Modena, 31 agosto 2026 – Col sorriso perenne e un po’ sornione incorniciato da un batuffolo di capelli bianchi sempre perfettamente ordinati, Mario Righini, uno dei maggiori collezionisti di auto d’epoca, si avvia serenamente a compiere 94 primavere tra le mura del castello di Panzano, sua residenza, che fu proprietà della potente famiglia bolognese dei Malvasia.
Come ci si mantiene così in forma?
“Semplice, bisogna rimanere attivi lavorando anche se il ritmo si abbassa. In questo modo non si invecchia mai del tutto”.
Le auto Alfa Romeo, una passione eterna.
“Sono le mie preferite, le guido da oltre sessant’anni. L’Alfa quando ti entra nel cuore non esce più, è una fede”.
L’Alfa 1750 è la sua preferita.
“Ne vidi un esemplare per la prima volta verso la fine degli anni Trenta acquistato da mio padre. La considero un mito, l’Alfa 1750 è il fregio del mio biglietto da visita”.
A Castelfranco, paese che ha inventato il tortellino, sta per aprirsi la sagra di San Nicola. Mario Righini dà una mano?
“Con piacere offro come sempre la mia collaborazione mettendo a disposizione il castello per la tradizionale cena con le autorità e che riunisce coloro che hanno ricoperto il ruolo dell’oste guardone durante la sfilata storica dedicata al tortellino”.
Quante auto ci sono oggi nel suo museo all’interno del castello?
“Sono oltre un centinaio e ne vado orgoglioso perché al di là del valore rappresentano la passione di una vita e della storia della mia famiglia cominciata nel 1939”.
Come?
“Mio padre demoliva veicoli per riciclare parti di motore e della carrozzeria e quando era possibile salvava qualche auto, con attenzione alle Alfa Romeo. L’azienda continuò a guerra finita quando ebbe la concessione del recupero dei mezzi militari abbandonati e poi col recupero di pezzi dai mezzi civili. L’attività è operativa ancora oggi ad Anzola”.

Mario Righini ha compiuto 93 anni
Quali sono i gioielli della collezione?
“Sono tanti, ne cito alcuni. Ci sono un’Alfa Romeo 1750 Zagato degli anni Trenta, l’Alfa 2300 8C Monza del 1933 con cui gareggiò Tazio Nuvolari, una Ferrari 500 del 1953 costruita in 40 esemplari. Poi una delle due prime vetture costruite da Enzo Ferrari, l’Auto Avio Costruzioni 815 del 1940, che non poteva ancora fregiarsi del nome Ferrari in virtù di una clausola di non concorrenza di 4 anni con l’Alfa. Ne agevolai l’acquisto per un imprenditore di Bologna che ne scoprì l’esistenza, poi a sua volta dopo anni la cedette a me”.
Il Drake venne a conoscenza della Avio di sua proprietà?
“Certo, la volle vedere e ne certificò l’autenticità. Conservo una lettera con la firma siglata rigorosamente con l’inchiostro blu come era sua consuetudine”.
Com’era Enzo Ferrari?
“Uomo di poche parole, burbero ma onesto. Con lui nelle trattative si trovava sempre il giusto equilibrio”.
Ha conosciuto anche Ferruccio Lamborghini?
“Gran bel personaggio un po’ guascone. Mi invitava sull’aereo che conduceva personalmente. Gli piaceva volare verso Ferrara sulle risaie e si divertiva a scendere in picchiata fino a vedere i volti di chi stava sotto per poi risalire velocemente. Qualcuno, spaventato da quelle evoluzioni, segnalò la sigla dell’aereo. Gli consigliarono di evitare altri show. Nella collezione ho anche una delle prime Lamborghini uscite dalla sua fabbrica, una 3500 di cilindrata”.

L'imprenditore ha ricevuto un premio alla carriera dal Lions club Castelfranco Emilia - Nonantola
Le auto storiche si comprano più alle aste o tra collezionisti?
“Soprattutto tra collezionisti perché si creano vincoli di amicizia, c’è più calore e soddisfazione nelle trattative personali e spesso si fanno scambi alla pari. Conta più la familiarità che il ritorno economico”.
Perchè colleziona anche mezzi agricoli?
“Rappresentano il valore di coltivare la terra, risorsa di vita per l’uomo. Ne ho una quarantina tra trattori, seminatrici, trebbiatrici. I giovani oggi per questi oggetti hanno poco interesse, un vero peccato”.
Un segreto per fare affari?
“Meglio sempre far parlare molto l’interlocutore e ascoltare. In questo modo lo si studia, si comprende chi hai di fronte, che carattere ha e dove vuole arrivare. Poi si tratta”.