17 settembre 2026 | 19:31

Il consigliere regionale bergamasco del Partito Democratico e componente della III Commissione Sanità: “Siamo accanto ai camici bianchi”
Oltre 400 medici di famiglia hanno protestato sotto al Pirellone, sede del Consiglio Regionale, per lamentare le loro condizioni di lavoro, anche alla luce della riforma nazionale che vede le Case di Comunità come luoghi di ricostruzione di una sanità territoriale che in Lombardia è stata ridotta fino a prima del PNRR ai minimi termini.
I professionisti denunciano che, così come sono state avviate, molte delle Case di Comunità non funzionano e che ora saranno costretti a fare ore aggiuntive, riducendo quindi quelle a disposizione del proprio territorio, in strutture senza le attrezzature, i servizi e il personale necessari.
“Siamo stati in piazza ancora una volta a fianco dei medici di famiglia per sostenere il loro lavoro. Hanno perfettamente ragione quando dicono che è sempre più difficile in Lombardia fare questo mestiere, abbiamo più volte raccolto le loro richieste e le abbiamo tradotte in proposte attraverso mozioni che ci sono state sempre bocciate dalla destra che governa la Regione”, spiega Davide Casati, consigliere regionale bergamasco del Pd e componente della III Commissione Sanità.
“E le nostre proposte partono dalla revisione radicale del sistema informatico regionale SISS, quello attraverso cui i medici prescrivono le ricette, che troppo spesso non funziona e blocca il loro lavoro, quando alla mattina accendono il computer e ogni volta è una sorpresa perché spesso, soprattutto il lunedì e il martedì, cioè dopo il fine settimana, il collegamento con il servizio informatico di Regione non va. Per non parlare del carico burocratico che li costringe a occuparsi sempre più di procedure che tolgono tempo da dedicare ai pazienti”, aggiunge il dem.
“Noi sosteniamo che i medici di famiglia devono poter lavorare in gruppo, con studi condivisi e supportati da personale e attrezzature, ma Regione Lombardia non dà loro sufficiente sostegno, lasciandoli soli di fronte a pazienti sempre più fragili. C’è bisogno, poi, di sostenere il loro percorso formativo, che deve evolvere al rango di vera e propria specializzazione universitaria con l’adeguamento della remunerazione. Non ultima, va affrontata concretamente la partita delle Case di Comunità che è solo all’inizio e non è ancora stata in realtà chiaramente implementata dalla Regione: un medico che oggi obbligatoriamente si trova a dare la sua presenza in Casa di Comunità non sa nemmeno quali sono i compiti cui si deve dedicare. Regione Veneto ha chiarito in modo più efficace una serie di questioni rimaste in Lombardia ancora in sospeso, risolte invece da tempo in regioni come la Toscana o l’Emilia-Romagna”, precisa Casati.
“In definitiva, Regione Lombardia non può chiedere di più all’attività dei medici di famiglia, dire che sono il centro della sanità e poi lasciarli lavorare in queste condizioni. Chiediamo più sostegno ai medici di famiglia subito. Ne va del futuro della sanità lombarda e della salute di tutti noi”, conclude il consigliere Pd.