Pd-M5S-Avs, da venerdì il cantiere: accordo tra leader nelle chat. E tra i centristi prime prove di unità

ROMA L'input è partito dalla «Chat costituzionale» che riunisce Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: da venerdì al via la «riflessione» sul programma. Il dove e il come, giurano i diretti interessati, restano ancora da stabilire. Non si tratterà, dunque, di un confronto nel merito - «le grandi questioni irrisolte come l'Ucraina non verranno affrontate» - ma piuttosto di un faccia a faccia per «decidere come procedere».

I leader del centrosinistra non saranno i soli a darsi da fare: negli stessi giorni («se non prima», auspica qualcuno) è atteso un primo incontro tra le forze fuori dal campo largo, che mirano a dare un contributo all'alleanza progressista alle prossime elezioni.

Di questo ha parlato Ernesto Maria Ruffini, leader di Più Uno, nelle ultime chiamate avute, nei panni del pontiere, con gli altri leader d'area: da Alessandro Onorato a Matteo Renzi, passando per Riccardo Magi, fino a Bruno Tabacci, Vincenzo Spadafora ed Enzo Maraio.

L'ex numero uno dell'Agenzia delle Entrate non fa mistero in pubblico di questo «invito a incontrarsi», senza specificare, tuttavia, che il tavolo "centrista" potrebbe concretizzarsi prima del previsto: «Proviamo a trovare una sintesi programmatica tra di noi e vedere se riusciamo a offrire una visione unitaria al tavolo del programma».

L'obiettivo finale, ben più complicato, è «immaginare di avere una candidatura unitaria alle primarie», riflesso di una lista unitaria. Tra i nodi da sciogliere, in questa prospettiva, non ci sarebbe solo l'eventuale nome da presentare ai gazebo, ma anche la possibilità di indicare un profilo nel ruolo di segretario della federazione.

Uno sdoppiamento dei ruoli che, secondo alcune anime centriste, rappresenta una delle opzioni sul tavolo, oltre all'ipotesi della semplice alleanza elettorale. Se c'è una cosa che sembra metter d'accordo tutti è che le primarie a due, tesi avanzata da Dario Franceschini, non s'hanno da fare.

Dopo Onorato e Ruffini, lo ribadisce senza giri di parole anche il segretario di Più Europa: «Per me si sarebbero potute e dovute evitare saggiamente, ma se si vogliono fare non capisco perché a due».

Intanto, da superare c'è il vincolo della raccolta firme, innalzato dalla nuova legge elettorale.

Oggi l'ufficio di presidenza della Camera dovrà decidere sulla richiesta di costituzione in Parlamento del gruppo "Più-Europa- Centro democratico", messo in piedi proprio da Riccardo Magi e Bruno Tabacci (sponsor di Più Uno), insieme con Benedetto Della Vedova, Luca Pastorino e Aboubakar Soumahoro.

In caso di via libera, il nuovo gruppo potrebbe puntare a richiedere l'esenzione dalla raccolta firme facendo ricorso contro la norma dello Stabilicum che prescrive questa scorciatoia solo per i gruppi nati entro la data del 31 dicembre 2025.

Un percorso diverso rispetto a quello delle forze che, per il momento, si sono organizzate in componenti del gruppo Misto, contando su prestiti di parlamentari per beneficiare almeno di uno "sconto" nelle sottoscrizioni da acquisire.

È il caso del Partito socialista oggi in asse con Progetto civico (a cui Conte ha "prestato" il pentastellato Luigi Nave), ma anche della componente di Rifondazione comunista, creata grazie al prestito del senatore dem Andrea Crisanti.

Il caso Acerbo

Un passaggio, quest'ultimo, sicuramente più tribolato, complici le dichiarazioni rese sui social dal segretario di Rifondazione, Maurizio Acerbo: «Inneggiare al 7 ottobre non è un reato. C'è chi inneggia a Israele e chi inneggia a Hamas. In una democrazia è assolutamente lecito».

Benzina sul fuoco per il centrodestra, che ha subito chiesto a Elly Schlein di prendere posizione, ma anche per la minoranza dem: «Gli abbiamo pure prestato un senatore a questo fenomeno», la sferzata di Filippo Sensi, a cui è seguita la replica al vetriolo di Acerbo, che ha bollato Sensi come un politico «difficilmente ricollegabile alla sinistra».

Tra i due litiganti si è fatta sentire anche un'altra dem, Sandra Zampa, «allibita» per il fatto che, a soli due giorni dal prestito, Acerbo «si sia permesso di rivolgersi» così a un «militante della prima ora» del Pd.

I riformisti, va detto, non sono stati gli unici a prendere le distanze. Basti guardare alle parole di un big del partito come Andrea Orlando, convinto che «non si possa esaltare Hamas».

E poi ai paletti posti da Italia viva («Hamas è un'organizzazione terroristica, basta ambiguità») e alle critiche di Azione («non siete meglio di chi sostiene Casapound»).

Fatto sta che nel giorno della presentazione in 25 tribunali dei ricorsi contro la legge elettorale, l'escamotage usato per bypassare l'ostacolo delle firme sembra essersi già trasformato - almeno per il Pd - in un boomerang.

Valentina Pigliautile

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