Cinque a due. Resterà alla guida della tv di San Marino, Roberto Sergio. L'ha deciso ieri il consiglio di amministrazione della Rai, con un voto che ha scompaginato gli equilibri di viale Mazzini e spaccato il fronte dei consiglieri di maggioranza. A favore dell'ex direttore generale ed ex amministratore delegato della tv pubblica infatti si sono schierati non soltanto i consiglieri di opposizione, Alessandro Di Majo e Roberto Natale, e il rappresentante dei dipendenti Davide Di Pietro, ma anche l'ad Giampaolo Rossi e la consigliera in quota FdI Federica Frangi. Contro, invece, hanno votato il presidente facente funzioni Antonio Marano e Simona Agnes (in quota Forza Italia). Uno scenario pressoché inedito, negli ultimi due anni.
La vicenda comincia con la decisione di Sergio di lasciare l'azienda a partire dallo scorso 30 settembre rinunciando al posto da dg che ricopriva dal 2024 dopo essere stato a capo di Radio Rai e poi per un anno e mezzo amministratore delegato. L'intenzione di Sergio, però, era quella di mantenere il timone di Rtv San Marino, incarico che aveva assommato a quello di direttore dopo l'addio di Andrea Vianello due anni fa. Una possibilità preclusa, secondo alcuni, dal fatto che Sergio avrebbe beneficiato degli incentivi offerti dall'azienda per l'uscita anticipata rispetto al pensionamento, previsto soltanto per giugno 2027. E dunque, stando a una delibera del 2010, non avrebbe potuto continuare a collaborare con la Rai.
Così la questione è finita sul tavolo del cda. Che però, con una maggioranza alternativa a quella usuale, ha dato il via libera all'ex dg: potrà continuare a guidare la tv di San Marino fino al termine dell'attuale consiliatura Rai. Quindi, potenzialmente, per un altro anno, visto che tutto dipende dall'approvazione della riforma della governance della tv di Stato: se non dovesse andare in porto entro fine legislatura, si dovrebbe aspettare che il prossimo parlamento nomini il nuovo cda. Semaforo verde perché, secondo i consiglieri che hanno votato a favore, l'incarico di Sergio non è con la Rai ma con Rtv San Marino, partecipata al 50% da viale Mazzini e al 50% dal piccolo Stato del Titano, ed è a titolo gratuito.
Le ruggini
Perché allora questa spaccatura? Non per lanciare un candidato alternativo alla guida della piccola rete televisiva sanmarinese, pare di capire. Quanto piuttosto per via di ruggini pregresse interne al cda. Molti ricordano ancora gli stracci volati nei mesi scorsi in consiglio tra il presidente facente funzioni Marano (in quota Lega) e Sergio, con il primo che avrebbe criticato il piano immobiliare e il documento di bilancio illustrati dal numero due e l'altro che gli avrebbe risposto a male parole. Innescando così una lite descritta come «furibonda», dopo la quale Marano avrebbe chiesto (e ottenuto) che il dg non partecipasse più alle riunioni del cda, se non per le questioni di sua stretta competenza. Con Agnes invece lo scontro riguarderebbe sì in prima battuta una idea diversa di interesse aziendale. Ma secondo qualcuno anche la partita per la presidenza della Rai. E le voci che avrebbero voluto Sergio in corsa per il posto che la consigliera non è riuscita a ottenere e lei nel ruolo di direttrice generale: manovra che Agnes avrebbe percepito come orchestrata alle sue spalle.
Il clima, insomma, non è dei migliori a via Severo, la nuova sede degli uffici della tv pubblica. Come testimonia anche un altro scontro andato in scena nella riunione di ieri, in questo caso con i consiglieri di opposizione su un fronte e quelli di maggioranza sull'altro: la richiesta, avanzata di nuovo da Di Majo, Di Pietro e Natale, di acquisire «un quadro dei contratti e dei compensi riconosciuti a conduttori e autori per la stagione televisiva in corso», compresi gli esterni. Domanda a cui l'ad Rossi, basandosi su un parere della Direzione Affari Legali e Societari, ha risposto picche. E così i membri di minoranza vanno all'attacco: «Riteniamo questa impostazione lesiva delle prerogative del Consiglio di amministrazione. Non si può pretendere che i consiglieri rispondano pienamente delle proprie responsabilità senza metterli nelle condizioni di esercitarle».
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