La Costa Smeralda brucia, aeroporto chiuso. Terza ondata di caldo: sarà la peggiore

Prima il fumo che avvolge la Costa Smeralda, poi gli aerei costretti a cambiare rotta. Ieri a Olbia le fiamme sono arrivate fino all'aeroporto, tanto da costringere alla chiusura temporanea dello scalo e al dirottamento dei voli verso Cagliari e Alghero. Ma l'emergenza incendi non riguarda soltanto la Sardegna. Da Nord a Sud il caldo sta trasformando boschi e campagne in una polveriera. E mentre l'anticiclone africano prepara la terza ondata di calore dell'estate, destinata a durare almeno fino al 22 luglio, il Paese fa i conti con roghi, siccità e temperature sempre più estreme.

La Sardegna ieri è stata una delle regioni più colpite. Tra Gallura, Oristanese e Sud Sardegna sono divampati numerosi incendi che hanno richiesto l'intervento di Canadair, elicotteri e squadre di terra. A Olbia le fiamme hanno raggiunto la zona della statale 125 e il denso fumo ha imposto lo stop al traffico aereo proprio nel pieno della stagione turistica.

Ma il bilancio più pesante arriva dal Piemonte, dove la Regione parla apertamente di una «catastrofe ecologica». Tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola sono andati in fumo tra gli 800 e i 900 ettari di bosco e si stima che siano già stati distrutti circa 700mila alberi. Un danno che va ben oltre il paesaggio e con habitat naturali compromessi.

A rendere tutto più difficile è il caldo. Quella in arrivo è la terza ondata del 2026 e, secondo gli esperti, sarà anche la più lunga. Le temperature toccheranno i 43 gradi in alcune località della Sardegna e i 40 gradi in Pianura Padana, con valori fino a 7-8 gradi superiori alle medie del periodo. Ma a preoccupare gli esperti sono le temperature che si stanno alzando, anche in mare: in alcune zone del Mediterraneo la superficie ha già raggiunto i 28-29 gradi, circa 4-5 gradi oltre la norma. È un'enorme riserva di energia che può alimentare temporali violenti, grandinate e raffiche di vento improvvise. Per oggi la Protezione civile mantiene l'allerta su diverse regioni settentrionali, dove sono attesi rovesci intensi accompagnati da attività elettrica e grandine. Bollino rosso rimane ancora nella giornata di oggi in città come Firenze e Perugia, giallo invece a Roma. Nel frattempo la siccità continua ad avanzare. Nel bacino del Po l'acqua disponibile basterebbe ormai solo per una decina di giorni di irrigazione e le prime conseguenze si vedono già nelle campagne: le risaie rischiano un calo della produzione fino al 30%, mentre negli allevamenti la produzione di latte è già diminuita fino al 20%. L'emergenza però non riguarda soltanto l'Italia. Dalla Francia al Regno Unito, passando per la Penisola iberica, l'Europa continua a fare i conti con temperature eccezionali. A Parigi intanto sono ventiquattro i dipartimenti in allerta rossa.

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