Se il testo non diventerà legge, la premier non avrà paura di andare al voto e scegliere l’opposizione

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Agenzia Aldo Liverani)

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Roma, 12 settembre 2026 – Se verrà approvata la riforma della legge elettorale proposta dal centrodestra, gli elettori potranno scegliere chi mandare in Parlamento per la prima volta dal 5 aprile 1992. Dopo il referendum promosso da Mariotto Segni l’anno precedente, si votò scegliendo un solo candidato tra quelli proposti dai partiti. Stavolta potrebbero scegliersene tre, ma con l’alternanza di genere che nel ’92 non era prevista. Probabilmente Meloni avrebbe accettato anche le preferenze pure senza il capolista bloccato (sostiene che il centro sinistra era in realtà terrorizzato da questa proposta), ma l’idea di una persona imposta accanto a quelle scelte dagli elettori ha anche i suoi lati positivi. Quando nel 1993 fu approvato il Mattarellum, fu prevista una rete di sicurezza (candidato blindato nel maggioritario o capolista blindato nel proporzionale) in favore di personalità significative che non avrebbero mai avuto possibilità competitive nei collegi incerti in un sistema che di fatto privilegiava talvolta l’abilità comunicativa rispetto alla solidità politica. Starà alla sensibilità dei partiti proporre candidati con un curriculum accettabile e non dei puri specialisti nell’acquisizione dei pacchetti di voti, per non tornare agli eccessi della Prima Repubblica che nel ’91 portarono alla rivolta di Segni appoggiata dal 95,6 per cento degli elettori.
Il patto del centrodestra
Accettando la richiesta che le veniva da Lega e Forza Italia, Meloni ha acquisito nei confronti degli alleati un credito che conta di incassare all’approvazione finale della legge elettorale. Dopo il voto palese al Senato, si voterà di nuovo in segreto alla Camera dove il 14 luglio il governo fu battuto per un voto. Se il presidente del Consiglio decidesse di mettere la fiducia e i franchi tiratori si facessero di nuovo vivi, il governo cadrebbe e si andrebbe alle elezioni anticipate a gennaio. È improbabile, infatti, che il presidente della Repubblica possa mettere in piedi un governo di larghe intese per un anno, con l’appoggio di uno dei partiti minori del centrodestra che sarebbe votato al suicidio nelle elezioni successive.
Le mosse di Renzi
Voci malevole (ma forse bene informate) dicono che Matteo Renzi, magnifico specialista in questi giochi, suggerirebbe il tradimento ad alcuni parlamentari a rischio, soprattutto di Forza Italia, per far cadere la nuova legge elettorale, avendo qualche piccola possibilità di sopravvivenza in più se rimanesse in piedi l’attuale. Se Renzi dice, come dice, di conoscere bene la Meloni, sa bene quale ne sarebbe la reazione nell’assegnazione dei collegi. Una volta Franceschini mi disse che l’opposizione lo annoiava. Meloni è cresciuta all’opposizione e l’idea di tornarci, piuttosto che adattarsi ad un pareggio, non la spaventa affatto. Ha già pronti i popcorn da mangiare seduta sulla sponda del Tevere per vedere l’effetto che fa…
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