Matteo Pilone muore per il radon, l'ex aviere 91enne lavorava nel bunker dei veleni. Il figlio: «Un mese fa camminava ancora per le vie della città»

TEOLO - C’è un altro decesso a rendere ancora più lungo e mesto l’elenco delle vittime del radon nell’ex base militare del monte Venda. Il nuovo nome che si aggiunge ai quello delle decine di ufficiali e sottufficiali dell’Aeronautica, colpiti anche a distanza di anni dal congedo, è adesso quello Matteo Pilone, 92 anni il prossimo novembre, ed in servizio per più di trent’anni ai ponti radio proprio sulla cime del colle. Matteo Pilone, venuto a mancare l’altro ieri, segue nella lista dei decessi i dieci commilitoni che assieme a lui avevano prestato servizio nelle “casermette” collocate al di sotto delle antenne. Il verdetto dei sanitari, dopo essersi sottoposto un paio di mesi fa a dei controlli, è stato micidiale. La prima diagnosi parla anche in questo caso di mesotelioma pleurico, la forma aggressiva che colpisce i polmoni. Non è escluso, che tocchi ora ad un medico legale a verificare le cause effettive del decesso. «Eppure mio padre – conferma il figlio, Pierpaolo Pilone – sino a qualche mese fa, non aveva alcuna patologia connessa al tumore ai polmoni. L’ha scoperta di recente. Quando ormai non si sarebbe mai più aspettato un esito del genere». 


L’IMPEGNO NELLA CAUSA

Matteo Pilone, molisano di Sant’Elia a Pianisi, in provincia di Campobasso, ma residente da molti anni ad Abano, da pensionato aveva prestato attività all’interno del Comitato Vittime del Venda che raccoglie ex militari e i loro famigliari, reduci dal servizio nella base euganea. Impegnandosi per il riconoscimento della causa di servizio a quanti erano stati colpiti dai tremendi effetti del radon. E dando il suo contributo all’attivazione dei monitoraggi sanitari sul personale già in servizio alla base. Proprio la Regione e l’Ulss la scorsa primavera, aveva concluso, grazie ad un protocollo che ha visto l'apporto dello Spisal, il primo ciclo di controlli per 140 ex avieri della base, residenti quasi tutti nel Veneto. L’esito era stato solo in parte rassicurante. Perché le Tac restituite dai sanitari avevano riconosciuto gli effetti devastanti del mesotelioma in un altro ex militare in congedo. Mentre per altri era stata consigliata una prudente ripetizione del controllo a distanza di un anno. «Appena un mese e mezzo fa – conferma ancora il figlio del sottufficiale scomparso – mio padre camminava tranquillamente per Abano. Fra la diagnosi del mesotelioma e il decesso il passo è stato velocissimo». 

La morte di Matteo Pilone ha destato profondo cordoglio e notevole preoccupazione fra gli ex avieri del Venda, convinti ormai che il radon avesse conseguito per sempre il proprio tributo di vite umane di quanti avevano lavorato nell’ormai tristemente noto “bunker dei veleni” oltre che negli altrettanto pericolosi locali del ponte radio. Proprio per questo l’Associazione “Vittime del Venda” ha richiesto tempi ancora più stretti per lo svolgimento dei controlli oltre all’intensificazione dei ritmi degli esami diagnostici. Impressionante resta il fatto che tutti gli addetti al ponte radio seguiti nel corso degli anni dal Comitato Vittime, siano stati accomunati da un destino cosi tragico. 


IL DESTINO

Matteo Pilone era andato in pensione parecchio tempo fa, quando la base era ancora attiva e non era stata smantellata. Aveva visto scomparire uno dopo l’altro compagni di vita e di lavoro prima, e poi di impegno sociale a favore delle vittime successivamente. Chiudendo poi lui stesso, inaspettatamente, la lista dei deceduti. Ignaro che il radon non perdona. Nemmeno a distanza di anni.