Manuela Moreno: «Il mio matrimonio saltò tre giorni prima della cerimonia, scoprii che era già sposato»

L'ottimo Alberto Matano, che ogni anno sembra sul punto di fare altro ma alla fine resta sempre alla Vita in diretta su Rai1 (è lì dal 2019 e anno dopo anno rischia di finire un po’ come Michele Cucuzza, cioè a condurre quello e basta, a parte la gestione del tesoretto di Ballando con le stelle), quest'estate ha trovato in Manuela Moreno una collega capace di guidare il suo programma in maniera fresca e personale, non da supplente e basta (ha viaggiato oltre il 18 per cento di share). Una professionista che la scorsa settimana ha messo in scena la scoppiettante gag della telefonata a sorpresa con Milly Carlucci (preparatissima, ovviamente) per annunciare che anche lei sarà fra i concorrenti della nuova edizione di Ballando, al via su Rai1 il 3 ottobre. 


Una giornalista di lungo corso come lei, accettando di farsi valutare con la paletta da Guillermo Mariotto e soci dopo una rumba o un cha-cha-cha, dove sta andando? A 60 anni ha chiuso con l'informazione?
«Guardo avanti. Non mi piacciono i bilanci e non li voglio fare. Sono a quota 100 (ride, ndr), ho 40 anni di carriera e 60 di età: posso permettermi un po' di leggerezza. Quindi mi divertirò a ballare. Spero mi regga il fisico».


Ma come? Nel 2006 partecipò anche a “Notti sul ghiaccio”. E c’era chi la chiamava “The Body”.
«Una volta. Io faccio di tutto per restare in forma, ma ho 60 anni, cosa che dico senza alcun problema, e gli allenamenti di Ballando sembra che siano pesantissimi».


Ha chiesto consigli alla collega Luisella Costamagna che ha vinto l’edizione del 2024?
«No. Luisella, però, mi piaceva. Le mandavo messaggi di continuo (prende il cellulare e li mostra, ndr): "Sei pazzesca! Bravissima!!! Ti voto". L'ho vista trasformarsi in pista senza perdere la sua cifra professionale. Rigorosa, atletica, credibile e mai sguaiata. Ha aggiunto qualcosa a quello che era ed è». 


Per caso Costamagna si è fatta viva?
«No. Però magari lo farà a programma partito».


Ha parlato con la sua amica Hoara Borselli, ex modella oggi opinionista, prima vincitrice di “Ballando” nel 2005, con la quale insieme ad altre colleghe nel 2024 ha dato vita all'associazione sindacale di destra “Giornaliste italiane”?
«Non ancora. L'ho vista il 14 luglio a L'Aquila per la Partita del Cuore cantanti contro politici e giornalisti. La sentirò prossimamente». 


È vero che avrebbe preferito fare la giurata?
«Sì, così almeno una volta avrei fatto la cattiva. Milly Carlucci però mi ha subito detto: "Sei troppo peperina per stare in giuria, devi ballare"».


Il suo nome in questi mesi è stato fatto anche per “Chi l'ha visto?”, “Agorà” e “Ore 14”: poi cosa è successo?
«Sì è parlato di me anche per una prima serata di Rai2. Alla fine sono arrivata alla Vita in diretta perché la persona indicata non ha trovato un accordo (era stato selezionato Flavio Montrucchio che avrebbe dovuto condurre il programma con Emma D'Aquino del Tg1, ndr). Insomma, non sono stata la prima scelta ma non me ne frega niente. Quando c'è da ballare, è proprio il caso di dirlo, io ballo. Nella mia carriera - dall'inviata in giro per il mondo alla corrispondente dall'America, fino alla conduzione del Tg, programmi vari etc - ho fatto di tutto. Portando sempre a casa i risultati». 


Se dopo “Ballando” le arrivasse un'offerta simile a quella che ha avuto Selvaggia Lucarelli, condurre un reality come “L'Isola dei famosi”, che cosa farebbe?
«Non escludo niente. Mi sono sempre resa disponibile per l'azienda. Non dico che andrei a cantare sul palco dell'Ariston, ma mettersi in gioco e fare cose differenti è qualcosa che mi appartiene. Il mio motto “Non mettetevi troppo comodi” è riferito soprattutto a me».


Dalla Rai ha avuto il giusto o no?
«Io mi sento fortunata perché alla fine ho fatto quello che mi piaceva, e non era affatto scontato. Per il resto sono entrata da precaria nel 1992 e ho fatto dieci anni di contratti a termine. Non avevo parenti né conoscenze nel giornalismo e sono stata assunta attraverso l’accordo Rai-Usigrai per l’assorbimento dei precari. Mi sono fatta tutta la scala. Ho dato tanto a questa azienda, e infatti non ho mai avvuto neanche un gatto o una pianta: da un momento all’altro sono sempre stata pronta a partire per lavoro».


Ha dato troppo?
«Ma no...» 


Anche lei è una donna un po' woke per cui si offende se le chiedo perché non ha avuto figli?
«Può chiedermi quello che vuole, ci mancherebbe. Non ho figli perché non sono capitati. E va bene così. Mi sono potuta concedere la possibilità di essere una nomade». 


Quanto deve, visto come funziona in Rai, alla politica?
«Io sono una professionista. Ho le mie idee ma non faccio politica: lavoro. Nessuno ha mai alzato il telefono per me. Io non vengo da quel mondo. Io, per dire, non sono mai stata a Palazzo Chigi in vita mia».


Per questo non è diventata la seconda direttrice donna del Tg2 dopo Ida Colucci, nominata nel 2016? 
«Forse mi è mancato uno sponsor. Alla fine sono uscita dal Tg2 da caporedattore. Ma va bene così, non ambivo a tanto. Di sicuro non mi sono mai andati giù gli attacchi personali di stampo sessista». 


Si riferisce a chi sui giornali, e non solo lì, la definiva “sirenetta del direttore” quando conduceva “Tg2 Post” e il direttore era Gennaro Sangiuliano? 
«Sì. Ho trovato quegli attacchi incivili. Lo sottolineo perché credo che anche nell'ambiente del giornalismo ci sia ancora molto maschilismo. Per criticare un progetto politico o un'azienda non si può insultare una persona come me che, tra l'altro, in Rai è entrata molto prima di quel direttore e da sola - lo ripeto - aveva già fatto tutto il percorso senza dritte né miracoli. Per dire, io oggi guadagno 3.500 euro al mese». 


E facendo “Vita in diretta” quanto prende in più?
«Duecento cinquanta euro lordi a puntata. Sono una dipendente. È così che funziona». 


Se fosse stata un uomo avrebbe fatto più carriera?
«Certo. Questo glielo metto per iscritto. Quando sei una donna e fai questo lavoro ti devono mettere in una casella: quella delle mogli, le amanti, le amiche... E quando non sanno dove metterti, in maniera un po' vigliacca partono gli attacchi più duri».


Faccia un esempio.
«Il giornalista ed ex politico radicale Marco Taradash mi attaccò sui social definendomi una che praticava bondage sadomaso solo perché mi aveva visto in tv con una camicia di ecopelle nera. A un uomo l’avrebbe mai detto?».


Quindi se fosse stata un uomo sarebbe arrivata alla direzione del Tg2?
«Forse sì, chi lo sa?».


Questa Rai, lei che è in azienda da tanti anni, come la vede? Da più parti si dice che stia vivendo una crisi senza precedenti.
«C'è stato di peggio».


Quando?
«Non glielo dico, ma ci sono stati anni in cui lavorare era molto difficile. La cosa che bisogna considerare oggi è che tutti noi dobbiamo assolutamente adeguarci ai cambiamenti tecnologici, di contenuto e di linguaggio. È tutto troppo vecchio». 


La nuova narrazione promessa da questa dirigenza in cosa consiste? Non si è capito tanto bene.
«Non saprei. Forse si vedrà più avanti. Nei prodotti ancora non si percepisce. Vedo continuità».

Due richieste di matrimonio sfumate, una saltata a tre giorni dalla cerimonia: qual è la magagna? È bella, brava e buona, però...?
«Sono piena di magagne (ride, ndr). Faccio tutto in modo imperfetto».


Un matrimonio saltato tre giorni prima però è una bella storia da raccontare: festeggiò lo stesso per lo scampato pericolo?
«No. È storia di più di dieci anni fa e andò malissimo. L'aspettavo per assaggiare la lombatina per gli invitati e non si presentò. E così scoprii di tutto. Finimmo in tribunale».


Con quale accusa? Perché non si voleva più sposare?
«No. Uno dei problemini era che lui era già sposato. Non poteva fare il bis (ride, ndr). Non posso dire altro, ci fu una condanna e un risarcimento. Fu una truffa sentimentale vera e propria. Parliamo d'altro?».


Da quanto tempo stavate insieme?
«Troppo poco, un anno. In fondo volevo fare punto a capo dopo la fine di un grande amore. Ora dal 2016 sto con il produttore Giacomo Maiolini, lui a Brescia e io a Roma. Stiamo benissimo».


Nel 1999 ebbe una breve relazione con Adriano Galliani, storico dirigente del Milan: è vero che per riconquistarla cantava al telefono “Cercami” e “Amico” di Renato Zero?
«Sì, terribile. Io, poi, sono una sorcina della prima ora...».


Come reagiva?
«Era inascoltabile. Riattaccavo quasi subito. Per me Renato è come un fratello». 


È più fan di Travaglio?
«Non lo so. Io ogni volta che Renato è in tour vado a sentirlo due-tre volte, Marco non se ne perde uno. E ogni tanto ci vediamo anche in un ristorante di Roma per cantare con il karaoke. Renato è Renato».

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