Michele Cecconi muore a 23 anni nell'incidente con il trattore del nonno. Mamma e papà: «L'ha tradito il cedimento dell'argine»

MESTRE (VENEZIA) - «È stato un tragico incidente. Michele sapeva guidare quel trattore da anni ed era un ragazzo con la testa sulle spalle. L'argine ha ceduto e il mezzo gli si è capovolto sopra».
Marina Zanardo e Maurizio Cecconi aprono la porta di casa, in centro a Mestre, per raccontare chi era Michele Cecconi, il loro figlio secondogenito, morto a 23 anni nella notte tra venerdì e sabato, a Ca' Noghera vicino alla tenuta del nonno materno Settimio.
Il loro è un dolore straziante eppure molto composto: mentre parlano, affiancati dall'altro figlio Pietro, più vecchio di tre, mostrano le foto di Michele che raccontano di un giovane pieno di vita, che sapeva guidare bene il trattore che gli è costato la vita.

Chi era Michele?
«Era un ragazzo speciale, chiunque lo ha conosciuto lo può confermare. Irradiava gentilezza, serenità, amore. Era un ragazzo saggio, una persona particolare. Dopo il diploma al Liceo Bruno era andato a studiare Filosofia a Ferrara. Aveva finito gli esami e stava concludendo la tesi. Si sarebbe laureato a dicembre. Ora che era rientrato in città, aveva deciso di trasferirsi a Ca' Noghera, perché amava quella casa in campagna dove la nostra grande famiglia si ritrova. Il nonno gli aveva passato, come anche agli altri nipoti, l'amore per la cura della terra e gli aveva insegnato tutti i lavori agricoli».

Era solito usare il trattore?
«Abbiamo tre ettari di terreno. I ragazzi, i nostri figli così come i cugini, che tra loro sono come fratelli, hanno sempre frequentato la casa del nonno. Venerdì mattina era andato proprio col trattore a tagliare l'erba. Quei posti li conosceva a menadito. Lui è sempre stato in grado di guidare il mezzo. Era esperto, mai e poi mai avrebbe fatto qualcosa di cui non si sentiva sicuro e che avrebbe potuto mettere in pericolo lui o qualcun altro».

Michele aveva invitato i tre amici a fare un giro con lui, alla sera.
«Li conosciamo da sempre, sono di casa, hanno studiato assieme e vengono in vacanza con noi. Abbiamo parlato con loro e ci hanno spiegato l'esatta dinamica dell'incidente. Erano arrivati col camper perché si sarebbero dovuti fermare a dormire là, per stare in compagnia. Hanno cenato, scambiato quattro chiacchiere e poi sono andati a fare un giro col trattore sull'argine che, al di là del canale, costeggia in parallelo la Triestina, dalla parte opposta al Casinò. Siamo fuori dalla nostra proprietà dove c'è la servitù di passaggio per tutti coloro che vanno sui campi. Non era la prima volta che si dirigeva da quella parte».

Che idea vi siete fatti di ciò che è accaduto?
«Prima di arrivare in fondo, dove c'è il bacino di scolo dell'acqua, Michele ha deciso di fare inversione a U per tornare indietro. Dapprima ha sterzato alla sua sinistra verso le colture e le canalette di irrigazione, quindi subito tutto a destra per girare il mezzo e riprendere la direzione dritta sulla via del ritorno. L'argine è largo, certamente ha tenuto un margine di sicurezza nella manovra. In quell'attimo la ruota anteriore sinistra si è piantata, la sponda ha ceduto, il mezzo vi si è ribaltato dentro».

E poi?
«L'amico che gli sedeva a destra è stato sbalzato sul prato. I due che erano dietro sono finiti in acqua, ma sono subito riemersi. Il canale sarà alto un metro, ma il fondo è molto limaccioso e tende a crollare. Michele è stato schiacciato dal trattore e non ha avuto scampo. Gli amici hanno provato di tutto, ma il mezzo pesa quasi 30 quintali, impossibile spostarlo. Hanno scavato con le mani, fatto di tutto per aiutarlo. Hanno subito chiamato i soccorsi al 118 e ci hanno telefonato. In 10 minuti eravamo sul luogo dell'incidente».

Quando avete rivisto Michele?
«Verso le 3 quando l'autogru dei Vigili del fuoco ha issato dalla Triestina il trattore e il suo corpo è potuto riemergere. Abbiamo la speranza che sia svenuto prima e non si sia accorto che stava annegando. Non ci sono segni sulle dita delle sue mani del tentativo di mettersi in salvo. Viceversa sulla testa c'è un colpo netto, probabilmente il mezzo lo ha colpito facendogli perdere subito i sensi».

Lui amava andare a Ca' Noghera.
«Ha abitato con noi in centro prima di andare a Ferrara per l'università, ma quando poteva ritornava lì dal nonno, dove adesso aveva deciso di restare più stabilmente. Era il suo habitat naturale. Aveva esperienza e pratica. Si stava anche preparando a prendere il brevetto per tagliare e capitozzare gli alberi in quota. Nonostante l'età giovane era già un esperto. Non ha fatto né una cosa avventata né una bravata».

Che ricordo desiderate tenere di lui?
«Michele ci ha dato tanto amore. È stato uno studente brillante, riconosciuto dai suoi docenti così come da chi ha avuto modo di coinvolgerlo in diverse iniziative a cui si è applicato. Da piccolo suonava il pianoforte, la chitarra, il violino. Crescendo si è appassionato di sport. Da qualche anno amava immensamente la montagna, facendo rifugi e scalate su vie ferrate, dal Cadore al Comelico. Un ragazzo pieno di vita».

Il funerale

I funerali di Michele Cecconi Zanardo si terranno domani (9 settembre) alle ore 10, nella chiesa di San Lorenzo martire, in piazza Ferretto. A celebrarli sarà don Lorenzo De Lazzari, che oggi guida la comunità di San Paolo in via Stuparich, ma per tanto tempo è stato il cappellano del duomo. Michele, da bambino e da ragazzo, ha frequentato lì il catechismo, ha fatto i sacramenti della comunione e della cresima, accompagnato proprio dal giovane sacerdote. Sull’epigrafe c’è una sua bellissima foto mentre è sorridente. In queste ore la famiglia si è ritrovata ancora più unita nel dolore. Lo zio di Michele è Damaso Zanardo, il noto imprenditore del settore della logistica, presidente dell’Its Marco Polo Accademy e figura di primo piano nel mondo della Confindustria.
La famiglia Zanardo è molto conosciuta a Ca’ Noghera. Lì abita il nonno Settimio, che ha instradato l’azienda, e lì le famiglie dei fratelli Marina e Damaso si ritrovano abitualmente, nei weekend, durante le vacanze, nelle festività più importanti dell’anno, dal Natale all’ormai tradizionale “Panevin” (il rogo propiziatorio) alla vigilia dell’Epifania.
L’abitazione, con esterno molto esteso, si snoda tra via Palliaga e via Ca’ Vallesina, guardando da una parte verso la chiesa di Santa Caterina e dall’altra verso la Triestina, non distante dall’aeroporto. Mentre i genitori ripercorrono l’incidente ma soprattutto tracciano il profilo di un giovane che stava progettando una vita carica di passioni da coltivare e obbiettivi da raggiungere, i telefoni squillano spesso, perché anche stando distanti, sono sempre assieme.

Difficile capacitarsi dell’accaduto. Michele era pieno di amici, era anche stato fidanzato, seguiva molti interessi in contemporanea. Mamma e papà mostrano le foto di quest’estate quando è salito in vetta sulle Tofane e ha raggiunto altre celebri vette delle Dolomiti. Ma il suo nido caldo era quella tenuta del nonno che amava come sé stesso. È lì che tornava a riposare e lì che aveva voluto invitare gli amici più stretti che, per fortuna, nell’incidente hanno riportato solo qualche escoriazione. Per lui è stato un attimo, fatale. Le forze dell’ordine accorse sul posto hanno redatto verbale e il pubblico ministero ha messo a disposizione la salma autorizzando le esequie. Non ci sono dubbi sull’accaduto.
I Zanardo, così, hanno potuto fissare la data dell’addio, rivolgendosi al duomo, lì dove da bambino Michele ha cominciato a muovere i primi passi. Dopo il rito la salma sarà accompagnata al cimitero di Gaggio di Marcon.