“ La tua idea per un Coni migliore”. All’ingresso di Palazzo H, nei pressi del tabellone che riporta il conto alla rovescia per i prossimi Giochi Olimpici, c’è un pannello che richiama la posta di Babbo Natale, dove si possono scrivere e imbucare delle letterine per immaginare il futuro dello sport italiano. Qualcuno dev’esserci passato nei giorni scorsi per scongiurare il cataclisma che si sarebbe consumato nel caso in cui Buonfiglio, ai voti, avesse perso contro Malagò. Altri il loro messaggio lo hanno lasciato a parole, come il presidente della Federbasket, Petrucci, l’ispiratore della soluzione che ha tolto le castagne dal fuoco. «Avevo detto che si era toccato il fondo, oggi nel fondo ci vanno i 9 pareri legali che hanno fatto. L’accordo? Una scelta di buon senso». «Qui non vince e non perde nessuno, vincono le regole» il concetto che Buonfiglio ha tentato di far passare a giochi fatti. Curiosità: non ha atteso che Malagò terminasse il suo confronto coi cronisti presenti all’uscio del palazzo, ma ha convocato la conferenza stampa in fretta e furia al Salone d’Onore. Scaramucce, si dirà. «Penso di avere la conferma e la fiducia delle componenti - ha ribadito il neo commissario, pronto già a ricandidarsi - Non so come si possa pensare che il calcio non fosse dalla mia parte». La Serie C, l’assocalciatori, gli allenatori e formalmente pure la Serie A lo hanno sostenuto pubblicamente. Con le elezioni al 14 dicembre, le candidature andranno presentate entro il 6 novembre, quindi tra un mese. Eventuali avversari non dovrebbero avere tempo per organizzarsi. «Incomprensioni col presidente del Coni? È un eufemismo», ha poi ammesso.
Le regole e le pressioni
«Qualcuno ha mandato dei messaggi mafiosi - il duro affondo di Buonfiglio - ma non mi faccio influenzare». Nemmeno dalla politica, una parte della quale spingeva per il ribaltone? «Né da destra, né da sinistra, né da sopra, né da sotto», ha ribadito. Salvo poi dire: «Ho ricevuto pressioni interne ed esterne al mondo dello sport». «La cosa fondamentale è il rispetto delle regole - ha proseguito - Cosa che è stata sancita col commissariamento. Ognuno la può raccontare come vuole, ma gli uffici non hanno funzionato e la giustizia sportiva ha perso troppo tempo. Quando ero presidente della canoa vinsi le elezioni ma scoprirono che alcune schede non erano timbrate. Tornai alle urne. Ero vittima, come lo è oggi Malagò».
Il retroscena svelato da Buonfiglio
Buonfiglio ha svelato un retroscena: «Dalla Serie A ho ricevuto messaggi contraddittori. Qualcuno mi chiedeva di fare il commissario, qualcuno minacciava che la lega potesse uscire dalla federazione, poi hanno impiegato sei ore per fare un comunicato per dire no al commissariamento». Nessuna replica da Via Rosellini, dove sembrano riaffacciarsi le spaccature di un tempo. A chi gli contesta le tempistiche dell’accordo, Buonfiglio ha ricordato che «un gol al 95’ è comunque un gol». La chiosa all’ex presidente Coni e membro Cio, Pescante: «Abbiamo ritrovato unità e affermato il principio che l’autonomia dello sport porta anche a queste situazioni. Se mi aspetto strascichi? Direi strascichini...».