Fatti
16 ottobre 2026 • 14:10


Il Media Freedom Rapid Response ha manifestato preoccupazione per il procedimento penale, avviato su impulso del ministro Crosetto, a carico di Tizian e Vergine, accusati di concorso ad accesso abusivo a un sistema informatico e di rivelazione di segreti d’ufficio. «Deterioramento della libertà dei media in Italia»
La Federazione europea dei giornalisti, Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa e l’Mfrr, il Media Freedom Rapid Response, esprimono preoccupazione per il procedimento penale a carico dei giornalisti di Domani Giovanni Tizian e Stefano Vergine. Il processo «solleva una serie di preoccupazioni in merito alla tutela delle fonti giornalistiche e rischia di creare un pericoloso precedente per il giornalismo d’inchiesta nell’interesse pubblico», si legge.
I giornalisti di Domani sono accusati di concorso ad accesso abusivo a un sistema informatico e di rivelazione di segreti d’ufficio. Un procedimento avviato su impulso del ministro della Difesa Guido Crosetto, che – poco dopo la sua nomina nel 2022 – aveva annunciato di aver incaricato uno studio legale di intraprendere un’azione legale contro il nostro quotidiano. Al centro, un’inchiesta sui potenziali conflitti di interessi del ministro legati all’industria delle armi. Il ministro non ha sporto querela ma ha presentato un esposto in procura, spingendola ad aprire un’indagine preliminare.


La libertà di stampa
Il consorzio Media Freedom Rapid Response (che traccia, monitora e risponde alle violazioni della libertà di stampa e dei media negli Stati membri dell’Ue e nei paesi candidati) sta da tempo esprimendo preoccupazione per la libertà di stampa in Italia, che negli ultimi anni sta subendo «un deterioramento», come testimonia il monitoraggio fatto durante le missioni di advocacy a Roma nel 2024 e nel 2026. Mfrr ricorda i diversi attacchi subiti dalla redazione di Domani: da attacchi verbali da parte di esponenti politici, a minacce di violenza fisica da parte di organizzazioni criminali, o ancora ripetute azioni legali intimidatorie.
Uno dei pilastri della libertà di stampa è appunto la tutela delle fonti, una garanzia che è assicurata dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – che include il «il diritto dei giornalisti di divulgare informazioni su questioni di interesse generale, purché agiscano in buona fede e su una base fattuale accurata» – e più volte ribadita dalla Corte Edu.
Le organizzazioni firmatarie – di cui fanno parte anche Free Press Unlimited, International Press Institute e European Centre for Press and Media Freedom – richiamano le autorità italiane a rispettare gli impegni presi, come la Raccomandazione numero 7 del Consiglio d’Europa, che garantisce la protezione delle fonti giornalistiche come «condizione fondamentale per il lavoro giornalistico e la libertà dei media». «È essenziale – concludono – per garantire un’informazione libera e indipendente, per il pluralismo mediatico e, di conseguenza, per il buon funzionamento di una società democratica».


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