Lavitola, inchiesta sul denaro del faccendiere: l’Africa, il carbon credit e il bistrot

Follow the money. Ossia i fiumi di denaro di cui disponeva Valter Lavitola, ufficialmente nullatenente. Il nuovo step dell'inchiesta sull'attentato del 16 ottobre ai danni di Sigfrido Ranucci riguarda la provenienza dei soldi del faccendiere, mandante reo confesso del raid: dagli investimenti in Camerun sul carbon credit ai safari a cinque stelle in Africa, fino al rendimento esiguo del ristorante di Monteverde a Roma, riconducibile a Natalia Potenza. E proprio la donna, furibonda con il compagno e padre dei suoi due bambini, per un presunto tradimento rivelato a mezzo stampa dalla proprietaria di un centro estetico, sostiene di avere molti elementi contro Lavitola e attraverso il suo legale, Giuseppe Cavallaro, ha inviato un'istanza in procura per rendere spontanee dichiarazioni «che potrebbero essere utili alle indagini».

Da circa dieci anni Lavitola e la donna, che si sono conosciuti in Argentina, quando l'ex editore era latitante, condividono vita privata e affari. Insieme vivono in un appartamento in affitto con canone agevolato a Monteverde, stranamente concesso dalla Potenza al compagno in comodato gratuito lo scorso novembre. Ma non risulta che la coppia abbia immobili. La donna, però, controlla la società che gestisce il Cefalù bistrò. Il pm Edoardo De Santis incaricherà i carabinieri anche di stabilire se Ranucci e Lavitola, che si dichiaravano amici fraterni, avessero anche interessi economici comuni, soprattutto alla luce dell'intervista rilasciata dall'ex conduttore di Report a un quotidiano dello Zimbabwe sul carbon credit e sull'ex socio locale di Lavitola, mai nominato nell'articolo.

Il carbon credit

L'investimento di Lavitola in Camerun sul carbon credit, da vendere poi a società che devono compensare le proprie emissioni inquinanti, riguarda l'acquisto della concessione di migliaia di ettari di foreste di mangrovie. Per questo il faccendiere ha costituito insieme a Clesio Gomez Tavares, il suo braccio destro che ha gestito anche l'attentato a Ranucci, la società Future Awaits, della quale Tavares è direttore con il suo vero nome, Ckuidjeu Tchoukoua. Un affare che sarebbe stato finanziato dai vertici Urban Vision, attraverso Neutralia, società partecipata al 50 per cento da Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni, che ha però dichiarato che i rapporti si sarebbero chiusi la scorsa primavera. Un business da 1,8 milioni. Lo stesso Ranucci era stato immortalato al Cefalù bistrò con De Marchi e Lavitola. Quindi l'affare in Zimbabwe, con il faccendiere che avrebbe dichiarato al governo di avere a disposizione 20 milioni di euro.

Il ristorante

Alla costituzione della cooperativa Cefalù, che avrebbe aperto il ristorante di Monteverde, nel 2017, Potenza era stata nominata amministratore unico poi era diventata presidente del cda. Ad agosto 2023, Potenza costituisce un'altra società, la Baires, sottoscrivendo il cento per cento del capitale sociale e assumendo inizialmente anche la carica di amministratore unico. Nel novembre dello stesso anno lascia l'amministrazione di Baires, sostituita da Antonio Imbriani, ma mantiene la proprietà della società. A maggio 2024 Baires prende in affitto/comodato un'azienda dalla Cefalù, ossia il ristorante. Il passaggio del ramo d'azienda dalla Cefalù a Baires arriva dunque pochi mesi dopo il cambio ai vertici delle due società. Nel 2025 Baires porta a oltre 757mila euro i ricavi dell'attività, mentre la Cefalù, la società che quell'attività aveva gestito negli anni precedenti e che, dopo averne concesso il ramo d'azienda in affitto, chiude il 2025 con appena 5.350 euro di ricavi e un patrimonio netto negativo. Il dato più significativo è, appunto, quello di Baires Srls. Nel 2025 Baires ha registrato 757.234 euro di ricavi. L'esercizio 2025 si è chiuso con un utile di appena 20.734 euro, in aumento rispetto ai 12.465 euro del 2024. Non solo, la crescita dei ricavi si accompagna a un forte aumento dell'esposizione debitoria. I debiti di Baires passano dai 186.372 euro del 2024 ai 336.647 euro del 2025. Il patrimonio netto a fine esercizio è pari a 33.890 euro, a fronte di un capitale sociale di appena mille euro.

Eppure Lavitola al governo dello Zimbabwe avrebbe dichiarato di avere disponibilità per 20 milioni di euro.

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