La tragedia di Davide, il prof morto cadendo dal balcone: indagato anche il preside. Ma il pm: “Nessun nesso, archiviare”

Ferrara, 17 settembre 2026 – Per la prima volta c’è la scuola. Meglio, tra gli indagati dell’inchiesta sull’assurda tragedia di Davide Benetti il maestro di 43 anni di Ro, morto nel 2024 per il crollo di un balcone durante una gita –, ora compare il nome dell’allora dirigente della scuola, accanto ai tre comproprietari di Villa Beicamina.

Volarono da 4 metri 

Lì, il 9 dicembre, erano in visita gli alunni di una V elementare e di una II media quando, d’improvviso, il loro maestro – assieme a una guida, Giovanni Dalle Molle, rimasta ferita – volarono da quattro metri perché il flebile balcone della villa settecentesca si sbriciolò. A fare emergere la novità investigativa, è adesso la richiesta di archiviazione, firmata dal pm Sveva Insalata, ai danni di Domenico Marcello Urbinati, all’epoca dirigente del Comprensivo di Copparo, e di Orietta e Beatrice Gandini, comproprietarie dello stabile con Nicola Rivani Farolfi. Tutti indagati per omicidio colposo (e lesioni per la guida, con richiesta di archiviazione), ma con tre di loro pronti a uscire dall’inchiesta. Mentre per Rivani Farolfi l’inchiesta è chiusa, con tanto di 415 bis notificato, atto che preclude solitamente alla richiesta di rinvio a giudizio, per gli altri c’è la richiesta di archiviare. In quanto, scrive il pm, “le risultanze non hanno fatto emergere elementi idonei a formulare una ragionevole previsione di condanna”.

La gestione della villa Beicamina sarebbe riconducibile al solo zio

Si parte dalle Gandini, per le quali è “pacificamente emerso come non fossero a conoscenza che nella villa venissero organizzate gite o accessi aperti a terzi”. L’assenza di tale consapevolezza, è il ragionamento, e il fatto che entrambe non risultassero assidue frequentatrici della villa, “impedisce di muovere un rimprovero in termini di colpa”. La gestione di Villa Beicamina, infatti, sarebbe “riconducibile al solo zio”, Rivani Farolfi, accusato di non aver effettuato i dovuti controlli strutturali.

“Non era stato evidenziato alcun rischio”

Ecco poi Urbinati, chiamato più volte in causa dalla famiglia Benetti in merito alle autorizzazioni, e di pari passo i controlli al sito da visitare. “Per non aver previsto – così le accuse – nel Documento di valutazione rischi, specifiche modalità organizzative o procedure per definire quale misura preventiva, quantomeno l’acquisizione di atti” relativi alla sicurezza “di edifici o luoghi” da visitare. Un sopralluogo nella villa, così il pm, venne effettuato, anche se “da personale privo di specifiche competenze tecniche”. Lo stesso, comunque, “non aveva evidenziato alcun rischio”. Pure la Soprintendenza “non aveva mai segnalato criticità”. Insomma, le informazioni acquisite “non avrebbero comunque consentito di individuare i rischi strutturali poi realizzati”. Dunque, nessuna prova del nesso tra omissione ed evento, “non potendosi affermare che l’adempimento della condotta doverosa omessa avrebbe evitato la morte” del prof. Da qui “nessun rimprovero colposo” per Urbinati. “Leggeremo gli atti – così gli avvocati dei Benetti, Simone Bianchi e Ilaria Ricchieri –, con tutta probabilità impugneremo, quantomeno sul dirigente”.