Papa Leone, la diagnosi tempestiva gli ha salvato la vita. Il professor Facciolo: «Ora va valutata la terapia»

Sono le 19.49 quando la Sala stampa del Vaticano fa sapere che l’intervento di rimozione del nodulo polmonare di Papa Leone si è concluso positivamente. Aggiunge che il Santo Padre è già tornato nella sua stanza del Policlinico Gemelli.

Queste prime parole sono rassicuranti, anche se è sempre consigliabile mantenere un certo grado di prudenza. Alle 22.10, però, viene pubblicato il bollettino medico e lo scenario si fa più articolato perché bisognerà capire se Prevost dovrà affrontare un periodo di terapie e questo dipenderà da ulteriori approfondimenti.

Papa Leone, la diagnosi tempestiva gli ha salvato la vita

Bisogna ripartire dal bollettino del dottor Luigi Carbone e del professor Stefano Margaritora: «Il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all'intervento di chirurgia toracica. Per rendere l'intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita. L'esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori. Il Santo Padre è stato in sala operatoria per circa 3 ore, la durata dell'intervento è stata di circa 90 minuti. L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze. Dopo l'intervento il Papa si è svegliato regolarmente ed è rientrato dopo un breve periodo di osservazione nella sua stanza al decimo piano».

L'équipe chirurgica era guidata dal professor Stefano Margaritora, coadiuvato dalla professoressa Elisa Meacci, dalla dottoressa Maria Teresa Congedo e dal dottor Leonardo Petracca Ciavarella. L'équipe anestesiologica era composta dal professor Massimo Antonelli, dal dottor Giovanni Punzo e dal dottor Giuseppe Bello. Ma cosa significa adenocarcinoma polmonare? Di fatto è un tumore maligno. Il fatto che sia stato individuato così presto e che si sia intervenuti in tempi rapidi ha evitato conseguenze peggiori.

Il parere

Il professor Francesco Facciolo, per molti anni direttore dell'Unità Operativa Complessa di Chirurgia Toracica dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e attualmente presidente della Fondazione della Società Italiana di Chirurgia Toracica, osserva: «Se il paziente viene rimandato in camera subito dopo l’intervento chirurgico, emergono due dati fondamentali. Il primo: durante l'operazione Papa Leone è stato sempre bene, non ci sono stati problemi o complicazioni.

Tutte le attività erano perfettamente tranquille. Secondo punto da non sottovalutare: anche il risveglio è stato ottimo». Come sempre succede in questi casi, quando era stata diffusa la notizia che l’intervento era stato concluso e che Papa Leone era già stato trasferito in stanza, qualche dubbio era serpeggiato, ipotizzando che fosse stata diffusa una versione edulcorata, visto che nei giorni precedenti era stato ipotizzato il ricorso alla terapia intensiva. Ma diverse fonti di primo piano confermano che davvero il Santo Padre non ha avuto necessità, al termine dell’operazione, di affrontare un periodo in terapia intensiva.

Gli scenari

Ora però resta da capire se Papa Leone dovrà essere sottoposto ad altre terapie. Spiega il professor Facciolo: «Essendo un tumore di piccole dimensioni e totalmente asintomatico, la diagnosi è avvenuta precocemente grazie a controlli medici routinari, fattore che ha permesso di intercettarlo prima che potesse evolvere in stadi più avanzati». E questo è un messaggio che vale per tutti: i controlli sono sempre la forma migliore di prevenzione.

Ma c’è altro, spiega il professor Facciolo: «La lobectomia inferiore destra assicura una vita normale al Santo Padre. Tuttavia, sarà necessario procedere con cautela analizzando l'esame istologico definitivo del tumore e di tutti i linfonodi, oltre a valutare il profilo molecolare della neoplasia. Nel caso in cui l'esame dovesse evidenziare il coinvolgimento di uno o più linfonodi, il percorso terapeutico successivo potrebbe prevedere trattamenti medici nel post-operatorio, i cui dettagli specifici saranno definiti nei prossimi giorni». In linea teorica potrebbero essere necessarie chemioterapia, immunoterapia o terapia biologica, ma al momento è prematuro. E comunque i medici non hanno parlato di chemioterapia.

Conclude il professor Facciolo: «Anche la durata relativamente breve dell’intervento fa ritenere che sia andato tutto bene. Si è intervenuti in videotoracoscopia». Osserva Edoardo Mercadante, direttore dell'Unità operativa complessa di Chirurgia toracica del Regina Elena: «Le prossime 24-48 ore saranno ora le più delicate per stabilire il decorso, ma i primi elementi del bollettino diffuso dopo l'operazione indicano che l'intervento chirurgico è andato bene e si può ipotizzare una rapida ripresa».

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