A giudicare dai calendari delle uscite, i supereroi puntano di nuovo sul cinema. Oltre al caso relativo a Wonder Man, le produzioni seriali targate Marvel Studios si stanno infatti assottigliando sempre di più. Il motivo? Forse, nei dati (top secret) delle piattaforme streaming.
Più qualità, meno quantità. Pare facile, vista la pressione delle piattaforme, degli sponsor, dei contratti e sì, pure dei fan, spesso e volentieri - bisogna dirlo - scontenti. È un dato di fatto: negli ultimi anni, i Marvel Studios hanno attraversato una fase di profonda riorganizzazione interna e strategica.
Per esempio, al fianco del grande successo di Spider-Man: Brand New Day, è arrivata la notizia della cancellazione di Wonder Man. Un mezzo peccato, lo show avrebbe meritato più tempo e attenzione. In fondo, l'era di Bob Chapek (durata poco, bisogna dirlo), puntava sull'acceleratore, intasando le sale e i server di Disney+ con una mole di contenuti che, prevedibilmente, ha finito per fiaccare anche gli appassionati più irriducibili. Marvel fatigue, qualcuno l'ha ribattezzata.
L'opinione di Kevin Feige: il troppo stroppia?
E ha ragione il mitico ""Prez della Marvel, Kevin Feige, quando parla di fattori e non di certezze, e di quanto sia "semplicistico parlare di stanchezza" considerando che "molte cose possono essere vere allo stesso tempo. I Fantastici Quattro sembravano e suonavano come nulla di ciò che avevamo visto prima in un film di supereroi, eppure si sono fermati a 521 milioni di dollari. Spider-Man: Brand New Day, invece, è direttamente la quarta parte di una saga e riprende gli eventi di No Way Home, ma racconta una storia che riesce a entrare in sintonia con il pubblico. In fondo parla di solitudine, dei pericoli di chiudersi nel proprio appartamento guardando il telefono. È un tema che oggi risuona in tutto il mondo".
Vero, Feige ha colto il punto. Il troppo stroppia. Se è troppo, la qualità si perde. Serve la scrittura, non la realizzazione a catena di montaggio - fermo restando che il cinema è un industria con scopo di lucro. Insomma, l'approccio di Chapek ha portato a risultati spesso controversi.
La dispersione delle energie creative su troppi progetti in contemporanea ha infatti causato i primi veri insuccessi al botteghino. Con il ritorno di Iger al timone, nel novembre del 2022, Disney ha deciso di invertire la rotta, privilegiando la qualità. Un cambio di paradigma che ha avuto un impatto decisivo anche sulla divisione televisiva, dove progetti in stallo da tempo potrebbero essere totalmente ripensati. Tra questi spiccano i casi di Champions e Strange Academy.
Champions e Strange Academy: quale destino?
Secondo le indiscrezioni diffuse dall'insider Daniel Richtman, e poi riprese da ComicBook i Marvel Studios starebbero valutando la possibilità di trasformare questi due progetti, originariamente concepiti come serie destinate a Disney+, in veri e propri film. Strange Academy avrebbe dovuto raccontare le vicende di una scuola per giovani stregoni diretta da Wong, ma lo sviluppo è stato sospeso nei primi mesi del 2025.
Stessa sorte per altri titoli in lavorazione. Ancor più travagliato è il percorso di Champions: nato anni fa come film dedicato agli Young Avengers, era stato successivamente riconvertito in un progetto seriale e rinominato a causa della naturale crescita anagrafica degli attori, ma non è mai arrivato alla fase di produzione vera e propria. Al momento, comunque, i Marvel Studios non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali su questi cambiamenti.
Il caso Wonder Man
Questa possibile evoluzione si inserisce in un quadro generale che vede le serie live-action subire un forte ridimensionamento in vista della fine del 2026. Attualmente, le uniche certezze nel palinsesto Marvel di Disney+ riguardano VisionQuest, in arrivo in autunno come capitolo conclusivo della trilogia nata con WandaVision, e la terza stagione di Daredevil: Born Again, attesa per marzo 2027. Parentesi a parte quella dell'avvocato Murdock: pubblico e critica fomentati per uno show che ha saputo rinnovarsi.
Se gli show animati, invece, se la passano molto meglio (Il vostro amichevole Spider-Man di quartiere e X-Men '97 hanno già i rinnovi), a confermare questo clima austero attorno alla tv c'è, appunto, il caso Wonder Man: sebbene la Disney avesse inizialmente accordato il rinnovo per una seconda stagione, il progetto è stato inaspettatamente bloccato poco dopo, mandando all'aria i contratti già firmati.
I dati top secret delle piattaforme
Una decisione che lo stesso regista, Destin Daniel Cretton (lo stesso di Spider-Man: Brand New Day), ha ammesso di faticare a comprendere, definendola una scelta improvvisa maturata ai piani alti. "Adoro quella serie alla follia", ha dichiarato a The Wrap. "Se dipendesse da me, la realizzeremmo. E credo davvero che se dipendesse anche da Kevin Feige, la realizzeremmo", e ha continuato: "non capisco appieno il business dello streaming, ma se il business fosse giusto, produrremmo quella serie perché so che Feige la ama quanto me. È un vero peccato. Sono profondamente dispiaciuto. Ma ho bisogno di capire appieno il perché".
Ecco, magari la chiave è tutta nelle logiche del business streaming che, come sappiamo, non condivide i dati, al contrario di quelli del box office che, sotto la luce del sole, sanciscono successi e flop. Allora, la risposta potrebbe essere implicita: probabilmente non vale la pena puntare su sforzo produttivo ed economico che non porta indietro un soddisfacente numero di utenti. Quali siano poi le soglie minime, beh, questo è tutto un altro discorso.