Mentre Leone XIV comincia a muovere i primi passi nella stanza del Gemelli, concelebrando persino una messa in una delle stanze in cui è ricoverato, dall'altra parte dell'oceano cresce il timore che il suo attesissimo ritorno in Perù possa slittare. Il Pontefice americano affronta con buonumore la convalescenza dopo l'intervento al polmone, anche se il calendario dei prossimi impegni internazionali rischia di dover essere rivisto. Il viaggio in Sudamerica, previsto per novembre, si annuncia particolarmente impegnativo, con numerosi spostamenti e alcune tappe ad alta quota. E la prudenza dei medici potrebbe finire per prevalere sul desiderio del Papa di tornare nei luoghi dove ha trascorso gran parte della sua vita missionaria.
L'ammissione
I primi dubbi arrivano proprio da Lima. La presidente peruviana Keiko Fujimori ha ammesso pubblicamente che la durata della convalescenza potrebbe rendere necessaria una modifica del programma. «Aspettiamo qualsiasi comunicato del Vaticano perché capiamo che il suo recupero durerà alcune settimane in più di quelle previste, e che ci potrebbe essere un cambio nel calendario della sua visita». Parole che, pur accompagnate dall'auspicio di una pronta guarigione, introducono per la prima volta l'eventualità di un rinvio. «Speriamo che la visita possa essere realizzata, ma ora l'importante è che il Papa recuperi la sua salute. I lavori preparatori comunque continuano».
Il precedente
Il viaggio dovrebbe cominciare il 6 novembre e comprendere Argentina, Uruguay e Perù, dove Leone XIV è atteso dall'11 al 16 novembre. Un itinerario fitto, che richiede una notevole resistenza fisica anche in condizioni normali. Dopo un intervento chirurgico al polmone, la valutazione dei medici diventa inevitabilmente determinante, soprattutto per gli spostamenti aerei, il ritmo degli incontri e le località situate a quote elevate. A Chiclayo, la diocesi che Prevost ha guidato dal 2015 al 2023, l'apprensione è forte. Il suo ritorno è atteso come quello di un familiare. Da mesi la comunità si prepara ad accoglierlo e la speranza è duplice: che Leone XIV guarisca e che possa mantenere la promessa di tornare tra la sua gente. Ma l'incertezza pesa. Al momento dal Vaticano non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale su eventuali modifiche al viaggio. Un rinvio resta tuttavia una possibilità che potrebbe essere annunciata anche a ridosso della partenza. Non sarebbe del resto una novità. Anche Francesco, per ragioni di salute, dovette far slittare a una visita nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, riuscendo poi a recuperarla in un secondo momento, quando le condizioni fisiche glielo permisero.
Intanto dal decimo piano del Policlinico arrivano segnali incoraggianti. Leone XIV ha già cominciato ad alzarsi dal letto, a camminare nella propria stanza e a seguire le prime sedute di fisioterapia respiratoria. Ha ripreso anche ad alimentarsi regolarmente, consumando la colazione e il pranzo. «Il decorso procede secondo quanto previsto», riferisce una nota vaticana elaborata sulla base delle valutazioni dei medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora. Il direttore della Sala Stampa, Matteo Bruni, ha aggiunto che l'umore del Pontefice «è buono». Già nell'aggiornamento del mattino era stato comunicato che aveva trascorso una notte tranquilla dopo l'operazione.
Le spiegazioni
La comunicazione sanitaria, tuttavia, continua a seguire un percorso centralizzato. Gli aggiornamenti vengono distribuiti dalla Sala Stampa vaticana, sulla base delle informazioni concordate con i medici, senza che finora sia stata annunciata una conferenza stampa dell'équipe chirurgica del Gemelli.
Una modalità che ricorda quella adottata durante le degenze di Francesco e che lascia solo ai comunicati ufficiali il compito di descrivere l'evoluzione del quadro clinico. Un altro elemento è emerso dalle spiegazioni fornite da Bruni ai giornalisti. Prima del ricovero, Leone XIV si era sottoposto a una serie di accertamenti approfonditi: una broncoscopia robotica con biopsia, una Tac toracica con mezzo di contrasto e una Pet. Esami che avevano portato i medici a indicare la necessità dell'intervento. Quando durante l'Angelus il Papa annunciò la presenza di un nodulo circoscritto, disponeva dunque già di un quadro diagnostico molto più approfondito di quello comunicato ai fedeli. La natura maligna della lesione sarebbe stata resa pubblica soltanto dopo l'operazione.
Per il momento, la durata della degenza resta quella inizialmente ipotizzata, «circa una settimana dal momento del ricovero».
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