Bologna, 7 settembre 2026 – Uncini, ducatista una volta ducatista per sempre?
“Sento un grande affetto, sì, perché anche se sono stato solo uno dei tanti piloti il rapporto è rimasto speciale: quest’anno mi hanno invitato anche alla World Ducati Week di Misano. Hanno riprodotto la SuperSport 750 della scuderia privata di Bruno Spaggiari, con cui ho corso e vinto il campionato di serie nel 1975. Una grande emozione”.
Franco Uncini, campione mondiale della classe 500 nel 1982, ha dato le prime sgasate proprio in sella a una Ducati: oggi guarda con fierezza ai successi della Rossa, e con attenzione a una possibile vendita del marchio da parte di Volkswagen.
Preoccupato rispetto alle voci sul futuro?
“Forse sono più di qualche voce, ma devo anche dire che vedo il marchio davvero molto forte sul mercato in questo momento, quindi non mi preoccuperei. Certo, sarebbe bello se qualcuno lo rilevasse...”.

Franco Uncini ieri e oggi: vinse il campionato del mondo delle 500 nel 1982. A destra, un momento di euforia al recente Ducati World all’autodromo di Misano
Magari un italiano? Anche il governatore Michele de Pascale, che ha chiesto un tavolo al Ministero sulla Ducati, ha manifestato questo auspicio.
“Sì, sarebbe bello se la rilevasse un acquirente italiano, ma faccio fatica a vedere questa ipotesi all’orizzonte. Tuttavia resto convinto che la produzione, le competenze, il know-how sono e continueranno a essere italiane, in quanto esempio perfetto dell’eccellenza del nostro Made in Italy”.
Lei come ha iniziato?
“Ero agli inizi della mia carriera, mi ricordo che nel 1974 l’uomo da battere era Giulio Sabatini in sella alla Norton. Io ci riuscii, così lo chiamò la Ducati per farlo correre con la sua squadra nelle ultime gare della stagione. Ricordo pure che io vinsi due corse, mentre le altre le vinse lui. Così nel ‘75 Spaggiari fece un suo team, con queste moto particolari color giallo ocra: quell’anno lì vincemmo tutto”.
E oggi il rapporto tra lei e la Rossa continua, giusto?
“Come dicevo, in occasione del centenario hanno anche riprodotto proprio la moto con cui vinsi nel 1975. È esposta al Museo Ducati e ne è stata presentata una riproduzione anche alla Ducati Week, a luglio. Tra tutte le possibili scelte solo due moto sono state riprodotto in 100 esemplari simbolici: la mia e quella di Paul Smart”.
Che effetto le ha fatto?
“Mi rende orgoglioso. Anche se ero solo un ‘junior’ agli esordi, ho avuto un grande rapporto con Ducati. Poi ho pure vinto, quindi l’affetto è tanto. Sarà un po’ perché è italiana, un po’ perché è bello vedere una moto che rappresenta il nostro Paese riuscire a battere il Giappone”.
Come mai?
“Vede, quando correvo io nel motomondiale c’erano solo case giapponesi. La Ducati neppure gareggiava e se qualcuno avesse detto che, dopo qualche decennio, sarebbe riuscita addirittura a battere i colossi asiatici, l’avrebbero preso per pazzo. Beh... oggi non solo vince, ma riesce addirittura a umiliare gli avversari, quindi sì: la soddisfazione è davvero molta”.