Minorenni, di buona famiglia, figli di professionisti e stimati lavoratori tra cui poliziotti. È questo l’identikit del branco di ragazzini che sabato notte ha aggredito Roberto T., il 48enne napoletano ricoverato al Cardarelli per i traumi da percosse ricevuti e lo schiacciamento di una gamba, causato dall’investimento di un camion dei rifiuti che lo ha travolto mentre giaceva a terra in piazza Vanvitelli, stordito dalle botte. Tra gli aggressori spuntano due figli di poliziotti e il raid di violenza che ha sconvolto il quartiere Vomero mette ancora una volta in primo piano il tema dell’emergenza che coinvolge sempre di più minori e ragazzi appena maggiorenni, spesso incensurati e provenienti da famiglie agiate di quartieri considerati i salotti buoni di Napoli.
L’episodio di sangue, così come è stato descritto da Imma, moglie di Roberto, che ieri è stato trasferito dal Trauma Center al reparto di Chirurgia plastica, è scoppiato per una lite tra ragazzine degenerata poi nell’assalto del branco contro il padre delle due sorelle aggredite. L’uomo, che aveva raggiunto le figlie di 14 e 16 anni per difenderle, dopo aver parlato con il ragazzo che insieme a due amiche aveva colpito le minori, è stato vittima di un pestaggio che lo ha lasciato tramortito a terra dove è stato travolto dall’autocompattatore.
Il branco
Ricostruire i volti e le storie dei ragazzi coinvolti nel raid di violenza contro il 48enne è stato fin da subito l’elemento centrale delle indagini dei carabinieri di Napoli, coordinati dalla procuratrice per i minorenni Patrizia Imparato. Il lavoro certosino dei carabinieri è stato facilitato dal gran numero di immagini e video intrappolati dagli occhi elettronici della videosorveglianza nella zona e anche dai filmati girati sui social incrociati con le testimonianze raccolte sul posto. Un’attività serrata di controlli e accertamenti su decine di ragazzini presenti nella piazza che, al momento dell’aggressione, era affollata da almeno un centinaio di giovanissimi. Finora tra i protagonisti del raid sono stati identificati una decina di ragazzi, tra cui due figli di poliziotti, quasi tutti minorenni ad eccezione di qualcuno che da poco ha compiuto la maggiore età. La maggior parte degli elementi del branco è residente nel quartiere Vomero o in zone limitrofe, come i Colli Aminei e Rione Alto ma, in ogni caso, piazza Vanvitelli è considerata da tutti loro un luogo abituale di ritrovo.
Le indagini
Le prime indiscrezioni trapelate dai fascicoli dell’indagine ricostruiscono la vicenda sviluppandola in due momenti. La prima parte riguarda la lite che ha visto due ragazzine scagliarsi contro una terza, la 14enne figlia di Roberto, per un fidanzatino conteso. Mentre la seconda parte, su cui sono ancora in corso verifiche e accertamenti dei militari, consiste nell’intervento di un ragazzo in sella a uno scooter, anche lui coinvolto nell’aggressione contro la 14enne e la sorella 16enne arrivata in suo soccorso, seguita dalla reazione del padre della giovane. La dinamica finora accertata descrive la reazione del 48enne, che, dopo avere appreso cosa era successo alla figlia, ha rintracciato l’aggressore nella piazza e, scagliandosi contro di lui, ha innescato la reazione violenta degli amici del giovane. Infine, nel faldone dell’indagine, si legge come tutto questo abbia innescato una vera e propria bomba: un gruppo di ragazzi ha pestato con calci e pugni il 48enne, colpendolo sia prima che dopo l’investimento del camion.
Il sit-in
Il ragazzo, rintracciato dal padre delle sorelle aggredite, sarebbe un esperto in arti marziali e la sua posizione, come quella di tutti gli altri ragazzi identificati e coinvolti nell’aggressione, è al vaglio degli inquirenti. Nessuna famiglia, né i giovani coinvolti, ha in qualche modo fatto arrivare scuse o un messaggio alla famiglia di Roberto, per il quale invece la Rete civica per la Sicurezza dei Minori ha organizzato un presidio di solidarietà sabato dalle ore 16 in piazza Vanvitelli. Il sit-in sostenuto dal deputato Francesco Emilio Borrelli sarà anche l’occasione per lanciare un appello contro la violenza, a cui simbolicamente si unirà il 48enne, ora ricoverato nel reparto di Chirurgia plastica diretto da Carlo Petruccione dopo essere stato assistito al Trauma Center coordinato dal responsabile Alessandro de Masi.