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L’impronta del piede (del killer) nella villa dei Poggi e l'inchiesta del 2007: emergono altri documenti e interlocuzioni con i Ris, la Procura pronta a convocare la pm Muscio
Sui reperti distrutti sono state però rispettate le norme: “È avvenuto solo dopo un decreto giudiziario”. Fra le persone che i magistrati potrebbero convocare ci sono anche gli ex consulenti del fidanzato Avato e Fabbri

L'ex comandante dei Ris di Parma Luciano Garofano

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Garlasco (Pavia), 7 ottobre 2026 – Convocazioni, più o meno imminenti, e una gran quantità di ‘carte’, emerse dal filone principale ormai chiuso e confluite nella nuova indagine sull’indagine. Dalla Procura di Pavia, dopo la (seconda) chiusura indagini del 28 settembre nei confronti di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, ancora nessuna comunicazione ufficiale sul nuovo filone aperto sulle indagini del 2007, sviluppata dagli esiti negativi sui pedali della bicicletta del poi condannato in via definitiva Alberto Stasi.

Alberto Stasi lascia il Palazzo di Giustizia al termine dell'udienza del processo d'appello bis per l'omicidio di Chiara Poggi a Milano, in una immagine del 9 aprile 2014
Convocazioni imminenti
Potrebbero essere imminenti le convocazioni, come persone informate sui fatti, sia dell’allora pm di Vigevano Rosa Muscio che degli ex consulenti della difesa di Stasi, Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri. I due hanno già pubblicamente dichiarato di non essere mai stati messi a conoscenza di quelle due “corse” negative del 20 agosto 2007, in contrasto con la versione degli allora comandante e operatori del Ris, secondo cui il verbale del 24 agosto 2007 attesterebbe invece la conoscenza di tutti gli esami fin lì svolti.

L’impronta 33 secondo i pm di Pavia inchioda Andrea Sempio
Le “indicazioni”
Per fonti vicine alla Procura, però, il lavoro su quest’indagine sarebbe a un punto meno avanzato rispetto alle molteplici indiscrezioni trapelate finora. Tra le ‘carte’ sono emerse e-mail del 2008, mostrate ieri a Ore14 su Rai2, tra l’allora comandante del Ris di Parma Luciano Garofano e i suoi militari, interpretate come indicazioni per indirizzare le indagini contro Stasi, volontà che il diretto interessato ha già smentito più volte. “Se (...) si spingesse un po’ sull’unicità del disegno e adombrasse una misura (con tutte le cautele del caso) sarebbe auspicabile” il testo dell’e-mail in cui il comandante sembra suggerire al sottoposto di affrontare gli accertamenti sulle impronte della scarpa sulla scena del delitto.

L'impronta a pallini di una scarpa marca Frau rilevata sul pavimento della villetta della famiglia Poggi il 13 agosto 2007
Gli atti acquisiti
E ancora, l’ex numero uno del Ris di Parma, in un’altra e-mail, scriveva che “sulla tipologia delle macchie di sangue”, che sarebbero state ignorate da Avato, bisognava fare una “trattazione pratica e anche teorica” che consentisse di “ridicolizzare le sue ‘baggianate’”. Tra gli atti acquisiti dalla Procura al Ris di Parma ci sarebbero interlocuzioni, tra il 2017 e il 2018, tra l’allora comandante Giampietro Lago (ora in pensione) e altri vertici dell’Arma: a seguito della richiesta dei ‘dati grezzi’ dalla difesa Stasi, nel gennaio 2018 avrebbe chiesto un ‘parere’ all’Ufficio legislazione del Comando generale, per “la rilevanza delle problematiche” che avrebbe potuto “sfociare in possibili contestazioni anche di carattere legale”. Ma il diniego sarebbe poi stato avallato dall’autorità giudiziaria.
La distruzione dei reperti
L’altra vicenda della ‘distruzione reperti’, tornata alla ribalta, era già emersa nel novembre dello scorso anno, dopo che la Procura chiese al Ris di Parma se c’erano ancora gli ‘eluiti’ dell’intonaco ‘grattato’ della traccia 33 (la palmare attribuibile per l’accusa a Sempio), ottenendo in risposta una relazione in cui si ricostruiva (anche con materiale fotografico) lo smaltimento nel settembre 2016 “trattandosi di intermedi di lavorazione non assimilabili a reperti giudiziari”, quindi dopo la sentenza definitiva del dicembre 2015, senza infrangere alcuna norma, “a seguito dell’entrata in vigore di un decreto” con “l’obbligo di distruzione del Dna estratto dai campioni biologici”. Anzi, secondo l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale dei genitori di Chiara Poggi, riferendosi ai reperti rianalizzati di recente (come la provetta del tampone orale) “risultano non distrutti reperti che in base all’ordine della Corte avrebbero dovuto esserlo. Ma non c’è alcuna polemica da parte nostra”.
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