«Laureata in ingegneria, ho lasciato un lavoro in banca per imparare a fare il pane. Avevo paura, ma ora sono felice della mia vita»

Ha lasciato un impiego stabile in banca per reinventarsi come panificatrice, partendo da zero e senza alcuna esperienza pratica alle spalle. Protagonista della storia è Sabrina Lim, ingegnere di formazione laureata all'Imperial College di Londra: la svolta è arrivata dopo un viaggio in Corea, dove l'assaggio del salt bread, il celebre panino dolce-salato al burro diventato un fenomeno virale nelle panetterie coreane, l'ha convinta a cambiare vita, affidandosi anche all'intelligenza artificiale per superare i mesi di tentativi falliti che sono seguiti. Lo racconta a Business Insider. 

Dall'ingegneria ai fornelli

Tutto nasce da un assaggio. Durante un viaggio in Corea, Lim si mette in coda per un'ora e mezza fuori da un forno locale per provare il celebre salt bread del posto. «È stata un'esperienza che mi ha cambiato la vita», racconta. «Non ero mai stata in un forno che mi avesse lasciato un'impressione così forte, e volevo ricrearlo».

All'epoca lavorava come ingegnere del software in una grande banca, dopo un master conseguito all'Imperial College London. Circa un anno dopo quel viaggio, nel 2025, decide di lasciare il lavoro per dedicarsi alla panificazione, pur non avendo alcuna esperienza pregressa nel settore. «Avevo paura a lasciare un lavoro stabile per buttarmi in qualcosa di nuovo, senza un vero piano», ammette. A darle sicurezza, spiega, è stata la propria condizione economica: «Sono in una posizione privilegiata, non ho pesi finanziari e il mio compagno può sostenere la famiglia mentre io capisco cosa fare».

Non sono mancati i dubbi legati alle aspettative altrui, in particolare quelle della sua famiglia di origine asiatica: «Ho una buona laurea, vengo da una buona università, e sento che le persone hanno delle aspettative su come dovrebbe essere il mio percorso professionale». Ma, aggiunge, «non sto vivendo la mia vita per loro». Il momento le è sembrato quello giusto proprio perché priva di altri vincoli: «Se volevo lavorare a qualcosa di completamente mio, farlo prima di un mutuo, di prestiti o di figli era il momento giusto».

Mesi di tentativi falliti, poi l'incontro decisivo

I primi mesi sono tutt'altro che semplici. «Avete mai provato a fare il pane? È dura», racconta Lim, spiegando di aver attinto soprattutto da ricette americane trovate online, rivelatesi però poco adatte al clima e agli ingredienti disponibili a Singapore, tra umidità e consistenze imprevedibili degli impasti. «Non sapevo nemmeno che consistenza cercare mentre impastavo», ammette. A pagarne le conseguenze, in tutti i sensi, è stato il marito: «Ha dovuto mangiarsi tutti i miei prodotti falliti».

Per farsi conoscere senza investire capitali, Lim inizia a documentare il proprio percorso sui social.

Nel primo video si pone un obiettivo preciso: iniziare a vendere entro cento giorni, «ma non avevo idea di come farlo». La svolta arriva nel secondo mese, quando il titolare di un caffè la contatta su TikTok proponendole di cuocere e vendere il proprio pane nel suo locale, negli orari in cui non era aperto, gratuitamente. L'accesso a un'impastatrice professionale, a un forno a temperatura controllata e all'esperienza del panettiere del locale si rivela decisivo: «È stato determinante avere l'aiuto di un vero panificatore», racconta. Da lì nasce anche un sito per le prenotazioni, e la giovane arriva a vendere tre varianti diverse del suo salt bread in altrettanti pop-up.

L'intelligenza artificiale come alleata 

Lungo tutto il percorso, Lim si appoggia costantemente all'intelligenza artificiale. Utilizza Gemini per confrontare ricette diverse e capirne le differenze scientifiche, un metodo che le permette di orientarsi senza perdersi tra le infinite fonti disponibili online: «Se dovessi cercare su Google, ci sarebbero troppi articoli da passare al setaccio». Quando incontra un problema specifico con l'impasto, chiede consiglio all'IA, che le fornisce una lista di ipotesi da provare.

L'intelligenza artificiale la affianca anche nella gestione del business: dalla revisione degli script per i social alla creazione di un modulo d'ordine per i pop-up, che le ha permesso di tagliare del l'80% il tempo dedicato alla parte amministrativa. 

«Sono felice di dove sono»

Se cuocere il pane è solo l'ultima fase del lavoro, la sfida più grande per Lim resta imparare a vendere: gestire i social, dialogare con i clienti, trasformare chi guarda i video in acquirenti. «Ogni volta che annuncio un nuovo pop-up mi assale ancora un'ondata d'ansia, la paura che non compri nessuno», confessa, descrivendo l'equilibrio tra questo aspetto psicologico e la logistica quotidiana come «una curva di apprendimento enorme».

Il tempo resta la risorsa più scarsa: tra vendita, cottura, imballaggio e pulizie, il mese scorso non le è rimasto spazio per filmare o pubblicare contenuti, con conseguenze ancora incerte su visibilità e vendite. Avendo già raggiunto l'obiettivo iniziale — vendere in meno di cento giorni — Lim si trova ora a un bivio, senza sapere se investire, assumere aiuto o proseguire così com'è: «Non so cosa mi aspetta, ma sono felice di dove sono arrivata».


Ultimo aggiornamento: lunedì 3 agosto 2026, 08:35

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