SEDICO - «Abbiamo paura, ora teniamo i nostri amici a quattro zampe in casa». Prima i cani: tra metà agosto e metà settembre 4 esemplari sono stati ritrovati morti e dilaniati nel Bellunese, in episodi per i quali è stata ipotizzata la predazione del lupo: Yoghi a Visome, Estel a Faverga sul Nevegal, Whisky a Cirvoi e Fiocco a Limana. Ora l’allarme riguarda i gatti scomparsi: due sono stati ritrovati senza vita in circostanze da chiarire e una cinquantina sono scomparsi tra Sedico e le zone limitrofe negli ultimi due mesi.
STRAGE SILENZIOSA
Una strage silenziosa che ha finito per alimentare in paese una vera psicosi, accompagnata da ipotesi e, in assenza di prove incontrovertibili, anche da polemiche. C’è chi ritiene che le sparizioni siano da addebitare ai lupi che girano in branco nell’area e chi è convinto che siano troppe per essere riconducibili solo alla fauna selvatica, con ciò sdoganando l’idea che di mezzo ci sia un killer che odia visceralmente i felini. L’Associazione Aidaa per la tutela degli animali e dell’ambiente -attraverso il suo presidente Lorenzo Croce- non a caso ha presentato un esposto in Procura, ha chiesto l’utilizzo di unità cinofile antiveleno e vuole assegnare il caso a un profiler in grado di tracciare un identikit del “mostro”, dando quasi per scontato che dietro le scomparse ci sia la mano dell’uomo. Una visione contestata dal criminalista forense Luigi Bombassei De Bona secondo il quale prima vengono gli strumenti classici dell’indagine. «Bisogna innanzitutto monitorare il territorio ed esaminare le carcasse con analisi veterinarie e, quando possibile, tossicologiche -spiega- Prima di pensare a un profiler parlerei di geographic profiling: incrociare luoghi, date e circostanze per individuare eventuali concentrazioni». In tutto questo il sindaco Christian Roldo lamenta («Ma quale killer, allarmismo inutile») l’eccessivo clamore mediatico della vicenda che ormai domina i palinsesti di talk show, tg e rotocalchi nazionali.
ISTERIA COLLETTIVA
L’unica certezza è che i proprietari di Sedico, ma anche di mezza Valbelluna, tengono i mici in casa: stop alle passeggiate notturne, anche in pieno centro. La paura, in definitiva, è entrata prepotentemente nelle case: dopo settimane di appelli e segnalazioni, molti proprietari non lasciano più uscire i propri gatti, soprattutto dalla sera al mattino. «In paese se ne parla e c’è molta preoccupazione -raccontano da un bar della zona- se dietro alcune sparizioni ci fosse davvero una persona, è comprensibile che qualcuno abbia timore per i propri pet». Un clima che ha cambiato anche le abitudini dei proprietari. «I miei gatti adesso li tengo in casa -racconta Piero- quelli più mansueti potrebbero essere più facili da avvicinare». Una scelta condivisa da altri residenti. «Diverse persone ci hanno raccontato dei gatti scomparsi e sono preoccupate» riferisce l’addetto di un negozio per animali. E un collega aggiunge: «Le richieste sui prodotti per l’igiene degli animali da tenere in casa come sabbie e lettiere sono aumentati a dismisura». In un contesto del genere è soprattutto l’incertezza ad alimentare il timore. A settimane dall’inizio del caso manca ancora una spiegazione. Una prima documentazione è già arrivata ai Carabinieri forestali che stanno portando avanti le loro verifiche. «Quando sono stati ritrovati i resti del gatto della mia amica Rebecca ho iniziato a raccogliere le segnalazioni: ogni giorno comparivano nuovi casi -racconta Arianna, una delle pasionarie che si occupa della faccenda e ha creato gruppi Facebook e Whatsapp- ho aggiornato sempre la mappatura e poi ho consegnato tutto alle forze dell’ordine». Ora bisognerà capire se gli episodi siano collegati o se sotto lo stesso allarme siano finite sparizioni di natura diversa. A questo dovrebbero affiancarsi fototrappole, videosorveglianza e il lavoro sul campo, con la raccolta di informazioni tra residenti e attività commerciali.
PISTE E ACCERTAMENTI
«Non escludiamo alcuna pista -rimarca il presidente di Aidaa Lorenzo Croce- ma un dato ci ha colpito: dopo l’esposto e il clamore mediatico le nuove segnalazioni sembrano diminuite». Le verifiche partono da denunce, ritrovamenti, distribuzione delle sparizioni ed eventuali immagini raccolte sul territorio. Un’indagine in piena regola, dunque. «Stiamo cercando elementi per capire se le scomparse siano riconducibili a predazioni oppure alla mano umana. Al momento non escludiamo nessuna delle due ipotesi e attendiamo gli esiti degli accertamenti» conferma Nicholas Bolzan dei carabinieri forestali. Il giallo non è risolto e la Valbelluna resta in ansia.