Sorelle ritrovate, la zia Maria: «Io, rimasta sola da quando s'è saputo che le nascondevo. Ma non sono un'assassina»

«Io non sono un'assassina. Mi sono trovata di fronte a una cosa più grande di me. Ora sono sola». Sono le parole pronunciate da Maria Sofia Russo, 80 anni, originaria di Formia, al centro di una delicata vicenda giudiziaria, con una comunità che si è fatta distante e che sembra aver preso posizione ben prima degli accertamenti definitivi. L'ottantenne è indagata a piede libero per sequestro di persona aggravato in concorso nell'ambito del caso delle due sorelline di Minturno, scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno, dopo essere state prelevate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e successivamente rese irreperibili.

Con lei risultano coinvolti la madre delle bambine, Valentina D'Acunto, 39 anni, il nonno Marco, 62 anni, e il compagno della donna, Vincenzo Esposito, 46 anni. Tutti e tre, difesi dagli avvocati Ernico Mastantuono e Luca Cupolino, sono sottoposti all'obbligo di firma e di dimora nella provincia di Latina. Dopo aver trascorso una notte nelle carceri di Teramo e Sulmona, hanno avuto una misura meno afflittiva.

La ricostruzione

Russo aveva ospitato le minori nella propria abitazione per circa due settimane, mentre all'esterno si attivava una macchina imponente di ricerche coordinate dalla prefettura dell'Aquila, fino all'arrivo dei carabinieri che le hanno liberate. La Procura di Sulmona aveva aperto un fascicolo per sottrazione di minori e abbandono di minori. La donna non avrebbe avuto piena percezione della gravità della situazione né delle possibili implicazioni penali, limitandosi ad accogliere le minori su richiesta della madre. «Volevano stare con la mamma che mi ha chiesto un piacere», ha ripetuto più volte l'ottantenne.

Accanto al percorso giudiziario, si muove anche quello umano. Dopo il ritrovamento delle ragazzine all'interno del suo appartamento, la donna sarebbe stata isolata dalle persone attorno a lei. A confermarlo è anche il suo difensore, l'avvocata Sara Grieco. «Le persone hanno paura di venire da me. Solo qualcuno mi telefona per chiedermi come sto. Soffro di pressione bassa», racconta Russo. Non esce più di casa. Anche le abitudini quotidiane si sarebbero incrinate. La donna necessita di alcune iniezioni. Neppure la parrucchiera andrebbe più nella sua abitazione e solo una volta, sollecitata da una vicina di casa, si sarebbe recata dalla signora.

«Sono sola. I volontari mi fanno la spesa. La gente ha l'idea che ho sbagliato. Ma io non sono abituata a dire le bugie. Sono fatta così» aggiunge, lasciando trasparire fragilità e smarrimento. È il racconto di una persona anziana alle prese non solo con un'indagine grave, ma anche con le conseguenze sociali che ne derivano. «Mi è stato detto che devo presentarmi da qualche parte ma non so quando», afferma Maria Sofia Russo, riferendosi ai prossimi sviluppi giudiziari.

L'inchiesta della Procura di Sulmona è ancora in evoluzione. Si lavora per definire le posizioni di altre persone che potrebbero essere coinvolte nel caso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA