Master del Messaggero, Open day in redazione su IA e nuove tecniche

La sfida del futuro è battere sul tempo la comunicazione incontrollata dei social, puntando all’autorevolezza dell’informazione e al rafforzamento della verifica delle fonti. Nella cassetta degli attrezzi del giornalista ormai da tempo è arrivato un nuovo strumento: l’intelligenza artificiale. Saperla usare bene, con i prompt precisi e ben formulati, può fare la differenza e aiutare i giornalisti a vincere la battaglia contro la disinformazione. Questo perché la verifica della notizia è centrale e non può essere sovrastata dalla velocità di diffusione.

Sabato 10 ottobre (dalle 10,30) la redazione del Messaggero aprirà le porte agli studenti della terza edizione del Master di I livello in Giornalismo e Media Communication che l’Università Guglielmo Marconi organizza insieme al quotidiano e all’Academy Paolo Graldi (realtà nata per ricordare l’indimenticabile direttore del Messaggero, scomparso nel 2023). E proprio i futuri scenari dell’intelligenza artificiale saranno al centro di questo incontro durante il quale si presenterà la formula del percorso universitario post-lauream che vale 60 crediti formativi. Un open day, quindi, per entrare nella redazione romana di via del Tritone e per capire, nel profondo, come cambia la professione.

TEMPI E REGOLE

Tra intelligenza artificiale e giornalismo può, di fatto, nascere un patto non scritto per battere le fake news. Grazie al coordinamento del giornalista le notizie possono viaggiare più velocemente e con il “bollino di qualità” del controllo e della guida della professionalità umana.

Un paragone dell’evoluzione dei tempi rende tutto più chiaro. Il 18 giugno 1815 Napoleone venne sconfitto a Waterloo. Ma la notizia non arrivò a Londra tutta insieme: cominciò a circolare attraverso dispacci, corrieri e voci, mentre i giornali cercavano di capire quali informazioni fossero attendibili. Alcune testate anticiparono il dispaccio ufficiale di Arthur Wellesley, duca di Wellington, che arrivò la sera del 21. Altre, invece, attesero conferme. La storia della notizia di Waterloo racconta una tensione che è ancora attuale nei media: la necessità di arrivare per primi, avere fiuto per la notizia, ed essere certi di ciò che si pubblica. Unacapacità che si affina sul campo, facendo il giornalista. Le tecnologie dell’informazione oggi ci fanno correre. I tempi dilatati sono un lontano ricordo. E così, durante le primavere arabe del 2010 e del 2011 le notizie venivano diffuse prima sui social network e poi nei media tradizionali. Col risultato di generare cortocircuiti informativi dagli effetti devastanti. Un utente del web, quindi, può incappare in tantissime notizie non confermate, ogni giorno. Ecco, questa è una delle nuove sfide di chi fa cronaca: arrivare primi, anche solo di un secondo, ed essere sempre certi della veridicità dell’informazione. L’ascesa delle tecnologie è inarrestabile: serve conoscerle a fondo. Un master come quello organizzato dal Messaggero e da Unimarconi cavalca ormai da tre anni le innovazioni del settore e, di anno in anno, propone sempre un percorso didattico aggiornato. La formula è quella che ha dimostrato, sin dal suo primo anno, di funzionare: si può frequentare sia in presenza (a Roma) sia a distanza per 12 fine settimana. Oltre alla didattica, poi, c’è un tirocinio formativo direttamente nelle redazioni del Gruppo Caltagirone Editore (quelle del Messaggero, del Mattino, del Gazzettino, del Corriere Adriatico, del Nuovo Quotidiano di Puglia e di Leggo), oltre che nella redazione dei periodici MoltoSalute, MoltoDonna, MoltoFuturo, MoltoEconomia e nelle rispettive versioni digitali. Il legame tra l’IA e il mondo digitale è fortissimo. Lo sanno bene le redazioni dei giornali, dove ormai si dice che “il futuro è qui e ora”. Ecco, il 10 ottobre gli studenti potranno capire dove va la professione giornalistica, come si proietta nel futuro, quali sono i vecchi e i nuovi ferri del mestiere. Un appuntamento con l’orientamento affidato a professionisti d’eccezione chi si occupano di informazione da sempre. Tra loro, il direttore editoriale del Messaggero e direttore operativo del master, Massimo Martinelli, la vicedirettrice del Messaggero Barbara Jerkov, il caporedattore dell’edizione online del quotidiano di via del Tritone, Guglielmo Nappi, la giornalista e conduttrice tv Maria Latella e diversi altri giornalisti che compongono il corpo docente del master.

L’ANALISI

«Non si può e non si potrà mai fare a meno dell’informazione. Cambieranno i linguaggi ma sarà uno strumento che resterà tra le mani delle persone. I giornalisti devono stare al passo con le tecnologie e la differenza la fa una formazione costante – spiega Massimo Martinelli – A differenza di molte professioni, però, qui serve una giusta misura tra la didattica e le attività pratiche. Studiare serve ma è essenziale vivere i fatti dove avvengono. Vale ancora oggi la regola che le suole delle scarpe di un giornalista devono essere consumate. La formula del master Unimarconi-Il Messaggero è proprio frutto di questo percorso. Focalizziamo in modo chiaro i pilastri della professione durante le ore di lezione e poi diamo l’opportunità di vivere un’esperienza di stage direttamente nelle redazioni del gruppo editoriale. Una formula che, nelle due precedenti edizioni, ha permesso di trasformare alcuni di quei tirocini in contratti di collaborazione con le testate».

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