Salerno: I furbetti “imboscati” all’Asl,tornano al lavoro in corsia

Mettiamoci una pietra sopra. O, meglio ancora, mettiamoci una divisa vera. Dopo mesi di polemiche, denunce sindacali infuocate e una pioggia di segnalazioni che arrivavano dai corridoi degli ospedali, la storia degli «imboscati» dell’Asl Salerno è finalmente arrivata al capolinea. E, stavolta, con un lieto fine che molti non credevano più di vedere. Tutti quegli infermieri e operatori sociosanitari che, per un motivo o per l’altro, preferivano la comodità di una scrivania al letto del paziente, sono tornati esattamente dove devono stare, ovvero in corsia.

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Tutto era nato da una denuncia che aveva fatto rumore, quella del Nursind, proprio il sindacato degli stessi infermieri. Per mesi, il segretario provinciale ha puntato il dito contro un fenomeno che definire «anomalo» era davvero poco. Centinaia di infermieri e oss, regolarmente stipendiati per assistere i malati, erano finiti a sbrigare scartoffie in uffici amministrativi o distretti, lontani anni luce dal cuore dell’assistenza. Una situazione che, a sentire i sindacalisti, puzzava di bruciato. Si parlava apertamente di favoritismi, di «spinte» di politici locali, di certificazioni di inidoneità concesse forse troppo facilmente, per evitare il lavoro in reparto, e di una gestione delle risorse umane che definire creativa era un eufemismo. Il malumore tra chi restava in «trincea» - a fare doppi turni massacranti, a saltare i riposi e a gestire il carico di lavoro di tre persone - era arrivato a livelli di guardia. «Mentre noi ci facciamo il mazzo in corsia, per garantire i servizi minimi, c’è chi sta comodo in ufficio, con lo stesso stipendio e nessun contatto con la sofferenza», era il coro di protesta che arrivava dai reparti. Senza contare la beffa dei numeri. L’Asl piangeva disperatamente la carenza di personale per giustificare nuove assunzioni, ma intanto teneva decine di professionisti «parcheggiati» altrove, quasi fossero figurine in un album di convenienze. A mettere ordine in questo caos ci ha pensato la magistratura. A settembre scorso, la Procura regionale della Corte dei conti ha deciso di accendere i riflettori su quelle posizioni poco chiare, aprendo un fascicolo che ha fatto tremare i polsi a più di qualcuno nei palazzi del potere sanitario. Il pressing costante dei sostituti procuratori Raffaele Cangiano e Mauro Senatore, unito alla tenacia sindacale, ha costretto l’Asl a una manovra di rientro senza precedenti. Il direttore generale Gennaro Sosto ha preso in mano la situazione, avviando un restyling organizzativo radicale, che ha fatto piazza pulita delle irregolarità.

Il risultato di questo braccio di ferro? A maggio 2026, il 100 per cento degli «imboscati» - 87 unità in tutto, tra chi era fuori profilo e chi risultava in esubero rispetto ai parametri regionali - è stato ufficialmente ricollocato. Niente più scrivanie per chi è nato per curare. Ora ogni risorsa è tornata a dare man forte dove serve davvero, grazie anche all’arrivo di oltre 350 nuove leve tra infermieri e oss, che hanno finalmente rimpolpato gli organici. «Ritengo doveroso ringraziare la Procura regionale della Corte dei conti per le indicazioni offerte nel corso dell’intero procedimento - dichiara Sosto - I dati analitici emersi hanno consentito di individuare delle soluzioni organizzative più efficaci, consentendoci di affrontare e risolvere una problematica complessa nell’interesse dell’azienda e, soprattutto, dei cittadini». Certo, resta un po’ di amaro in bocca nel pensare che sia stato necessario l’intervento della magistratura per smuovere le acque. Ma oggi la sostanza è che il «metodo Sosto» e il rigore dei giudici contabili hanno vinto. La speranza è che lunga stagione delle «scartoffie facili» possa finalmente dichiararsi chiusa, con un intervento a gamba tesa anche dell’azienda ospedaliera universitaria, anch’essa a lavoro per far ritornare in corsia il personale impropriamente impegnato in attività amministrative.