Redentore.
23 agosto 2026 alle 01:19
Le formazioni protagoniste di Su Carrasecare: felici di partecipare a questa vetrinaDodici gruppi di maschere tradizionali hanno aperto ieri sera la 126ª edizione della festa del Redentore e animato la città con “Su Carrasecare” della provincia. Da piazza Sardegna, dove si è tenuta la vestizione, il corteo ha raggiunto via La Marmora, corso Garibaldi fino a piazza Vittorio Emanuele. La sfilata è stata caratterizzata dalla quasi totale assenza di transenne, sostituite in parte da sedie riservate a persone con disabilità e anziane. La nuova formula è stata apprezzata dagli spettatori, sebbene l’affluenza sia stata inferiore rispetto agli precedenti.
Nel corteo
«Siamo felici di questa bellissima vetrina - racconta Enrico Meloni di Fonni -. La nostra maschera è rappresentata dalla figura dell’Urthu con la pelle di montone e gambali e scarponi in pelle e due Buttudos con cappotto in orbace e campane, gambali e stivali in pelle che lo tengono con le catene. L’Urthu è il male che cerca di scappare e si divincola dalle due figure del bene che cercano di domarlo. La nostra associazione esiste dagli anni Settanta». Per Nicola Dessolis, di Mamuthones e Issohadores aps di Mamoiada, la partecipazione è «ogni anno motivo di orgoglio. La nostra maschera (con una alternanza tra gruppi) viene sempre rappresentata al meglio al Redentore, non possiamo mancare». Con i Boes e Merdules di Ottana Sa Filozana, interpretata da Massimo Soro: «Non potevamo esimerci dalla partecipazione nella culla della Barbagia, è il cuore pulsante della tradizione. È importante che questa festa possa accogliere tutte le maschere come quelle dei Boes e Merdules, che sono tra le più vecchie. Due associazioni hanno sfilato insieme: i Merdules betzos e Boes e Merdules».
Entusiasmo
Tra le novità Sos Colonganos e s’Urthu di Austis: «È un piacere essere al Redentore e farci conoscere. Ci ha riscoperto Dolores Turchi. La nostra particolarità, oltre alle pelli, sono i rami di corbezzolo: la pianta dà frutti e fiori contemporaneamente. Sono simbolo di buon auspicio e prosperità». Protagonisti anche Sos Tumbarinos di Gavoi, i Maimones di Lodine, i Maimones, Murronarzos e Intintos di Olzai, Su Bundhu di Orani, “maschera a gattu e su Maimone” di Sarule, Sos Tintinnatos di Siniscola, “Is arestes e s’Urtzu pretistu” di Sorgono e “su Sennoreddu e s’Iscusorzu” di Teti.
Visitatori
Tra il pubblico, il percorso libero da transenne piace. «Ci sono le sedie per i disabili ed è una cosa positiva, ma sembra ci sia meno gente. Non abbiamo mai trovato il posto in prima fila, stavolta sì», dice una mamma. Simonetta e Silvana Argiolas e Pamela Soro commentano: «Troviamo interessante il fatto che non ci siano transenne, ma ci sono meno persone. È sempre un piacere venire, si rinnovano le tradizioni e la cultura nostrana». Fedeli all’appuntamento i torronai Ignazio Caddeu e Salvatore Benone: «Veniamo da vent’anni, siamo fedeli al Redentore». Poi la grande serata prosegue con la musica di Piero Marras.
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