Alessandro Iovino, giornalista, scrittore e cavaliere della Repubblica, lei è stato nominato console onorario della Repubblica della Costa d’Avorio in Campania, quale significato assume questa nomina nel suo percorso umano e professionale?
«La vivo come un grande privilegio ma, soprattutto, come una responsabilità. In questi anni il mio lavoro mi ha portato ad incontrare capi di Stato, ambasciatori, rappresentanti religiosi e istituzioni internazionali. Ho sempre creduto che il dialogo fosse il più potente strumento di pace. Oggi questa convinzione si traduce in una missione concreta: rappresentare la Repubblica di Costa d’Avorio in Campania, favorendo relazioni fondate sulla fiducia e sulla cooperazione. Al Salone Margherita il 24 luglio ci sarà una cerimonia con tanti esponenti delle istituzioni. Ci sarà anche la mia amica Mara Venier, la signora della tv italiana. Sarà una bella festa».
Perché proprio la Campania può diventare un partner strategico della Costa d’Avorio?
«Perché possiede tutte le caratteristiche per esserlo. Napoli è il naturale ponte del Mediterraneo verso l’Africa. Il sistema portuale campano, le università, il tessuto imprenditoriale, il comparto agroalimentare, la manifattura e il turismo rappresentano eccellenze riconosciute a livello internazionale. La Costa d’Avorio guarda con interesse all’Italia e la Campania può diventare una piattaforma privilegiata per sviluppare nuovi rapporti economici, culturali e istituzionali».
La Costa d’Avorio viene spesso definita una delle “locomotive” economiche dell’Africa. Perché?
«Perché i numeri raccontano una storia di straordinaria crescita. È la principale economia dell’Africa occidentale francofona, contribuisce a circa il 40% del Pil dell’area ed è leader mondiale nella produzione di cacao e anacardi. Negli ultimi anni ha attratto importanti investimenti internazionali grazie alla stabilità istituzionale e ad una visione orientata allo sviluppo delle infrastrutture, della trasformazione industriale e della digitalizzazione. È un Paese giovane, dinamico e con enormi prospettive di crescita».
Lei ha avuto modo di conoscere da vicino la realtà ivoriana. Cosa l’ha maggiormente colpita?
«La capacità di convivere nelle differenze. È una società nella quale culture, etnie e confessioni religiose differenti riescono a dialogare mantenendo una forte identità nazionale. Questo non è un fatto scontato in quell’area. In un tempo nel quale il mondo sembra dividersi sempre di più, la Costa d’Avorio offre un esempio importante di convivenza e di rispetto reciproco. Credo che questo patrimonio umano rappresenti una delle sue ricchezze più grandi».
La sua attività è sempre stata caratterizzata anche da un forte impegno umanitario. Ritroveremo questa sensibilità anche nel Consolato?
«Assolutamente sì. Ho sempre pensato che la diplomazia non debba limitarsi ai rapporti tra istituzioni, ma debba saper migliorare concretamente la vita delle persone. Nel corso degli anni ho preso parte a missioni umanitarie, progetti di solidarietà internazionale e iniziative culturali capaci di costruire relazioni autentiche tra i popoli. Porterò questo stesso approccio nel mio mandato, promuovendo collaborazioni nei settori dell’educazione, della formazione, della cooperazione e dell’inclusione sociale. Molti anni fa, avviai una collaborazione con l’Istituto di Cultura Meridionale dell’avvocato Gennaro Famiglietti, console generale della Bulgaria. E quindi ebbi modo di conoscere da vicino la realtà dei consolati e del lavoro che svolgono. È stata una palestra che mi sarà utile nell’esercizio delle mie funzioni».
Un messaggio per l’ambasciatrice della Costa d’Avorio in Italia?
«Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine all’ambasciatrice Nogozène Bakayoko per la fiducia che ha voluto accordarmi. La sua competenza, la sua sensibilità istituzionale e la sua costante azione diplomatica rappresentano un punto di riferimento prezioso. Sarà per me un onore lavorare al suo fianco per rafforzare ulteriormente l’amicizia tra Italia e Costa d’Avorio».