Venticinque anni sono parecchi per un premio musicale. Il tempo sufficiente perché l’artista a cui è intitolato diventi una fotografia e le canzoni materiale da celebrazione. A Carosone è andata diversamente. Scomparso nel 2001, continua a farsi suonare, smontare, contaminare. E il Premio che porta il suo nome, mercoledì sera all'Arena Flegrea piena, sotto uno spicchio di luna, prova a stare dalla stessa parte.
Premio Carosone, ciclone di energia all’Arena Flegrea nel nome di Renato, James Senese e Peppino di Capri
Il dj Roberto Funaro comincia a mescolare le carte prima ancora del concerto, anticipando il senso della serata. Federico Vacalebre, ideatore e direttore artistico, quest’anno affiancare a Carosone Peppino Di Capri e James Senese, altri due «americani di Napoli» recentemente andati via, allargando il racconto della kermesse prodotta da Teta Pitteri e sostenuta dalla Regione attraverso Scabec. Carosone fa entrare ironia, jazz, swing e America nella canzone napoletana senza farla diventare americana. Di Capri fa qualcosa di simile con rock'n'roll e twist e ska, Senese sposta tutto verso jazz, funk e neapolitan power. Poi arriva Pino Daniele. Nessuno copia: tutti guardano oltre il golfo per tornare a Napoli con un suono nuovo.
È su questo terreno che la «Piedigrotta postmoderna» annunciata da Vacalebre trova il suo senso, senza soggezione per i repertori. Gnut prende «E mo' e mo'», con Alessandro D'Alessandro, e la spoglia fino all'osso: solo chitarra, voce e fisarmonica. Andrea Sannino lavora sulla trasformazione: «'A signora», inedito di Carosone uscito dal cassetto grazie alla sua voce, ne tira fuori il lato istrionico; subito dopo «Un grande amore e niente più» diventa intima, trattenuta. È lo stesso interprete, ma sembra quasi un altro. Se Sannino cambia registro, Monica Sarnelli modifica il peso della memoria. Con Peppino Di Capri ha condiviso anni di musica come corista e «Frennesia», spostata su una strada reggae, acquista un'altra forza quando entra la voce registrata di Peppino e diventa un duetto a distanza. L’emozione c'è, ma l'arrangiamento evita la cartolina commemorativa. Altrove il repertorio è cercato nelle pieghe meno scontate: i Fitness Forever scelgono il Peppino di «Ischia» e «Birimbì birimbà», mentre i PS5 di Pietro Santangelo attraversano James Senese da «Campagna» a «Jesc'Allah». Enzo Gragnaniello porta il proprio timbro dentro «T'aspetto 'e nove» e «Signo' dint'a sta chiesa»; Walter Ricci gioca con «Let's twist again», Stefano Palatresi recupera «Ma che ne sai se non hai fatto il pianobar» e «'O suspiro». Canzoni e interpreti diversi, uniti dalla libertà di non trattare il repertorio come intoccabile.
A riportare l'attenzione su chi le canzoni le scrive è, paradossalmente, un'assenza. Claudio Mattone sul palco non arriva: durante il viaggio da Roma una piccola indisposizione lo costringe a tornare indietro. In scena arriva però tutto il cast di «C'era una volta... Scugnizzi», terza edizione, e l'imprevisto dà più senso al premio destinato a Mattone. Il compito di aprire la serata ma anche un'altra pagina rimasta nel cassetto tocca ad Alessandra Tumolillo: «Tiene n'mano», inedito giovanile di Pino Daniele recuperato grazie al docufilm «Pino» di Francesco Lettieri e dello stesso Vacalebre.
Lorenzo Hengeller preferisce giocare con ciò che conosciamo e nel medley lascia che «Il sognatore» incontri «Ritornerai» di Bruno Lauzi. Più che omaggi, deviazioni. La band diretta da Gigi De Rienzo (basso), con Carlo Fimiani (chitarra), Jerry Popolo (sax), Claudio Romano (batteria) e Pino Tafuto (piano e tastiere), tiene insieme i continui cambi di repertorio e di registro. Alla conduzione Noemi Gherrero, Maria Elena Fabi e Gianni Simioli. Il gioco delle riletture porta al clamoroso finale, inedito come la gran parte dei numeri proposti, creati apposta per la serata. I pianoforti diventano tre: Gigi D'Alessio raggiunge Hengeller e Walter Ricci, sei mani e tre percorsi diversi davanti allo stesso strumento, da «Caravan petrol» a, naturalmente, «Tu vuo’ fa l’americano».
Nato nel 2002 per «rilanciare, diffondere, vivificare» il repertorio di Carosone, ventiquattro anni dopo il Premio può permettersi soprattutto l'ultimo verbo: vivificarlo, senza imbalsamarlo. La serata sarà trasmessa da Canale 21 mercoledì 14 ottobre alle 23.30, con replica sabato 17 ottobre alle 12.