Nei prossimi giorni, quando saranno a disposizione i risultati definitivi della biopsia sulla massa asportata e sui linfonodi, i medici del Gemelli potranno decidere se sarà necessario sottoporre il Santo Padre a delle terapie. Gli scenari di fatto sono 3: si conferma che il tumore ha dimensioni limitate e non ha raggiunto i linfonodi, a quel punto sarà sufficiente tenere sotto controllo Papa Leone periodicamente; emerge che l’adenocarcinoma rimosso presenta una mutazione e se ha assunto dimensioni maggiori allora riceverà farmaci biologici specifici con l’obiettivo di evitare la recidiva; infine, nell’ipotesi meno favorevole, ma anche meno probabile, è possibile che si proceda con una terapia che consiste in quattro cicli di chemioterapia e a seguire l’immunoterapia, che è meno debilitante.
VALUTAZIONI
Spiega il professor Francesco Cognetti, docente di Oncologia all’UniCamillus di Roma: «Al momento non conosciamo le dimensioni dell’adenocarcinoma, che comunque è un dato significativo. Al Gemelli stanno svolgendo anche la valutazione molecolare. Un terzo degli adenocarcinomi ha mutazioni molecolari, per le quali negli ultimi anni sono stati sviluppati farmaci molto attivi che possono prevenire la recidiva». In termini generali, in pazienti con tumori ai polmoni quando l’adenocarcinoma è piccolo e non c’è estensione ai linfonodi non sono necessarie altre terapie, se ha dimensioni maggiori, anche attorno ai 4 centimetri, si può ricorrere a sola immunoterapia, in caso di dimensioni più elevate, che non sembra il caso del Santo Padre, viene somministrata la chemioterapia seguita da immunoterapia. Non è stato ufficializzato, ma emerge che comunque le dimensioni dell’adenocarcinoma rimosso durante l’intervento al polmone del Santo Padre non sarebbero grandi. Resta però un’incognita: serviranno 10-15 giorni per saperlo, ma cosa si farà se dagli esami in corso dovesse emergere anche un’estensione ai linfonodi? Osserva il professor Cognetti: «In caso di mutazione, come detto, si ricorre ai farmaci biologici specifici che hanno scarsi effetti collaterali. Se poi dovesse emergere che anche i linfonodi sono positivi, sempre in mancanza di mutazione, non si può escludere, se possibile, di ricorrere alla chemioterapia seguita dall’immunoterapia. Sono farmaci che intervengono favorendo la reazione immune dell’organismo nei confronti del tumore. Si tratta di una terapia abbastanza ben tollerata, con effetti collaterali diversi e minori rispetto alla chemioterapia. Ma stiamo andando troppo avanti, è presto per ipotizzare questo scenario. Al momento, lo scenario più probabile è che il Santo Padre non abbia bisogno di fare nulla perché l’incidenza di recidive in pazienti con tumori polmonari primitivi piccoli e senza metastasi linfonodali è molto bassa». C’è una domanda che in molti si stanno facendo tenendo conto anche della volontà del Santo Padre: davvero il 6 novembre potrà affrontare il viaggio in Sud America? Cognetti è ottimista: «L’unico problema che comporta il viaggio è la vicinanza con l’intervento. Questo è però un giudizio che spetta ai medici curanti».
IPOTESI
C’è un altro punto di osservazione che s’integra con quello dell’oncologo e interessa la chirurgia toracica. Osserva il professor Francesco Facciolo, già direttore dell'Unità Operativa Complessa di Chirurgia Toracica dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma e attualmente presidente della Fondazione della Società Italiana di Chirurgia Toracica (SICT): «Sulla base degli esami che erano stati fatti prima dell’intervento e che hanno poi convinto i medici a operare, possiamo ritenere che siano basse le probabilità che l’adenocarcinoma coinvolga anche i linfonodi. Se è stato operato è perché probabilmente i dati pre-operatori hanno dimostrato che i linfonodi mediastinici erano indenni. Questo premesso, è giusto adesso analizzare con un esame istologico definitivo per avere la conferma del non coinvolgimento dei linfonodi mediastinici». La sala stampa del Vaticano ha confermato che, prima dell’intervento, Papa Leone era stato sottoposto a una broncoscopia robotica con biopsia, una Tac toracica con contrasto e una Pet. Prosegue Facciolo: «In parole semplici: gli indicatori pre-intervento hanno evidenziato i linfonodi mediastinici liberi da malattia. Ora ai medici serve un’ulteriore conferma dall’esame istologico definitivo». Sintesi finale: il Papa sta meglio, è in buona forma, è di umore buono, ha celebrato la messa, i segnali sono incoraggianti, ma per avere certezza su eventuali terapie bisognerà attendere l’esito della biopsia. In linea di massima con i dati oggi in possesso non si può escludere un trattamento sistemico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA