VITTORIO VENETO (TREVISO) - Il famelico branco di lupi ormai stanziale in Cansiglio continua a predare. E nel farlo, scende sempre più a valle. Dopo aver ucciso 18 pecore alla malga “Le Rotte” in Pian Cansiglio, i lupi hanno assaltato un piccolo gregge sulle colline di via Costarive, la strada che, in località Costa, porta da Vittorio Veneto a Fregona. L'area verde, situata al confine tra i due comuni, è di proprietà dell'allevatore Maurizio Montini. Nel recinto aveva quattro pecore, cinque agnelli e altrettanti asini, gli unici sopravvissuti all’attacco.
«Stavolta è toccato a me ma viene da chiedersi quando porranno fine a tutto questo - spiega Montini. - In tanti anni non era mai capitato niente di simile. Ho un recinto alto un metro e venti, dove gli animali sono sempre rimasti senza problemi. Ora mi sono rimasti cinque asini, ma non so se riusciranno a passare indenni anche la prossima notte: i lupi hanno capito che qui possono trovare cibo e potrebbero tornare. Per questo non comprerò altri ovini al posto di quelli morti. D’ora in poi, se l’erba in quella zona va tagliata, dovranno pensarci la Provincia o la Regione. Questo immobilismo degli enti, alla fine, rischia solo di spingere gli allevatori a mollare e ad abbandonare definitivamente questo lavoro».
L’episodio di Costarive fa seguito a quello avvenuto nella notte tra lunedì e martedì alla malga “Le Rotte”, nella Piana del Cansiglio, nel comune di Fregona. Dopo le 18 pecore sbranate dai lupi, ieri Gabriele e Abramo Dell’Antonia hanno dovuto contare altre due perdite: le condizioni degli animali erano troppo gravi. Altre quattro pecore, inoltre, potrebbero non sopravvivere a causa delle ferite riportate nell’attacco. Per gli altri ovini feriti bisognerà attendere alcuni giorni. I veterinari continueranno a monitorarli per verificare l’evoluzione delle loro condizioni.
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Il presidio
A differenza di quanto accaduto in via Costarive, alla malga “Le Rotte” sul Pian Cansiglio erano state adottate tutte le misure di prevenzione previste dalla normativa. Il recinto è alto almeno un metro e sessanta e dotato di protezione elettrica per scoraggiare gli attacchi. «Sono i dispositivi di protezione cosiddetti “antilupo” – spiega Abramo Dell’Antonia –. Sono le reti più alte in commercio, elettrificate e collegate a una centralina da 4 mila volt. Visti i risultati, però, sembra tutto inutile». Il problema, secondo l’allevatore, è che le attuali misure potrebbero non essere sufficienti. «Se ne parla spesso alle riunioni di categoria: il vero recinto dovrebbe essere interrato di almeno mezzo metro, perché i lupi scavano, alto almeno due metri e con la parte finale rivolta verso l’esterno, come nei recinti delle caserme». Da qui la richiesta di interventi.
«Chi di competenza deve capire che non si può proseguire di questo passo, altrimenti l’agricoltura e i piccoli allevatori scompariranno da queste terre. Il punto centrale, a mio avviso, non è tanto la profondità o l’altezza della rete, né la centralina elettrica, ma capire se questa sia davvero una convivenza accettabile con il lupo. Allo stato attuale, gli ultimi episodi descrivono una situazione che per noi è un vero disastro». La preoccupazione riguarda lo spostamento degli animali verso valle dove sono presenti molti meno allevamenti attrezzati e un numero maggiore di cortili privi di recinzioni anti-lupo e cani da guardia addestrati. L’altro pericolo a lungo termine riguarda il comportamento dei grandi predatori: i lupi devono continuare a considerare i cervi la loro preda preferita, anche se gli ovini sono nettamente più facili da uccidere.