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- Operai morti nel cantiere a Moltrasio mentre cercavano di scaldarsi: il datore di lavoro condannato a pagare una multa
Samir Mohamed Said, 29 anni e Salah Abdelaziz, 25 anni, egiziani irregolari, furono soffocati dal monossido cinque anni fa nel Comasco, in un container all’interno di un cantiere: inflitti 14mila euro di ammenda per le irregolarità

I carabinieri sul cantiere dopo la doppia tragedia

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Moltrasio (Como), 12 settembre 2026 – Samir Mohamed Said, 29 anni e Salah Abdelaziz, 25 anni, operai egiziani irregolari, erano stati trovati senza vita la mattina del 21 settembre 2021, rannicchiati in un container all’interno di un cantiere di Moltrasio, dove avevano trascorso la notte dopo la giornata di lavoro, un cantiere in cui si stavano costruendo tre ville di lusso a picco sul lago, commissionate da un imprenditore russo.
La morte a causa del monossido
Erano senza vita ormai da ore, morti nel sonno soffocati dal monossido di carbonio sprigionato da un braciere improvvisato, fatto con un secchio e qualcosa a cui dare fuoco per scaldarsi. Mentre il Tribunale di Como sta per fissare l’udienza preliminare del processo per le morti colpose dei due operai, ieri si è concluso un altro procedimento relativo alle violazioni riscontrate nel cantiere, a carico di Massimiliano Pizzagalli, 55 anni di Porlezza, accusato di essere il datore di lavoro di fatto della Nur Immobilien, impresa affidataria. Davanti al giudice di Como Alessandra Mariconti, l’imputato è arrivato opponendosi a un decreto penale, deciso a dimostrare la sua estraneità a ogni ruolo di responsabilità.
I motivi della condanna
Ma il giudice ha confermato le accuse, condannandolo a 14mila euro di ammenda. Il controllo nel cantiere era scaturito dagli accessi svolti il giorno del decesso dei due operai, ed erano emerse diverse violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, di natura penale, relative alla prevenzione dei rischi di caduta dall’alto, di scivolamento e di inciampo, di seppellimento dei lavoratori in prossimità degli scavi presenti nel cantiere, di crolli o ribaltamenti di materiali stoccati nell’area di lavoro.
Era inoltre accusato di mancato coordinamento con le imprese subappaltatrici relativamente alle misure di tutela, oltre ad altre contestazioni sempre relative alle misure di sicurezza, e infine di mancanza del piano di sicurezza.
La difesa di Pizzagalli
La difesa di Pizzagalli ha sostenuto che il suo ruolo non fosse quello di datore di lavoro “di fatto”, come emerso dagli accertamenti e dalle testimonianze, ma di semplice dipendente della Nur Immobilien srl, impresa affidataria dei lavori, incaricato di monitorare quanto accadeva e di riferire. Una versione che il giudice non ha ritenuto credibile, accogliendo la richiesta di condanna del pubblico ministero.
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