giocatore della Peluso Academy. A fine gara, mentre il direttore di gara si dirige verso gli spogliatoi, viene raggiunto da due persone non inserite nelle distinte ufficiali. Il primo lo affronta verbalmente, lo afferra allo zigomo e lo strattona. Il secondo, indicato come il padre del calciatore espulso, lo spinge con forza, gli afferra un braccio e pretende di vedere i documenti, qualificandosi come pubblico ufficiale. Poi la minaccia che pesa come un macigno: “Io ti taglio”. Un’aggressione durata una quarantina di secondi, mentre – secondo quanto denunciato dall’arbitro – due dirigenti presenti sarebbero rimasti ad assistere senza intervenire. Temendo che la situazione potesse degenerare, il direttore di gara riesce a rifugiarsi nello spogliatoio, chiude la porta a chiave e contatta le forze dell’ordine e il presidente dell’Aia di Ravenna, arrivato poco dopo. Quando sul posto giungono due volanti della polizia, esce dallo spogliatoio e indica agli agenti uno degli aggressori, riconoscendolo come il padre del ragazzo espulso.
Prognosi lieve, ma l’episodio è grave in una manifestazione di sport giovanile
Le lesioni riportate sono state giudicate guaribili in due giorni. Una prognosi lieve, ma che non ridimensiona la gravità dell’episodio: ancora una volta un arbitro finisce nel mirino per avere semplicemente svolto il proprio ruolo, per di più durante una manifestazione dedicata ai giovani. Nell’opposizione all’archiviazione, l’avvocato Gualtieri ha sostenuto che uno degli aggressori fosse stato identificato sin dall’immediatezza dei fatti e che tale circostanza trovasse riscontro nella querela, negli atti della polizia, nei filmati di videosorveglianza e persino nei provvedimenti della giustizia sportiva.
La difesa ha inoltre contestato le versioni contraddittorie rese da un testimone – che aveva prima confermato poi escluso davanti ai carabinieri ingressi di estranei ed aggressioni all’arbitro–, e la lettura dei filmati, evidenziando come proprio nel momento cruciale la visuale risultasse coperta, mentre le immagini mostrerebbero comunque l’intervento di alcuni presenti per allontanare l’aggressore. Argomentazioni che hanno convinto il gip Barlotti, il quale ha respinto la richiesta di archiviazione, ordinando la prosecuzione delle indagini e l’iscrizione dell’uomo nel registro degli indagati. La partita giudiziaria, dunque, è tutt’altro che finita. E quella che sembrava destinata a chiudersi senza responsabili torna ora a giocarsi nelle aule di giustizia.
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