Come se lo scoppio del caso Hantavirus della scorsa primavera non ci avesse messo abbastanza in ansia, ci mancavano solo le ultime news riguardanti la morte di una ricercatrice in Russia, venuta a mancare nella notte tra il 1° e il 2 ottobre scorso dopo essere entrata in contatto con il batterio della peste, una malattia che pensavamo di aver dimenticato per sempre dopo aver chiuso i Promessi Sposi.
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Eppure, contrariamente a quello che molti potrebbero pensare, questa patologia esiste ancora, e anzi non è mai sparita. Ma considerato che qui si parla di peste polmonare, trasmissibile da uomo a uomo, forse è arrivato il momento di fare un po' di chiarezza, con lucidità e senza farsi prendere dal panico.
Quello che sappiamo della donna morta di peste in Russia
Il suo nome era Darya Shipilova, ed era una ricercatrice al lavoro a Shelekhov, una piccola cittadina nell'area di Irkutsk, nella Siberia sud orientale, una regione piuttosto remota. La notizia della sua tragica scomparsa è stata inizialmente confermata da Rospotrebnadzor, l'agenzia russa che si occupa di malattie infettive, mentre in un secondo momento su alcuni media indipendenti è trapelata l'indiscrezione secondo cui la causa del decesso fosse da ricollegarsi proprio ad una forma di peste.
C'è un problema: le informazioni non sono particolarmente affidabili né trasparenti. Per il momento il Cremlino si è limitato a parlare di una generica «polmonite di origine sconosciuta». Insomma, uno scenario non molto diverso da quello che era emerso a fine 2019 con i primi casi di Coronavirus a Wuhan, in Cina. Non è nemmeno chiaro come la donna sia venuta in contatto con l'agente patogeno, anche se si è parlato di un possibile errore umano in laboratorio.
Quel che è certo - per fortuna! - è che la macchina sanitaria si è subito messa in moto: le autorità hanno fatto scattare immediate le misure di contenimento, isolando il reparto che ha ospitato Darya Shipilova e rintracciando tutti i suoi contatti recenti. Attualmente le persone in quarantena sono circa 200, compresi 95 ricercatori del centro di analisi che - stando a quanto riferito dai ricoverati - starebbero dormendo su sedie e pavimenti all'interno della struttura.
Che rischi ci sono, concretamente?
Lo scenario è in continuo aggiornamento, per quanto la situazione paia sotto controllo. L'Ambasciata degli Stati Uniti è a conoscenza delle notizie di stampa provenienti dalla regione di Irkutsk su un presunto caso di peste polmonare e ha confermato un avviso di viaggio di Livello 4 (Non viaggiare) tramite il Dipartimento di Stato per la Russia, specificando che i cittadini statunitensi attualmente nel Paese dovrebbero lasciarlo immediatamente. Per adesso gli USA invitano caldamente i cittadini statunitensi che pianificano un viaggio in Russia a non farlo, a causa del rischio di detenzioni ingiustificate e per motivi di sicurezza.
Nel frattempo, ai microfoni della CNN, il virologo siberiano Alexander Chepurnov ha rassicurato sull'efficacia delle procedure attivate per bloccare la propagazione del patogeno. Il protocollo prevede infatti che, di fronte a un potenziale contagio, gli operatori debbano comunicarlo subito, effettuare la decontaminazione, sottoporsi a visita ed entrare in isolamento fiduciario in una zona dedicata per la durata del periodo d'incubazione.
Ma non finisce qui: l'allerta resta comunque alta anche nei Paesi confinanti come Kazakistan e Uzbekistan, che hanno intensificato le verifiche sanitarie ai valichi di confine, per ulteriore scrupolo.
C'è una cura per la peste?
Sono per fortuna molto lontani i tempi della Peste Nera del 1300, che uccise circa venti milioni di persone solo in Europa. All'epoca non si conosceva il batterio originario, lo yersinia pestis, legato alle pulci presenti sui ratti che viaggiavano sulle navi in arrivo nel Vecchio Continente.
Oggi abbiamo degli antibiotici molto efficaci che ci permettono di curare la malattia, anche se la peste polmonare che ha colpito la scienziata russa è non solo una delle più letali (uccide quasi il 100% dei pazienti dopo poche ore dall'insorgere dei sintomi) ma si può trasmettere da persona a persona tramite goccioline in aerosol, per esempio con i colpi di tosse: questo perché contrariamente alla peste bubbonica e a quella setticemica qui il batterio si annida fino ai polmoni. Fondamentale, in questo caso, è trattare il paziente non appena iniziano a manifestarsi i primi segnali della malattia.
Per il momento, l'Organizzazione Mondiale della Salute definisce il rischio di un contagio globale «basso», ed è quindi difficile - per quanto non impossibile in assoluto - che si possano registrare casi anche in Italia. Nonostante tutto, va comunque ricordato che ogni anno si contano al mondo poche centinaia di casi di peste a livello mondiale, spesso in aree rurali dove le persone possono venire a contatto con maggior frequenza con alcuni dei roditori portatori del patogeno.
Per concludere, è giusto mantenere alto il livello di prudenza, come per qualunque altra malattia potenzialmente pericolosa, ma non c'è motivo di allarmarsi.