L’allarme della tossicologa: "Abusi di alcol e nuove droghe. E la parte educativa affidata ai social"

"Abbiamo tolto ai ragazzi l’affettività, il dialogo, il controllo di ciò che fanno e assumono. Stiamo rischiando di rovinare un’intera classe giovanile, una intera generazione". Ne ha viste di ogni, nella sua carriera, Elia Del Borrello, tossicologa forense di Unibo. "Tanti giovanissimi strappati alla vita", sussurra. Oggi il suo grido d’allarme è devastante. "Perché – attacca –, ci sono ragazzi che vanno a ruota libera, non hanno freni inibitori e utilizzano lo strumento dell’aggressività in maniera incontrollata".

Dottoressa Del Borrello, in una settimana due gravi episodi in altrettante scuole ferraresi. Dov’è il problema che attanaglia questa generazione?

"Siamo davanti a ragazzi che si confrontano solo con smartphone e social, non hanno nessun riferimento affettivo, soli nella loro libertà totale e il primo che sui social dice cosa fare, loro lo fanno. Poi alcol e droga...".

Se ne abusa sempre di più e l’età si abbassa, non è vero?

"Esattamente. Dilagano le sostanze nuove, le cosiddette Nps, New psychoactive substances. Sostanze di sintesi progettate in laboratorio per imitare gli effetti di droghe tradizionali, chi le assume non conosce la reale composizione né il dosaggio e creano forte assuefazione e dipendenza psicologica e fisica. Un disastro. A questi aggiungiamo l’abuso di alcol, bevuto come fosse acqua".

Ci si muove in branco per danneggiare, distruggere, rubare. Possibile non riuscire a frenare questa deriva?

"Ormai per molti è diventato divertente commettere reati, sanno che spesso la faranno franca o con ridotte conseguenze. Costruiscono la loro importanza nella società commettendo idiozie; comportarsi bene sembra quasi sia diventato un demerito. Ripeto, la parte educativa oggi la fanno i social".

Possibile entrare a scuola armati e nascondersi due ore in bagno come all’Ariosto?

"Sì e i fatti, non solo quelli di Ferrara, lo dimostrano purtroppo con conseguenze ancora più drammatiche. C’è troppo lassismo, abbiamo lasciato troppo correre. La scuola fa quello che può, anche se è più preoccupata a rispettare i programmi ministeriali che ad altro".

E le famiglie?

"Hanno demandato ad altri. Per fortuna non tutte. Nessuno (o quasi), più si prende una responsabilità; educatori, insegnanti, personale scolastico temono sanzioni, l’intervento dei genitori, di un avvocato, del dirigente. Ripeto, un lassismo generale che fa paura".

Oggi ci si filma mentre si accoltella un docente, ma gli esempi che diamo sono altrettanto terrificanti: un rapper che fa una diretta social mentre le forze dell’ordine gli perquisiscono la casa e lo arrestano, senza parlare poi degli annunci di una esecuzione capitale in diretta streaming. I primi responsabili siamo noi adulti, non pensa?

"Ma certo, il problema siamo noi. Dai governi, che continuano a definire certa droga sostanza ’leggera’ discutendone la liberalizzazione, fino ai genitori. Nessuno è esente da colpe".

Che cosa fare, dunque?

"Ricominciare a parlare con i ragazzi. Quando gli apri un canale, non si fermano più, si raccontano, si liberano di tante paure e ti chiedono aiuto. Ma se noi li affidiamo ai social, gli diamo in mano un telefono fin dalle elementari, per non dire di peggio, cosa possiamo pretendere? Non criminalizzo i social, ma il loro abuso. Anche perché, spesso, i genitori non hanno la cognizione dei rischi enormi che si possono nascondere dietro a quello schermo".