La lite per una donna, lo strangolamento e il rogo: Francesco Manfrin arrestato per l’omicidio dell’amico

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Vigevano, quella che sembrava una disgrazia si è rivelata un delitto: l’autopsia ha confermato la morte violenta di Roberto Iabichella. L’incendio era stato un tentativo di nascondere la verità

Il palazzo di via Foscolo a Vigevano dove il 23 agosto è stato trovato il corpo di Iabichella La morte inizialmente è stata ritenuta accidentale

Il palazzo di via Foscolo a Vigevano dove il 23 agosto è stato trovato il corpo di Iabichella La morte inizialmente è stata ritenuta accidentale

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Vigevano (Pavia) – Prima che divampassero le fiamme, un vicino di casa aveva sentito i rumori della lite, avvenuta nell’appartamento tra due amici entrati in conflitto sentimentale per una donna. E il medico legale, analizzando il corpo trovato carbonizzato nell’appartamento, aveva riscontrato gravi traumi al volto ed evidenti segni di strangolamento. Dopo due settimane esatte di indagini condotte nel massimo riserbo, ieri la polizia ha arrestato Francesco Manfrin, 48enne originario di Palestro, residente a Vigevano, per le ipotesi di reato di omicidio aggravato, incendio doloso e distruzione di cadavere.

Il ritrovamento nella palazzina di via Foscolo

Domenica 23 agosto i vigili del fuoco intervenuti per l’incendio nell’appartamento in una palazzina di case popolari dell’Aler, in via Foscolo a Vigevano, avevano rinvenuto ormai privo di vita l’inquilino 60enne Roberto Iabichella. Un vicino di casa era rimasto lievemente intossicato dal fumo di quello che inizialmente era sembrato un rogo per causa accidentale, come una sigaretta accesa caduta sul letto, con i vigili del fuoco che avevano escluso una causa elettrica e accertato che il punto d’innesco era il materasso del letto nella camera. Ma l’analisi del medico legale sul corpo trovato carbonizzato ha evidenziato le vere cause della morte, avvenuta prima che divampassero le fiamme: un violento pestaggio con traumi al volto, seguito dallo strangolamento letale. Così il magistrato di turno ha delegato le indagini alla Squadra Mobile della Questura di Pavia, che ha avviato le “attività investigative finalizzate a ricostruire le frequentazioni della vittima e gli eventi che avevano preceduto il decesso”, come spiegato nella nota diramata ieri dalla Questura di Pavia.

Il tentativo di simulare un suicidio

È stato così scoperto che dal telefono della vittima erano stati inviati dei messaggi dal contenuto affettivo e di commiato: il tentativo dell’omicida di simulare un suicidio appiccando il fuoco nella camera da letto dove si trovava il cadavere, con il contemporaneo obiettivo di nascondere le tracce dell’omicidio.

Le indagini e l’arresto

Gli investigatori della Mobile hanno quindi analizzato gli accessi all’edificio teatro dell’omicidio, per ricostruire le ultime ore della vittima. Per questo sono stati acquisiti i filmati di videosorveglianza nella zona e sono state anche ascoltate persone informate, come il vicino di casa che prima del rogo aveva sentito litigare nell’appartamento poi dato alle fiamme. Ed è stato individuato il presunto responsabile, legato alla vittima da un legame d’amicizia, evidentemente incrinato dalla rivalità in amore che ha fatto scoppiare la lite degenerata in omicidio. Ieri Francesco Manfrin è stato arrestato in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal Gip. Nel settembre del 2022 aveva fatto esplodere col gas una casa a Palestro tentando il suicidio, rimanendo gravemente ustionato.

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