Meloni cita Mattarella sul tetto agli stranieri in classe, ma le sue circolari avevano uno spirito opposto

Meloni cita Mattarella sul tetto agli stranieri in classe, ma le sue circolari avevano uno spirito opposto

di Carlo Sorgi*

Giorgia Meloni è stata protagonista, la sera del 22 settembre negli studi Rai, del doppio appuntamento serale condotto, sempre con grande accondiscendenza, da Bruno Vespa a Cinque Minuti e Porta a Porta.
Sulla scuola e sul tema dell’integrazione scolastica, per confortare le sue proposte di decreto con un tetto di presenze di studenti stranieri, ha improvvidamente citato il Presidente Mattarella che, quando era ministro dell’Istruzione, avrebbe redatto delle circolari (la n.301 del 1989 e la n.205 del 1990) per non concentrare gli alunni stranieri, indicando quindi lo stesso spirito della iniziativa meloniana sul tetto al 30% nelle aule di studenti stranieri che non parlano italiano.

Stiamo parlando del periodo 1989/1990, l’allora ministro dell’istruzione Mattarella indicava l’opportunità di non inserire nella stessa classe più di quattro alunni stranieri, e successivamente di non superare le cinque unità per gruppo linguistico. L’obiettivo dichiarato era soprattutto favorire l’integrazione linguistica e rendere più semplice il lavoro didattico. Le indicazioni, peraltro, non costituivano un limite rigido imposto alle scuole. Infatti si parlava di circolari e non di decreti come nel caso di Meloni. Quindi una chiave di lettura totalmente opposta allo spirito del decreto preannunciato da Meloni.

Ha spiegato benissimo al Fatto Quotidiano Stefano Versari, ex numero uno dell’ufficio scolastico regionale (Usr) dell’Emilia Romagna ed ex capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del ministero, che questa misura non è in alcun modo realizzabile ed altre dovrebbero essere le iniziative per contrastare “un’inadeguata politica abitativa che ha determinato nei decenni la creazione di aree residenziali in cui sono concentrate popolazioni immigrate, queste, a loro volta, più spesso internamente divise per appartenenze etniche e religiose”.

Sempre sullo stesso giornale Lorenzo Zacchetti ha ricordato l’esperienza dell’Albero dai mille colori che racchiude uno spazio prescolare, corsi di lingua italiana e di convivenza scolastica e coinvolgimento delle madri, in stretto raccordo con la scuola dell’infanzia, così da monitorare le situazioni più meritevoli di intervento. Psicomotricità, musica e arteterapia affiancano i ragazzi nel percorso extrascolastico, insieme a laboratori di confronto interculturale che favoriscono una reale integrazione.

Meloni ha anche parlato del divieto di burqa e niqab a scuola, che dovrebbe essere inserito nel nuovo decreto. Secondo una valutazione del sito La Tecnica della Scuola, una casa editrice che di occupa di informazione, normativa scolastica e didattica: “Quasi la metà di allievi non italiani, il 42,9%, ha cittadinanza europea (i comunitari quasi un quinto), poi abbiamo il 27,8% di estrazione africana, il 20,7% asiatica e l’8,5% americana (quasi tutta latinoamericana) […] dei circa 350mila alunni musulmani, si suppone che poco più della metà, 150mila, siano di sesso femminile. Di queste, però, ne vanno considerate solo meno della metà, non oltre il 40%: per tradizione, infatti, il velo viene fatto indossare alle bambine e ragazze solo dopo la prima mestruazione”. Si ritiene quindi ragionevolmente che circa l’1% porti il velo, cioè parliamo di circa 500-600 allieve. Con una proporzione di un caso ogni 660 classi.

Siamo seri. Le nostre scuole sorgono in zone ad alto rischio sismico al 44%. In termini di autorizzazioni oltre il 41% degli immobili è privo di collaudo statico e il 56% sprovvisto di certificato di agibilità. Molti dei fondi destinati a interventi indifferibili contro il rischio sismico, la bonifica dell’amianto e la messa in sicurezza da crolli di solai e controsoffitti sono però bloccati, come ha rivelato la Corte dei Conti nel rendiconto generale dello Stato del 2025, in particolare per le difficoltà degli enti locali chiamati ad attuare gli interventi.

A questo si aggiunge il peso degli adempimenti legati all’aggiornamento dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica. “Le criticità rilevate non si esauriscono sul piano meramente informativo, ma incidono direttamente sulla qualità e sicurezza degli ambienti di apprendimento, rendendo necessario un presidio costante da parte delle Amministrazioni competenti” si legge nella relazione. Questo solo per indicare una delle urgenze più rilevanti della scuola, come rilevato anche dalla Flc Cgil nel documento 6 luglio 2026.

Non parliamo della condizione degli insegnanti e del corpo non docente: sono circa 200mila i supplenti (dati Anief), tra docenti e personale Ata, che sono stati nominati in questi giorni con contratti a tempo determinato e che, di fatto, permetteranno alla scuola di sopravvivere. La maggior parte sono insegnanti di sostegno. Molti lavoreranno fino alla fine dell’anno, ma tanti altri si alterneranno, costringendo gli studenti a cambiare insegnante diverse volte da settembre a maggio.

Però parlare di problemi seri non conviene a chi non ha le capacità di affrontarli, come dimostrato nei fatti da Meloni e i suoi colleghi di governo: meglio occuparsi di gonne e burqa.

Qualcosa dovrebbe aver capito Meloni in quattro anni di governo, cioè che in Italia puoi essere di destra fin che vuoi ma devi lasciare in pace la Costituzione e il Presidente della Repubblica, in particolare se si tratta di Mattarella. Ma l’angoscia per in fenomeno di fagocitazione da parte di Vannacci la spinge ad azioni sempre più scomposte e in termini di rapporti istituzionali inqualificabili. Come direbbe Flaiano: “la situazione è grave ma non seria”.

*già magistrato, coordinatore Comitato per il No Forlì Cesena