Lavitola, interrogata la compagna del factotum . La versione dell’inviato di Report: «Io mai minacciato»

I carabinieri del nucleo investigativo di Roma e Frascati ieri hanno bussato alla porta della compagna del camerunense Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario tra il mandante Valter Lavitola e la banda avellinese che materialmente lo scorso 16 ottobre ha fatto esplodere un ordigno davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. L’abitazione vicino Nola, nel Napoletano, è stata perquisita da cima a fondo su disposizione della Procura di Roma. È lì che Gomes Tavares, tuttofare dell’imprenditore, viveva con la compagna prima di partire per il suo Paese natale all’indomani dell’attentato dinamitardo, con un viaggio organizzato proprio da Lavitola, secondo i pm. La compagna del 49enne camerunense è stata sentita a sommarie informazioni in caserma, per capire i motivi della partenza di Gomes, i dettagli del suo rapporto con l’ex direttore de “L’Avanti!” (riciclatosi nella ristorazione dopo i precedenti penali) e se sapesse qualcosa dell’attentato a Ranucci. Secondo gli inquirenti la figura di Gomes è centrale e determinante per cercare di risalire al movente dell’attentato al conduttore di Report. La perquisizione di ieri segue quella eseguita sabato sera dai carabinieri nell’appartamento romano di Lavitola, mentre quest’ultimo era sotto casa con le valigie e un biglietto aereo in tasca con destinazione, guarda caso, Camerun, dove l’imprenditore gestisce tramite Tavares un business legato al carbon credit.

LA DEPOSIZIONE

Sempre ieri negli uffici della Procura capitolina è stato ascoltato a sommarie informazioni testimoniali il giornalista di Report Daniele Autieri. Era stato infatti proprio Ranucci a indicare ai pm della Dda di Roma come il movente dell’attentato potesse essere collegato a un servizio del suo collega, andato in onda nella trasmissione di Rai3. «Penso - ha precisato ieri il conduttore su “Il Corriere della Sera” - che la pista più sensata sia quella relativa al servizio che ha riguardato la società Cantiere Navale Vittoria (storica azienda italiana che produce, fra l’altro, motovedette da guerra e finanziata da imprenditori casertani, ndr) della quale si è occupato Daniele Autieri». «Lavitola, già consulente di Finmeccanica (l’attuale Leonardo, ndr), ci diede qualche dritta proprio per realizzare quella puntata sui cantieri», ha aggiunto Ranucci. L’inchiesta giornalistica in questione, intitolata prima “Battaglia Navale” e poi sviluppata nel dossier “Il cantiere dei misteri”, è stata interamente firmata dall’inviato di Report. Ieri Autieri ha riferito ai pm di non aver mai ricevuto minacce in seguito a quei servizi, mentre alcune delle sue fonti sì. Ha precisato di conoscere solo di vista Lavitola, ma di non aver mai interagito con lui per questioni lavorative. Era noto però in redazione che fosse amico di Ranucci. Nei mesi scorsi era arrivata una lettera anonima indirizzata alla trasmissione Report, nella quale erano indicati possibili collegamenti tra la bomba del 16 ottobre e un’inchiesta televisiva dedicata a un presunto traffico di armi riconducibile a gruppi criminali di area camorristica. Ma gli inquirenti, dopo aver vagliato accuratamente la pista, non hanno trovato alcun collegamento tra quei gruppi criminali e i quattro avellinesi arrestati il 30 giugno con l’accusa di essere gli esecutori dell’attentato. Nei mesi scorsi, infatti, i pm avevano già ascoltato il giornalista Daniele Autieri e l’ex amministratore delegato della Cantieri Navale Vittoria, Francescomaria Tuccillo.

Risposte, infine, potrebbero arrivare dall’analisi dei device trovati nella disponibilità di Lavitola e da sette pagine dattiloscritte dall’indagato. Non si tratterebbe però del quesito che Lavitola aveva preparato, grazie anche all’aiuto di due giornalisti, per un sondaggio relativo a una possibile candidatura politica di Ranucci. Non è escluso, comunque, che gli inquirenti possano approfondire anche questa traccia investigativa ascoltando i due giornalisti.

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