FELTRE (BELLUNO) - Sono molti i cittadini e le cittadine che hanno giudicato sgradevole, offensivo e violento il messaggio pubblicitario che da tempo appare e scompare sulla vetrina di un negozio di via XXXI Ottobre a Feltre in cui le donne diventano sono vittime di un gioco di parole a dir poco volgare.
Ma la violenza sulle donne, che spesso ha come esito il femminicidio, non è un gioco. Ma un problema di fronte al quale nessuno può girarsi dall’altra parte. Ecco la frase carica di ambiguità ed allusioni stampata in caratteri rosa: “Che tu ce l’abbia larga, che tu ce l’abbia stretta, qui troverai una montatura perfetta” su un pannello che copre la parte bassa della vetrina. Una condizione, si evince sempre dal cartello, che tutto ciò consentirà di avere il 50% di sconto sugli acquisti di occhiali.
Appena conosciuta la situazione, l’associazione Bellunodonna ha deciso di intervenire sul caso attraverso la voce della sua vicepresidente Fiorella Bristot.
«Come associazione che da anni si occupa di contrasto alla violenza di genere e di sostegno alle donne che la subiscono, ci ha particolarmente indignato la pubblicità comparsa nella vetrina di un ottico della città di Feltre. Una pubblicità può anche essere ironica, provocatoria, persino irriverente. Ma se, per promuovere un prodotto si usano espressioni volgari che sessualizzano e oggettivano il corpo femminile, non è più un semplice problema di buongusto. È una questione culturale».
Il corpo come oggetto
Una riflessione, quella della vicepresidente Bristot, che spiega così il fatto che si tratti di un tema che coinvolge la cultura nella quale siamo immersi: «L'oggettivazione sessuale non è un fenomeno innocuo. Quando il corpo delle donne, in modo del tutto arbitrario, viene usato come strumento per attirare l'attenzione, suscitare una reazione o vendere qualcosa, si rafforza l'idea che quel corpo sia disponibile allo sguardo, al commento, al giudizio e all'uso. La persona scompare e rimane il corpo».
Ancora: «Una pubblicità sessista non è, da sola, la causa diretta della violenza. Ma la cultura e le rappresentazioni sociali hanno un ruolo chiave nella costruzione degli stereotipi di genere. La ripetizione e la banalizzazione di immagini e linguaggi che presentano le donne come oggetti sessuali contribuiscono a rendere familiari e accettabili disuguaglianze, stereotipi e una concezione del corpo femminile come qualcosa di cui poter disporre. Chi lavora in un Centro Antiviolenza sa bene quanto siano profonde le radici culturali di questa realtà. Per questo non pensiamo che ciò che viene presentato come una semplice battuta si possa separare dal contesto nel quale viene pronunciata, ripetuta e normalizzata». Fatto sta che ieri la pubblicità non era in vetrina. Forse anche perché alla casella di posta elettronica del Comune di Feltre sono arrivate molte mail di protesta.