TREVISO - Lionel Messi continua a decidere le partite contro avversari molto più giovani. Novak Djokovic, vicino ai quarant'anni, affronta a Wimbledon atleti nel pieno della forza fisica e resta competitivo ai massimi livelli. Fenomeni irripetibili, certamente, ma non si tratta di miracoli. Dietro la loro longevità sportiva ci sono allenamento, alimentazione, recupero, controllo dello stress e una cura quotidiana del corpo iniziata molti anni prima. È da questi esempi che l'Usl 2 è partita per parlare di longevità e invecchiamento attivo. Un tema che riguarda da vicino una provincia con un'aspettativa di vita media di circa 84,1 anni e con una popolazione anziana in continuo aumento. «La longevità non è un interruttore che si accende a ottant'anni, ma un patrimonio che si costruisce giorno dopo giorno», spiega Andrea Rossi, primario della Geriatria del Ca' Foncello.
Dottore, quali sono i pilastri della longevità?
«Alimentazione, esercizio fisico, qualità del sonno e capacità di gestire lo stress. A questi aggiungerei l'idratazione, l'assenza di fumo, un consumo molto limitato di alcol e la presenza di relazioni familiari e sociali solide».
Consigli per lo stress?
«È uno dei fattori più sottovalutati. Tecniche come la mindfulness e la respirazione consapevole possono aiutare. Djokovic le utilizza per migliorare la prestazione, ma sono strumenti utili anche nella vita quotidiana».
Quanto pesa la genetica?
«Può incidere per circa il 30%. Ma lo stile di vita pesa complessivamente più del 50%. Significa che abbiamo un margine molto ampio sul quale intervenire».
Come stanno gli anziani trevigiani?
«In generale il contesto è buono. Treviso è una delle province più longeve del Veneto e d'Italia. Esiste ancora un tessuto familiare e sociale solido, ci sono mediamente risorse economiche e nella maggior parte dei casi i figli continuano a occuparsi dei genitori anziani».
Le difficoltà, però, non mancano.
«Il problema principale è l'aumento numerico degli anziani. È quindi inevitabile trovare più difficoltà nell'accesso alle case di riposo, più ricoveri e più persone anziane nei pronto soccorso».
Conta più l'età scritta sulla carta d'identità o quella biologica?
«Conta molto di più l'età biologica. Due persone di novant'anni possono essere completamente diverse: una autonoma, lucida e con una buona riserva muscolare; l'altra fragile e dipendente nelle attività quotidiane».
Come viene valutata?
«Al Ca' Foncello utilizziamo anche l'MPI, il Multidimensional Prognostic Index, che offre una fotografia a 360 gradi del paziente. Considera autonomia, stato nutrizionale, capacità cognitive, terapie, malattie, condizioni sociali e rischio di fragilità. Nel nostro ambulatorio prechirurgico abbiamo raccolto un database di 126 pazienti».
Cosa avete scoperto?
«Che l'età biologica predice gli esiti molto meglio di quella anagrafica. Abbiamo valutato anche la mortalità a distanza di uno o due anni e l'età riportata sulla carta d'identità risultava meno significativa rispetto alle condizioni complessive del paziente».
Quindi si possono affrontare interventi importanti anche dopo gli ottant'anni?
«Sì, purché la selezione sia accurata. Una donna di 86 anni è stata sottoposta al Ca' Foncello a un'emicolectomia destra per una neoplasia del colon. Aveva una buona età biologica: a sei mesi dall'operazione è viva e ancora autonoma».
Ci sono anche novantenni sorprendentemente in forma?
«Recentemente ho visitato un uomo di 92 anni che assume un solo farmaco e ha esami praticamente perfetti. Ha sempre vissuto in campagna, è rimasto attivo ed è circondato dall'affetto dei tre figli. La genetica avrà certamente contribuito, ma anche il suo stile di vita e la rete familiare hanno avuto un ruolo decisivo».
Quanto contano gli affetti?
«Moltissimo. Gli anziani che continuano a sentirsi utili, amati e inseriti nella famiglia e nella comunità vivono meglio e spesso più a lungo».
Qual è, allora, la ricetta per vivere più a lungo?
«Serve essere costanti. Muoversi ogni giorno, mangiare bene, dormire, bere regolarmente senza attendere lo stimolo della sete, non fumare, limitare l'alcol, controllare i fattori di rischio e coltivare relazioni profonde. La longevità si costruisce attraverso le scelte quotidiane».