Morto Peppino di Capri, sognatore per sempre: la canzone-testamento scritta per raccontarsi

«Son diventato un sognatore, per sentirmi meno solo e per non sapere più quant'anni ho». E, poi: «Mi sono perso tra le stelle e tra amori a buon mercato/ ho toccato il fondo della libertà. C'é chi mi dice che son folle o che sono fortunato perché chi sogna delusioni non ne ha. E vado via, ti lascio sulle labbra una poesia, quel che sarà, per questa vita che importanza ha».

Voglio pensare che sia stata questa l’ultima strofa della canzone. da lui più amata e che più somigliava a Peppino. che l’ha accompagnato negli ultimi istanti della sua vita terrena.

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«Il sognatore» era il motivo che Peppino si portava dentro e cantava da solo come un mantra, dedicandolo poi ai suoi amici più veri. Poche righe e poche note, cantate ogni sera, a ogni concerto, come «Champagne», in cui era racchiusa tutta la sua filosofia.

Ora che Peppino se ne andato per sempre, quella canzone rimarrà, almeno per chi lo ha ben conosciuto, un inno, un invito a rincorrere i propri sogni, senza cedere a compromessi, fischiettando alla ricerca della libertà. Quasi un testamento morale ci ha voluto lasciare Peppino, che sembrava timido, o introverso, a seconda delle occasioni ma che è stato un sognatore, ma anche un lottatore, capace di restare sulla cresta dell’onda a cavallo di due secoli, diventando il beniamino di generazioni diverse. Presentando il twist, lo ska, il primo rock and roll ai ragazzi, riportando al successo le antiche melodie della canzone classica napoletana aprendola ai ritmi americani.

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Giovanissimi, Peppino e Bebé Falconieri, il suo amico batterista, diedero vita ai Capri Boys, raccogliendo successi nei locali notturni della nostra isola, ma la loro fama andò oltre, i Capri Boys divennero più numerosi e cambiarono nome. Il successo dei Rockers li portò lontani da Capri, dove però lui volle aprire un locale tutto suo, lo Splash, in via Quisisana, che divenne il punto di riferimento dei più giovani frequentatori dell’isola. Intanto di Capri diventava una star: i festival di Sanremo e di Napoli, le presenze in tv, i tour all’estero non intaccavano, però, la sua anima da sognatore. Ed anche se il suo lavoro lo portava lontano da Capri, Peppino non lasciava mai la sua, la nostra isola. A Capri si è costruito la sua casa, a Capri i suoi figli sono andati a scuola, a Capri ha coltivato le amicizie più importanti.

Il compleanno nella sua villa caprese era un evento irrinunciabile, qualche settimana fa avevamo persino parlato del prossimo 27 luglio, anche se forse sapevamo entrambi che quella festa non ci sarebbe stata. In quella villa a bordo piscina c’era un pianoforte, il suo pianoforte. Dove si metteva per regalare agli amici i suoi successi, per chiedere agli amici che cosa pensavano dei suoi nuovi brani. Quella casa, d’estate soprattutto, era il rifugio degli amici dei figli di Peppino che snobbavano la folla della piazzetta. Ma era una scusa per ascoltare lui.

Ieri notte si sono spente le luci e i microfoni e Peppino se ne andato per sempre. Anzi no: «E vado via, vi lascio sulle labbra una poesia, quel che sarà, per questa vita che importanza ha. E vado via, là dove il cielo, scende in fondo al mare, che vuoi che sia, se al mondo resto solo un sognatore».

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Quella canzone la ricorda bene anche Edo, Edoardo Faiella, il figlio maggiore di Peppino Di Capri e Giuliana Gagliardi: «E vado via, là dove il cielo scende in fondo al mare, che vuoi che sia se al mondo resto solo un sognatore». «Avevo 5 o 6 anni quando papà inizio a comporre quel brano», racconta. «Me lo ricordo bene, perché per la prima, unica e ultima volta invece di registrare in studio a Napoli, si allestì un mini home studio a Capri. La canzone risuonava per tutta la casa ininterrottamente da mattina a tarda sera. Un incubo, non ne potevo più, la detestavo. Quindi per oltre trent’anni ogni volta che la cantava, io la sentivo passivamente, non la ascoltavo. Fin quando un giorno gli chiesi, delle oltre 500 canzoni che ha inciso in quasi 70 anni di carriera, quale fosse la sua preferita: “Il sognatore” risposte. Da allora, ogni volta che la ascolto, non riesco a non rivederci lui, la sua anima, in quelle parole e quel ritornello dalla melodia malinconica... ora che si è addormentato, il mio augurio è che finalmente possa sognare più forte che mai, in eterno, come la sua musica». Dovremo sognare noi per lui, caro Edo, cara Capri.