Ranucci perde il ricorso, non tornerà a Report. «Frattura con la quasi totalità dei membri della redazione»

«Non una mera momentanea frizione, ma una profonda frattura venutasi a creare tra la quasi totalità dei membri della redazione e Sigrido Ranucci». È questo il nodo centrale della decisione del giudice del Lavoro che ha respinto il ricorso urgente di reintegro del conduttore di Report alla guida della trasmissione. Il giudice sottolinea come non si possa negare «l'intento di condizionamento dei vertici Rai perseguito da alti esponenti di governo», con «impropri proclami ostracisti», tuttavia ritiene che, visto il clima interno a Report, la «riorganizzazione aziendale» fosse opportuna.

Non sono state solo le testimonianze dei vertici Rai a dipingere il disagio della redazione, quanto le dichiarazioni dello stesso Ranucci in aula e, soprattutto, la corrispondenza tra l'autore e la sua squadra, email delle quali il conduttore, che manda un messaggio definito dal giudice «sprezzante» aveva chiesto l'inutilizzabilità. Ranucci commenta: «Rispetto la sentenza e la accetto serenamente».

La sentenza

Le interferenze politiche da sole non avrebbero motivato la decisione della Rai, quanto piuttosto «quella grave crisi all'interno della redazione del programma, che non poteva non trovare una soluzione da parte della datrice di lavoro». Il provvedimento spiega che almeno in questa fase «tenuto conto dei tempi ristretti imposti da un'istruttoria necessariamente sommaria», sono state piuttosto le vicende legate al caso dell'attentato emerse man mano sugli organi di stampa, ad avere creato nella redazione un clima di tensione che incideva sul proficuo operare della stessa.

La politica

Si legge nel provvedimento: le «esternazioni caratterizzate da richieste più o meno velate ma comunque dal tono imperativo di rimozione di Ranucci operate da rappresentanti di alte cariche di governo, conferma le pressioni esercitate sui vertici della Rai dalla maggioranza tramite organi di stampa. Negare la rilevanza istituzionale e l'intento di condizionamento dei vertici Rai perseguito da alti esponenti di governo con tali dichiarazioni, come tenta la difesa dell'azienda equivale, ad avviso dell'Ufficio, a inammissibile disconoscimento della responsabilità e della consapevolezza del ruolo istituzionale rivestito che dovrebbe caratterizzare ogni alto rappresentante di governo quando rilascia pubbliche dichiarazioni». Ma a parere del giudice non è tutto.

Tanto che cita anche gli interventi di Michele Santoro e Roberto Saviano, certamente «non tacciabile di inimicizia preconcetta o ostilità ideologica» che pure hanno preso una posizione netta sull'amicizia tra il conduttore di Report e Valter Lavitola. Conclude il giudice: «Occorre quindi dare atto come anche da parte di esponenti dello stesso ordine giornalistico, non tacciabili di orientamento filogovernativo, fosse stata data rilevanza alla problematica afferente la conduzione di Report per diversi ordini di ragioni: temuta sterilizzazione del vaglio di attendibilità della fonte per ragioni amicali, mancata presa di distanza dall'amico reo confesso, situazione di imbarazzo a cui aveva esposto i membri della redazione».

L'email

Il 21 luglio Ranucci aveva avuto un incontro con il suo gruppo sollecitando proposte. Ma quando riceve un'email con un'ipotesi di riorganizzazione interna votata da 47 voti su 49 presenti, non risponde. Il piano suggerito prevedeva la nomina di due coautori e l'istituzione di coordinamento della redazione, con il compito di facilitare e ottimizzare il funzionamento della macchina redazionale per agevolare lo scambio di informazioni, la pianificazione dei servizi e la reciproca collaborazione. «Una semplice proposta, formulata democraticamente».

La risposta è lunga e durissima e si conclude: «Se qualcuno pensa di potermi puntare una pistola alla tempia approfittando di questo momento di attacchi vergognosi, sbaglia di grosso». Il giudice stigmatizza: «Non si può non evidenziare come i toni sprezzanti quanto categorici, le velate accuse di tradimento ad opera di alcuni e di volontà carrieristiche di altri, siano tutti fattori idonei a far emergere non una mera momentanea frizione, ma una profonda frattura venutasi a creare tra la quasi totalità dei membri della redazione in assemblea e Ranucci, preoccupati i primi di salvare la trasmissione e il secondo di mantenere il proprio ruolo di unico autore all'interno di questa».

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