Pur di respirare un po’ di fresco, gli italiani sono pronti a cambiare il volto delle città. Più alberi, più parchi, più zone d’ombra e fontane, anche se questo significa accettare interventi e trasformazioni urbane. Il caldo estremo non viene più percepito come un’emergenza passeggera, ma come una condizione destinata a durare. E i cittadini chiedono che le città si adattino.
L’indagine
È quanto emerge da un’indagine dell’Istituto Piepoli realizzata per Renael, la Rete nazionale delle agenzie energetiche locali. Il dato che colpisce più di tutti è che il 95% degli italiani si dice disposto ad accettare disagi temporanei pur di avere città più fresche e vivibili.
E la consapevolezza del problema è ormai diffusa. Per l’85% degli intervistati le ondate di calore sono una diretta conseguenza del cambiamento climatico, mentre quasi due italiani su tre (64%) ritengono che il riscaldamento globale abbia già peggiorato la qualità della propria vita. Ancora più concreto il dato sugli effetti dell’afa: il 71% racconta di aver sofferto negli ultimi giorni disturbi fisici come stanchezza, spossatezza e difficoltà nello svolgere le normali attività quotidiane.
Il caldo, ormai, cambia anche le abitudini. Il 68% degli italiani dice di aver modificato il proprio modo di vivere l’estate: tre su quattro evitano di uscire nelle ore centrali della giornata, mentre altri cercano rifugio in luoghi climatizzati o si spostano verso località più fresche. Due cittadini su tre (66%) infatti dichiarano che, potendo, lascerebbero temporaneamente la città per cercare un clima più sopportabile tra montagna, mare o aree verdi.
La soluzione
Insomma, la soluzione per ripartire c’è secondo il 57% dei cittadini ed è chiara: aumentare nelle città alberi, parchi e verde urbano. Per il 51% invece si dovrebbero potenziare aree d’ombra, fontane e spazi freschi, per una migliore qualità della vita.
Molto meno positivo il giudizio sull’azione delle amministrazioni. Solo il 30% degli italiani ritiene che il luogo in cui vive sia oggi preparato ad affrontare estati sempre più calde e appena il 22% considera sufficiente l’impegno del proprio Comune. «I dati dimostrano come l’emergenza caldo sia ormai entrata pienamente nella quotidianità dei cittadini», osserva Benedetta Brighenti, direttrice generale di Renael. «I sindaci stanno mettendo in campo gli strumenti che hanno a disposizione, ma la chiave per uscire dalla fase emergenziale è la pianificazione».
© RIPRODUZIONE RISERVATA