Madre e figlia avvelenate a Pietracatella, l'avvocato Giusti: "Dietro il delitto un forte rancore"

A nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella (Campobasso), la Procura di Larino ha deciso di chiedere una proroga di altri sei mesi per le indagini. Intanto in Questura continuano le audizioni di numerose persone, alcune sentite anche più volte. 

Secondo l'ipotesi degli inquirenti, il movente del duplice delitto potrebbe essere di tipo passionale. "È molto probabile che, in questo caso, l’omicidio fosse diretto in primis verso la moglie e che poi, purtroppo, la figlia sia stata una vittima collaterale", sottolinea Patrizia Giusti, avvocato penalista e criminologa, intervistata da TAG24.

Pietracatella, l'avvocato Patrizia Giusti: “La scelta della ricina? Segno di forte rancore”

Perché è stata usata proprio la ricina? “Scoprire il motivo sarà sicuramente fondamentale per portare gli inquirenti alla soluzione del caso" sostiene l'avvocato Patrizia Giusti. "La scelta di una proteina così letale, per la quale non ci sono rimedi medici, ci dice molto non solo sulla personalità di chi ha ucciso, ma anche sul rancore che si portava dentro" sostiene. 

Finora sono state sentite in Questura decine di persone, alcune anche più volte. Gli inquirenti starebbero scavando su presunte relazioni nascoste: si può ipotizzare che possano esserci due responsabili?

“Le coppie criminali sono poco frequenti, perché condividere un intento criminale con un’altra persona è chiaramente molto difficile, soprattutto se è legato alla sfera personale" spiega Giusti. "Credo che il responsabile sia uno solo e che magari poi possa aver condiviso quello che ha fatto con altri.”

Un'indagine per omicidio ancora a carico di ignoti

Dopo mesi di accertamenti, nessuno è ancora stato iscritto nel registro degli indagati per quanto riguarda l'ipotesi del duplice omicidio premeditato: il fascicolo è ancora a carico di ignoti.

“Questo è uno degli aspetti sicuramente più particolari dell'indagine, che ci ha fatto riscoprire in qualche modo la bontà delle investigazioni tradizionali. Gli inquirenti non si sono fermati neanche durante la pausa estiva. Tuttora stanno svolgendo audizioni su audizioni" osserva l'avvocato.

"Sono sicuramente emersi degli aspetti che noi ancora oggi non conosciamo e che li stanno indirizzando verso un'ipotesi ben definita”.

Pietracatella, paese piccolo: “Iniziale reticenza, poi venuta meno”

Pietracatella è un paese di poco più di mille abitanti dove tutti si conoscono: un aspetto che può aver influito sulle indagini?

“All’inizio nessuno voleva rispondere. E poi, piano piano, questa riservatezza è andata un po’ scardinandosi. Penso che alla fine chiunque possa aver avuto un dubbio, o possa aver ascoltato anche una chiacchiera di paese, perché parliamo di una persona — Gianni Di Vita — che è stato sindaco ed era un professionista noto”, sottolinea l'esperta.

Infine, sulla possibilità di una svolta a breve sul caso, Patrizia Giusti è sicura. "Mancano ancora due accertamenti fondamentali: le analisi del Robert Koch-Institut di Berlino e i dati riguardanti i dispositivi che sono stati sequestrati. Perché, in un movente di tipo personale, molto si può trovare all’interno di chat o email. Finché non avremo questi due elementi, penso che dovremo attendere ancora un po’".

L'intervista integrale all'avvocato Giusti è sul canale YouTube di TAG24