"La discoteca ha fatto perdere il gusto della conquista: nessuna coppia si è fidanzata al suono dei Rolling Stones. Da me invece accadeva": così Peppino Di Capri

“La discoteca ha fatto perdere il gusto della conquista: nessuna coppia si è fidanzata al suono dei Rolling Stones. Da me invece accadeva”: così Peppino Di Capri

Quindici festival di Sanremo (due vinti), più di 500 canzoni scritte e più di 140 album incisi, spalla dei Beatles nella loro tournée italiana del 1965 e poi tanti, infiniti concerti al pianoforte dei night club tra balli lenti, twist e scatenate celebrità. Peppino Di Capri è morto. Aveva 86 anni. L’immagine che rimarrà è quella di Peppino a mezzo busto, seduto al suo amato pianoforte mentre accenna Champagne o Saint Tropez twist. Del resto tasti bianchi e tasti neri li aveva già sotto i polpastrelli a quattro anni per strimpellare brani immaginari alle truppe alleate che stazionavano a Capri.

Famiglia di suonatori quella dei Faiella (Di Capri diventerà il cognome di battaglia del ragazzo caprese più avanti nel ‘57) e orecchio pronto a mescolare in uno stile inconfondibile le melodie napoletane più classiche con l influsso travolgente dei ritmi statunitensi dello swing e del rock anni cinquanta. La band quartetto con tanto di sax è l’impronta melodica che vibra giocosa nei locali di Ischia, facendosi notare dai discografici milanesi. Peppino Di Capri e i suoi Rockers è solo l’inizio nel 1958, con il canto a singhiozzo di Don’t play that song e pure spruzzate di cha cha cha e mambo, perché il ragazzo con quegli occhiali spessi (li portava anche Gino Paoli) ha un magnetismo signorile senza eguali. Di Capri è uno di quei cantanti che raggiunge letteralmente subito l’apice della propria carriera. Nun è peccato, una nuova versione di Luna Caprese, Nessuno al mondo, Peppino nei primissimi anni 60 e già in cima.

Autentica celebrità nell’area napoletana, il suo pop classicheggiante lo porta perfino al cinema a recitare nei musicarelli. A fine del 1961 inciderà Let’s twist Again altra ibridazione italo americana che vende a palate. Il 1962 è l’anno di Saint Tropez twist, autentico ciclone moderno che porta il twist in ogni sala da ballo del paese. Nel 1963 è il momento di Roberta, dedicato alla sua prima moglie la modella Roberta Stoppa. Dei Beatles si è accennato. Grande onore, ma anche grande indifferenza: “loro non mi hanno mai salutato una volta”, disse Di Capri. Sono gli anni dei tour nei locali, quei night club come il Number two di Capri o lo Sporting club di Montecarlo dove capitava il miliardario Onassis appoggiato al pianoforte per ascoltarlo o Carolina di Monaco che si lancia in un twist. “Negli Anni Sessanta ci si divertiva con meno. Oggi il pubblico è diventato più esigente. La discoteca ha fatto perdere il gusto della conquista: non mi sembra di aver mai visto una coppia fidanzarsi al suono dei Rolling Stones”, spiegó in un’intervista a SegnaliSonori. “Invece ai miei spettacoli molte coppie vengono a dirmi: “Sa ci siamo fidanzati al suono di quella sua canzone”.

Una volta bastavano un piano, una mattonella e poche luci. Anzi, più basse erano, meglio era”. Forse anche per questo da metà dei sessanta Di Capri perde quota. Il beat e i cantautori, il rock sempre più ruvido e d’importazione, lo spingono leggermente da parte rispetto alle hit parade dei più venduti e ascoltati. Inizia la trafila dei Sanremo. Tante sconfitti, delusioni, porte in faccia. Fino al 1973 anno della prima vittoria con Un grande amore e niente più. Anno in cui lo stile soffuso e malinconico di Peppino riesplode in Champagne. Una hit dolorosissima, spesso fraintesa nel suo “uso” romantico da tante coppie o nei matrimoni perché Di Capri nel brano canta la fine di un amore anche se ne descrive lo sbocciare. Nel 1976 vince nuovamente Sanremo con Non lo faccio più e la carriera come gemmazione primigenia comincia a rarefarsi per poi immergersi nel revival degli ottanta novanta, nei programmi tv della nostalgia e nei concerti da piazza. Di Capri scrive un gran pezzo, personale, intimo e profondo come Il
sognatore che porta a Sanremo nel 1987. Lucio Dalla lo loda e lo rincuora, ma oramai per Peppino la carriera di crooner al pianoforte è conclusa. “Cameriere champagne”.

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