Nieddu, l’esordio è con il suo Villagrande  - L'Unione Sarda.it

La storia.

25 settembre 2026 alle 00:44

Il cervellone elettronico è stato beffardo. Per l’esordio in panchina di Marco Nieddu, esteta del calcio sardo e tra gli attaccanti più letali in circolazione, il calendario propone subito Girasole-Villagrande. Nieddu, che del Girasole (Seconda categoria, girone E) è allenatore-calciatore, sapeva che le avrebbe dovute affrontare tutte, ma di scontrarsi a freddo con il “suo” Villagrande ne avrebbe fatto volentieri a meno. «Eppure me l’aspettavo, un presentimento che avvenisse ce l’avevo». Lo racconta con il sorriso, la punta di 45 anni che, in forza a una squalifica ereditata dallo scorso campionato, non sarà in panchina: «Seguirò la gara dagli spalti», quasi a dire che la panchina, almeno in quei 90 minuti, sarebbe stata scomoda.

Nuova vita

Per uno che ama il calcio come lui e che è legato alle sue origini, queste giornate di vigilia devono avere un gusto speciale. Perché tutto è cominciato a Villagrande, nel campo sterrato che un tempo si chiamava “Bilicoe” prima che l’impianto fosse intitolato a Zazzo Melis, il suo amico scomparso tragicamente nel 2013. Dal suo paese, Marco Nieddu ha spiccato il volo marchiando, soprattutto, la sua carriera con la maglia del Tortolì. Club che ha salutato lo scorso giugno per sposare la causa del Girasole del suo amico presidente Emanuele Matarrelli. Nieddu è in possesso del patentino di allenatore dal 2015, ma continuerà a giocare. Anche perché c’è un record da raggiungere: «In carriera ho segnato 494 gol, me ne mancano 6 per arrivare a 500: spero di segnarli in breve tempo».

Missione risultato

Nel Girasole non ci sarà il figlio Mattia, con il quale nell’ultimo biennio ha condiviso lo spogliatoio di Baunese e Tortolì. La seconda vita calcistica di Marco Nieddu, che di recente si è sottoposto a un intervento per la pulizia del ginocchio ed è in fase di riabilitazione, inizia senza punti di riferimento precisi: «Sto prendendo spunto da tutti gli allenatori che ho avuto. Dai ragazzi non si può pretendere un calcio spettacolare perché comunque siamo in Seconda categoria, quindi l’obiettivo prioritario è il risultato». Con Marco Nieddu il pragmatismo sale al potere: «Abbiamo l’obbligo di divertirci e se non vinci non ti diverti. A me non piace perdere neanche a pari o dispari», chiosa, «figuriamoci in campo».

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