Nasconde i registratori sotto i vestiti delle figlie per incastrare l'ex marito dopo il divorzio

VENEZIA - Agli atti, assieme alla denuncia della moglie, alle testimonianze delle maestre e ai racconti delle figlie, ci sono anche una serie di registrazioni - praticamente delle intercettazioni ambientali. Solo che il fascicolo in questione non riguarda un caso di corruzione, non si parla di mafia o di terrorismo e le microspie non sono state piazzate dalla Finanza, né dai carabinieri. Quello che era in discussione ieri in tribunale a Venezia era lo strascico (penale) di una separazione estremamente ostile e le trascrizioni arrivano da una coppia di registratori che all’epoca erano stati nascosti addosso alle bambine, assicurati con il nastro adesivo alle loro schiene, sotto i vestiti.

Una soluzione da film hollywoodiano, ma al posto dell’agente veterano sotto copertura c’erano due ragazzine di dieci e dodici anni, che non cercavano di estorcere con l’inganno la posizione di un carico di cocaina ma che invece avevano ricevuto dalla madre l’incarico di ottenere la prova dei comportamenti scorretti del loro stesso padre.
Se le cause di divorzio raramente si risolvono a forza di strette di mano, quella che da otto anni impegna gli uffici giudiziari lagunari rappresenta probabilmente uno degli esempi più particolari di quanto possano precipitare i rapporti tra moglie e marito. Seduti sulle panche opposte dell’aula un professionista 58enne e la sua ex compagna, di cinque anni più giovane di lui; entrambi ancora residenti nel cuore benestante della terraferma veneziana - nel quartiere di Carpenedo, a Mestre - battagliano dal 2018 e, in qualche modo, hanno finito inevitabilmente per coinvolgere nella loro guerra anche le due figlie, oggi maggiorenni ma all’epoca dei fatti neppure 14enni. Ora la separazione è effettiva, ma l’uomo deve ancora rispondere dei reati di abbandono di minore e di abuso dei mezzi di correzione, le ragazze iscritte come parti offese, la ex moglie come parte civile. 


La vicenda processuale, ormai, è innestata sui binari di un confronto aspro, i due contendenti che, attraverso i rispettivi avvocati, insistono su due versioni molto diverse di quanto accadeva tra il 2018 e il 2019. Il matrimonio allora era già una pratica archiviata, nei fatti se non nelle carte, l’uomo e la donna vivevano in due case diverse (anche se distanti poche centinaia di metri) e si rimbalzavano le figlie da un giorno all’altro, dividendosi gli impegni e le loro attenzioni. I capi di imputazione compilati contro il 58enne mettono in fila una serie di episodi che non sconfinano nei maltrattamenti, ma che rappresentano comunque una serie preoccupante: il padre lasciava le figlie da sole a casa, chiudendo a chiave la porta per non tornare prima di un’ora e mezza; in più di un’occasione era arrivato a spingerle e a strattonarle, accusandole di essere maleducate, di non obbedirgli quando dovevano prepararsi per la scuola. E ancora: le ragazzine erano state chiuse in auto, trascinate scalze da casa sulla strada, dimenticate alla scuola di danza, obbligate a percorrere interi tragitti da sole per rientrare dopo la visita da una compagna di classe. Una ricostruzione che ieri era sostenuta in aula dal legale di parte civile Aldo Ghezzo e che è stata ripetuta dai testimoni dell’accusa - maestre e assistenti sociali. Per il difensore del 58enne, l’avvocato Antonio Forza, si tratterebbe invece di situazioni create ad arte dalla ex moglie del suo assistito, che in quel periodo avrebbe istruito le figlie a esasperare il padre: lui le aveva lasciate in auto mentre faceva la spesa, è vero, ma solo perché loro si rifiutavano di scendere; le aveva vestite a forza, sì, perché la madre le aveva convinte a presentarsi tutte le mattine senza calzini, al momento di uscire verso la scuola. E poi i registratori: per avere le prove delle reazioni dell’ex marito la donna aveva nascosto addosso alle bambine dei registratori, legati con lo scotch alle loro schiene. I file audio sono ora nelle mani del giudice, anche se Forza ne ha contestato l’utilizzabilità. Si tornerà in aula a novembre, per ascoltare l’accusato e i suoi testimoni a difesa.