Mozioni e polemiche ma zero nuove leggi: un altro Consiglio regionale flop

Un altro Consiglio regionale ricco di polemiche politiche, ma di poca sostanza. Anche il secondo appuntamento post ferie estive si è concluso con una scarsità di provvedimenti approvati, almeno tra quelli che potrebbero, sulla carta, incidere sulla vita dei pugliesi. Non solo: l'Aula è “inciampat”a sull'assenza del numero legale e per un'ora i lavori, iniziati poco dopo le 13, sono stati sospesi. Alle 15.30 circa il rompete le righe definitivo. Insomma, non proprio una faticosa maratona.

Al punto due dell'ordine del giorno era inserito, sino a martedì, la discussione e votazione del disegno di legge per una stretta sugli affitti brevi, norma discussa e attesa, ma durante la riunione dei capigruppo è stato deciso di rinviare ancora una volta. La richiesta sarebbe partita dal centrodestra per via delle diverse assenze legate al lutto che ha colpito, martedì, il capogruppo di Fratelli d'Italia, Paolo Pagliaro, ma la maggioranza non ha fatto certo le barricate. Anche perché nel centrosinistra pare che ci siano ancora da limare alcune posizioni, non ci sarebbe accordo totale sul provvedimento che andrà a incidere, e non poco, sulla gestione e apertura di nuovi B&b e case vacanza.

Per il resto ordinaria amministrazione e nessuna nota rilevante: è stato approvato un debito fuori bilancio per coprire le spese per il ricovero in clinica dello Stallone murgese “Narciso”, di proprietà della Regione Puglia, per un importo di 3.080,40 euro; sempre a maggioranza è stato approvato un altro debito fuori bilancio per un totale di un milione e 137 mila euro per una sentenza nel settore della gestione dei rifiuti che ha visto la Regione essere condannata; è stata approvato l'ok allo slittamento dal 30 settembre al 31 dicembre dei termini di presentazione della Scia o Cia per chi ha un'attività di locazione turistica; ed è stata approvata una modifica alla legge regionale che disciplina l'uso dell'energia da fonti rinnovabili (un tecnicismo).

Poi si è passati alle mozioni, tra queste ha incassato il via libera (con l'astensione del centrodestra) quella presentata dal centrosinistra, prima firmataria la capogruppo del M5S Maria La Ghezza, in merito al disegno di legge Buongiorno che introduce, per la definizione di violenza sessuale, il concetto di “dissenso”. Con la mozione si impegna il presidente della Regione a farsi interprete della volontà del Consiglio regionale e ad attivarsi con il Senato, il Governo e i competenti organi parlamentari affinché venga rivisto l disegno di legge. «Non possiamo tornare indietro di decenni sul tema del consenso», commenta La Ghezza. «Dispiace – aggiunge - che i colleghi del centrodestra si voltino dall’altra parte di fronte ai diritti delle donne pugliesi, ritenendoli un argomento di secondo piano e mascherandosi dietro presunte eccezioni di competenze. Su altre mozioni su temi di rilevanza nazionale il loro voto è stato favorevole, segno che il problema è nel merito, non nel metodo come vogliono far credere. Dalla Puglia arriva un segnale chiaro, che non si accettano passi indietro sui diritti delle donne. Non può essere la vittima a dover dimostrare di aver opposto una resistenza, un rifiuto o una reazione alla violenza».

E su questo tema si sono innescate le polemiche politiche, ad alimentarle il gruppo di Fratelli d'Italia: «Questa legislatura regionale è davvero strana: le commissioni e lo stesso Consiglio finiscono per impiegare ore e ore per parlare di argomenti che non sono di competenza regionale e per i quali, ribadiamo, il centrosinistra potrebbe organizzare giornate di studio o convegni monotematici, ai quali, se invitati, potremmo anche partecipare. Oggi in Consiglio, invece che discutere e tentare di risolvere i problemi che riguardano le liste di attesa, i rifiuti, i trasporti e che interessano direttamente la vita dei pugliesi, abbiamo impiegato il tempo su una mozione che impegna la Regione Puglia a far sentire la voce dei consiglieri regionali a Roma, in modo particolare in Senato, dove si sta discutendo la legge sul consenso. Ora, senza entrare nel merito, con la mozione il Consiglio regionale ha la presunzione di sostituirsi ai parlamentari, considerandoli (indirettamente) incapaci di difendere i diritti delle donne contro un abuso. E ci chiediamo: ma i gruppi regionali pugliesi non hanno collegamenti con i loro parlamentari? Non sono in grado di sollecitarli a fare un’opposizione dura contro il suddetto provvedimento?».

«Quando parliamo di consenso - dichiarano Stefano Minerva, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, e Isabella Lettori, consigliera regionale del Pd - non stiamo discutendo soltanto di un tecnicismo giuridico, stiamo decidendo quale idea di libertà, di autodeterminazione e di rapporto tra le persone vogliamo consegnare alle nuove generazioni. Per noi il punto resta semplice e non può essere indebolito: un rapporto sessuale deve essere fondato su una volontà libera e consapevole. È da qui che bisogna partire».